Piogge torrenziali e violenti smottamenti stanno devastando il nord-est e il sud-est del Paese. Dramma nei campi profughi dei Rohingya, mentre gli esperti avvertono: “Il cambiamento climatico sta intensificando il monsone”.
MADRID. – Non si ferma l’emergenza umanitaria e ambientale in Bangladesh. Il bilancio delle devastanti inondazioni e delle frane causate dalle incessanti piogge monsoniche è salito stamattina ad almeno 51 morti e 39 feriti, secondo gli ultimi dati ufficiali diffusi dal Ministero per la Gestione dei disastri e i Soccorsi e rilanciati dalle testate locali come il Daily Sun.
I violenti nubifragi, iniziati lo scorso 4 luglio a partire dalla regione sud-orientale di Chattogram, si sono rapidamente estesi ad altre aree del Paese, trasformando intere vallate in enormi laghi di fango e travolgendo centri abitati e fragili infrastrutture.
Sette distretti sott’acqua: un milione di persone senza vie di fuga
La situazione è drammatica in almeno sette distretti del Paese (tra cui Cox’s Bazar, Chattogram, Bandarban, Rangamati e Khagrachhari). L’acqua alta, che in molte zone ha raggiunto l’altezza del petto, ha completamente isolato 267.918 famiglie. In totale, sono più di un milione le persone colpite direttamente dal disastro, rimaste senza energia elettrica, acqua potabile e scorte alimentari.
Per fronteggiare la catastrofe, le autorità hanno aperto 1.131 centri di accoglienza temporanei, dove sono riuscite a trovare rifugio oltre 44.000 persone. In molte aree isolate, i militari dell’esercito e il personale della guardia di frontiera stanno operando con i gommoni per distribuire cibo e generi di prima necessità alle comunità tagliate fuori da tutto.
La tragedia nei campi profughi e le storie dal fango
L’area più colpita dal disastro è il distretto di Cox’s Bazar, dove si registrano ben 28 delle 51 vittime accertate. Questa zona ospita la più grande baraccopoli del mondo, dove vivono ammassati oltre un milione di rifugiati di etnia Rohingya. Le forti piogge hanno reso instabili le colline, prive di alberi e vegetazione, provocando micidiali colate di fango che hanno letteralmente sepolto decine di rifugi di fortuna.
I media locali e le agenzie internazionali raccontano storie di profonda disperazione. A Chattogram, i familiari di un uomo deceduto non hanno potuto seppellirlo nel cimitero locale perché interamente sommerso da due metri d’acqua: sono stati costretti a trasportare la salma su una zattera di bambù per chilometri, nuotando al suo fianco, prima di trovare un lembo di terra asciutta su un terreno governativo. Anche la capitale Dhaka è paralizzata, con le strade allagate fino al ginocchio che hanno completamente bloccato il traffico cittadino.
L’ombra del cambiamento climatico e le previsioni per le prossime ore
Il Bangladesh è un Paese pianeggiante e costiero, storicamente abituato alla stagione dei monsoni, ma gli scienziati e gli esperti del clima avvertono che il riscaldamento globale sta rendendo le precipitazioni molto più intense, imprevedibili e ravvicinate, non lasciando alla terra il tempo di assorbire l’acqua.
Mentre il Flood Forecasting and Warning Centre prevede un graduale miglioramento nelle regioni sud-orientali nelle prossime ore, l’allerta resta massima per il nord e il nord-est del Paese. Il monsone è infatti ancora pienamente attivo in quelle aree e il rischio di nuove inondazioni improvvise e devastanti smottamenti rimane altissimo.
