Guerra ibrida: la Nato condanna i cyberattacchi russi

La sede della Nato a Bruxelles.

Dichiarazione congiunta del Consiglio Nord Atlantico: nel mirino l’ecosistema hacker di Mosca e i sabotaggi alle infrastrutture critiche europee. L’UE lancia nuove sanzioni contro i servizi segreti russi.


MADRID.  – Il conflitto tra Russia e Occidente si fa sempre più aspro sul fronte invisibile, ma vitale, dello spazio cibernetico. Con una dichiarazione ufficiale di straordinaria fermezza diffusa oggi, lunedì 13 luglio, il Consiglio Nord Atlantico – il massimo organo decisionale della Nato – ha condannato le persistenti e ostili attività informatiche attribuite direttamente alla Federazione Russa. L’Alleanza Atlantica ha espresso totale unità e solidarietà nei confronti dei Paesi membri e dei partner, Ucraina in testa, colpiti da un’ondata continua di attacchi mirati a destabilizzare enti governativi e infrastrutture nazionali critiche.

L’affondo della Nato: “Minaccia diretta alla sicurezza”

I vertici alleati non usano giri di parole: l’uso sistematico del “cyber-ecosistema” da parte di Mosca rappresenta una minaccia diretta e intollerabile alla stabilità internazionale. La Nato ha formalmente invitato la Russia a interrompere immediatamente queste azioni, ricordando come il Cremlino stia violando le norme globali concordate per un comportamento responsabile degli Stati nel cyberspazio.

L’Alleanza ha chiarito di aver già potenziato la propria postura informatica, integrando stabilmente la difesa cyber all’interno di tutte le sue operazioni operative e missioni militari. Ma il passaggio più duro della nota suona come un vero e proprio avvertimento strategico: la Nato si è detta pronta a impiegare “l’intera gamma delle capacità” a sua disposizione per scoraggiare e neutralizzare le minacce. “Siamo pronti a rispondere nel momento e nel modo che sceglieremo, in conformità con il diritto internazionale”, conclude perentorio il documento.

L’asse con l’Europa: sanzioni e lo “smantellamento” dell’FSB russo

La presa di posizione della Nato non arriva nel vuoto, ma si coordina strettamente con le denunce e i provvedimenti formali lanciati nelle stesse ore dal Regno Unito e dall’Unione Europea. A Bruxelles, l’Alta rappresentante UE per la Politica estera ha annunciato un duro pacchetto di sanzioni mirate a colpire l’apparato d’intelligence di Mosca.

Sotto la lente d’ingrandimento dei servizi europei e alleati è finito in particolare il cosiddetto “16° Centro” dell’FSB (il Servizio di Sicurezza Federale russo), accusato di controllare e coordinare noti gruppi di criminali informatici, hacker e “hacktivisti” (come il celebre collettivo Turla). Le indagini internazionali hanno dimostrato come questa rete ibrida – che mescola agenti di Stato e criminalità organizzata del web – abbia condotto per anni infiltrazioni nei sistemi governativi e veri e propri atti di sabotaggio energetico in mezza Europa, colpendo nazioni come Francia, Germania, Polonia, Paesi Bassi e Finlandia.

Obiettivo logistica: telecamere hackerate per spiare le armi a Kiev

A rendere ancora più concreto l’allarme dei partner Nato sono state le recenti scoperte dei servizi d’intelligence europei. Gli hacker russi legati al Cremlino sono stati intercettati mentre violavano e prendevano il controllo di banali telecamere di sicurezza civili e commerciali collegate a Internet.

L’obiettivo strategico di questa operazione era geopolitico: monitorare in tempo reale le autostrade, gli snodi ferroviari e le rotte logistiche nei Paesi europei – in particolare nei Paesi Bassi – per tracciare e schedare le spedizioni di armi e i flussi di aiuti militari occidentali diretti al fronte ucraino. Una minaccia ibrida che ha spinto i governi europei a risposte diplomatiche forti, tra cui la convocazione formale degli ambasciatori russi a Berlino e Parigi.

Di fronte a questa escalation digitale, la Nato ha ribadito che il supporto tecnologico e materiale a Kiev non subirà arretramenti e che la difesa collettiva, d’ora in avanti, passerà inevitabilmente anche per la protezione blindata delle reti internet e dei server comunitari.

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