L’algoritmo al servizio dell’uomo: la Santa Sede detta all’Onu le regole dell’Intelligenza Artificiale

Una Dichiarazione della Missione Permanente di Osservazione della Santa Sede durante un incontro all'Onu (foto d'archivio @vaticannews)

Nel solco della “Magnifica humanitas” di Papa Leone XIV, la delegazione vaticana all’ECOSOC ammonisce: l’efficienza non diventi pretesto per calpestare la dignità e accentuare le disuguaglianze mondiali.


NEW YORK. – «La vera misura del progresso non risiederà nel grado di sofisticazione delle tecnologie emergenti, ma nel fatto che esse siano o meno poste al servizio della persona umana e del bene comune». Con queste parole, pronunciate presso la sede Onu di New York, la Missione dell’Osservatore Permanente della Santa Sede ha tracciato una linea di demarcazione netta nel dibattito sul futuro dell’innovazione tecnologica.

L’intervento è avvenuto in un contesto di cruciale rilevanza internazionale: l’incontro del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC) dedicato al tema «Fare meglio: accelerare un’azione urgente e trasformativa per conseguire gli Obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030». Di fronte a una platea di diplomatici e rappresentanti globali, la delegazione vaticana ha voluto ricordare che l’efficienza non può mai essere disgiunta dall’etica, ponendo l’intelligenza artificiale (IA) davanti al tribunale inderogabile della dignità umana.

La bussola dell’umanesimo tecnologico: la “Magnifica humanitas”

La posizione espressa al Palazzo di Vetro non nasce dal nulla, ma affonda le sue radici nella recente e storica enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica humanitas, firmata il 15 maggio 2026. Il documento rappresenta il primo testo organico del magistero pontificio interamente dedicato alla custodia dell’uomo nel tempo degli algoritmi e dell’automazione.

Citando la visione del Pontefice, gli osservatori vaticani hanno riconosciuto che l’intelligenza artificiale possiede indubbiamente un enorme potenziale per accelerare i progressi verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs), compresi quelli attualmente sotto esame quest’anno. Tuttavia, l’entusiasmo per le straordinarie capacità di calcolo ed elaborazione dati non deve tradursi in un’accettazione cieca o incondizionata.

Se la tecnologia dovesse compromettere la centralità della persona, hanno ammonito i delegati d’oltretevere, essa non sarebbe – per quanto efficiente, redditizia o innovativa – un vero modo di «fare meglio». Al contrario, un simile scenario finirebbe per minare l’architettura stessa dell’Agenda 2030, il cui pilastro fondamentale è proprio la persona umana quale motore e fine ultimo di ogni processo di sviluppo.

Sviluppo non è solo PIL: il riscatto integrale dei popoli

La delegazione della Santa Sede ha allargato lo sguardo oltre i confini tecnologici, offrendo una definizione profonda e multidimensionale di ciò che debba intendersi per vero progresso. Per il Vaticano, il traguardo fondamentale rimane il «riscatto integrale dei popoli dalla fame, dalle malattie, dall’analfabetismo e dalla privazione».

Si tratta di un obiettivo che non può essere delegato ad automazioni, ma che richiede una profonda ristrutturazione su tre pilastri cardine:

  • Sul piano economico: Attraverso una reale ed equa partecipazione ai processi globali, scongiurando monopoli tecno-finanziari.

  • Sul piano sociale: Con la costruzione di società fondate sulla solidarietà attiva, in cui i più deboli non vengano emarginati o declassati a “dati improduttivi”.

  • Sul piano politico: Rafforzando le istituzioni democratiche che sole possono garantire la libertà e la pace di fronte alla tentazione di derive tecnocratiche.

Le ombre della crescita e le nuove povertà digitali

Pur riconoscendo che la crescita economica globale degli ultimi decenni è stata reale ed ha permesso a miliardi di persone di uscire dalla povertà estrema, la Santa Sede non ha nascosto le profonde asimmetrie del modello attuale. La crescita odierna appare ancora segnata da «gravi disfunzioni», quali l’aumento delle disuguaglianze sia tra i diversi Paesi, sia all’interno delle singole nazioni.

A queste fratture storiche si somma oggi l’emergere di «nuove forme di povertà», spesso causate dal divario digitale (digital divide) e dall’esclusione dai benefici dell’economia della conoscenza. L’algoritmo, se privo di una solida governance etica, rischia di strutturare e approfondire queste ingiustizie storiche anziché sanarle.

Un appello al Palazzo di Vetro per il futuro dell’Agenda 2030

Al termine della sua dichiarazione, la delegazione della Santa Sede presso le Nazioni Unite ha incoraggiato la comunità globale a «contrastare queste disfunzioni» e a riconoscere la dignità inviolabile della persona umana, proprio per poter mantenere con coerenza gli impegni assunti in materia di sviluppo sostenibile.

La sfida lanciata dal Vaticano all’Onu non è un invito a frenare il progresso scientifico, ma un richiamo alla responsabilità condivisa: l’intelligenza può anche essere artificiale, ma il destino del pianeta deve restare, imperativamente, nelle mani dell’uomo.

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