Meloni a Palermo davanti all’auto di Falcone: “Una ferita di sangue che ha cambiato la storia e le nostre vite”

Palermo, 13/07/2026 - Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, interviene con il Presidente della Fondazione Falcone, Maria Falcone, alla Cerimonia di svelamento della Fiat Croma sulla quale furono uccisi Giovanni Falcone e Francesca Morvillo.

La premier partecipa allo svelamento dei resti della Fiat Croma della strage di Capaci: “Cosa Nostra voleva piegare le istituzioni, ma l’errore dei boss fu svegliare la coscienza degli italiani. Lì è nato il mio impegno”.


MADRID. – “Un’emozione penetrante, tagliente, che ti mette di fronte alla storia con la ‘S’ maiuscola”. È con queste parole, visibilmente commossa, che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preso la parola oggi a Palermo. L’occasione è stata la solenne cerimonia di svelamento di ciò che resta della Fiat Croma bianca su cui il 23 maggio 1992 viaggiavano i magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, insieme all’autista superstite Giuseppe Costanza, prima che l’esplosione di Capaci ne spezzasse la corsa.

Davanti a quel cumulo di lamiere, che per l’Italia intera rappresenta un monumento al sacrificio e alla memoria, la premier ha confessato le proprie sensazioni da “veterana” dei palchi, ammettendo la difficoltà di parlare in pubblico di fronte a un simbolo che ha cambiato per sempre il destino del Paese.

La sfida di Cosa Nostra allo Stato: “Volevano dimostrare di essere più forti”

Nel suo discorso, Giorgia Meloni ha ripercorso la ferocia e il disegno eversivo che guidò i vertici della mafia in quella tragica primavera del 1992. “Dopo Capaci fu chiaro a tutti che Cosa Nostra non era un’invenzione, qualcosa di astratto o leggendario,” ha sottolineato la premier. “Era reale ed era disposta a tutto per affermare che era più forte dello Stato, che poteva piegare le istituzioni ai propri biechi interessi e che nessuno avrebbe potuto mettersi di traverso”.

Falcone, ha ricordato la leader di Palazzo Chigi, era stato uno dei primi a squarciare la cappa di omertà, a portare i boss in tribunale e a dare un nome e un cognome al male, dimostrando che la mafia poteva essere combattuta. Proprio per questo, nella mente dei corleonesi, il magistrato meritava una “punizione esemplare” che fungesse da monito per chiunque altro avesse voluto sfidare l’organizzazione criminale.

“Il grande errore di valutazione della mafia”: la nascita di una coscienza civile

Tuttavia, secondo l’analisi della presidente del Consiglio, la strategia del terrore si è rivelata il più grande boomerang per i clan. “Cosa Nostra ha fatto un enorme errore di valutazione,” ha scandito Meloni. “Quella strage, concepita per intimidire le istituzioni e piegare gli italiani, produsse l’effetto diametralmente opposto”.

Dal dolore di Capaci e di via D’Amelio non nacque la resa, ma una reazione popolare senza precedenti. Migliaia di cittadini scelsero di non voltarsi più dall’altra parte, dando vita a una nuova consapevolezza civile e collettiva. Da quel momento, ha ricordato la premier, la lotta alla mafia è diventata una “responsabilità condivisa”, non più delegata soltanto al coraggioso lavoro di magistrati e forze dell’ordine, ma sentita come un dovere morale da parte di ogni singolo cittadino.

“Lì è cambiata la traiettoria della mia vita”

La cerimonia ha assunto anche un valore profondamente personale per la premier. Meloni non ha mai nascosto che il suo impegno politico nacque proprio sull’onda emotiva e sul rifiuto dello stragismo mafioso del 1992, quando era solo una ragazza.

Davanti ai resti della Croma, ha ribadito quel legame indissolubile tra la memoria storica e il suo percorso personale: “Questi fatti hanno cambiato il cammino di un popolo e hanno determinato, come nel mio caso, anche la traiettoria della nostra vita e delle nostre scelte”. Un monito che, a distanza di più di trent’anni, trasforma quel metallo accartocciato non solo nel ricordo di una tragedia, ma nel simbolo di uno Stato che ha deciso di non piegarsi.

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