Seveso, cinquant’anni dopo

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è recato a Seveso in occasione del 50 anniversario dell'incidente all'ICMESA.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scelto il “Bosco delle Querce” – il parco sorto sui terreni bonificati dopo il disastro – per commemorare la triste ricorrenza. La memoria della diossina e la lezione che ha cambiato l’Europa


MADRID.- Cinquant’anni dopo la nube tossica che sconvolse la Brianza, Seveso torna a essere il simbolo di una ferita ancora aperta e, al tempo stesso, di una delle più importanti svolte nella cultura della sicurezza ambientale europea. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scelto il “Bosco delle Querce” – il parco sorto sui terreni bonificati dopo il disastro – per commemorare il cinquantesimo anniversario dell’incidente dell’Icmesa, ricordando come quella tragedia abbia rappresentato “un punto di svolta nella coscienza italiana ed europea”.

Era il 10 luglio 1976 quando, alle 12.40, da un reattore dello stabilimento chimico Icmesa di Meda si sprigionò una nube contenente tetraclorodibenzodiossina (TCDD), una delle sostanze più tossiche conosciute. Un incidente provocato da una reazione incontrollata che portò la temperatura del reattore a livelli ben superiori a quelli di sicurezza.

Le conseguenze furono immediate. La nube contaminò un’ampia area compresa tra Seveso, Meda, Cesano Maderno e Desio. Migliaia di animali morirono nei giorni successivi, centinaia di persone furono evacuate e quasi duecento bambini svilupparono forme gravi di cloracne, la patologia cutanea divenuta uno dei simboli del disastro. Negli anni successivi, gli studi epidemiologici avrebbero evidenziato un aumento significativo dell’incidenza di tumori del sistema linfatico ed emopoietico, oltre a maggiori rischi di malattie cardiovascolari, respiratorie e metaboliche.

Secondo le stime più recenti, la quantità di diossina dispersa nell’ambiente sarebbe stata compresa tra i 15 e i 18 chilogrammi, molto più dei 300 grammi inizialmente ipotizzati. Il programma di monitoraggio sanitario ha coinvolto circa 280 mila persone e rappresenta ancora oggi uno dei più importanti studi epidemiologici sugli effetti a lungo termine dell’esposizione a sostanze tossiche.

Nel ricordare la tragedia di Seveso, il presidente Mattarella ha voluto rendere omaggio anche a quanti, nei giorni dell’emergenza, si mobilitarono per soccorrere la popolazione colpita. Dai vigili del fuoco, intervenuti senza conoscere ancora i rischi della nube tossica, ai medici, al personale sanitario e ai volontari che prestarono assistenza alle famiglie evacuate e alle persone impaurite per la propria salute e quella dei propri cari.

Un riconoscimento particolare è stato rivolto all’Ospedale di Desio e alla figura di Carlo Galante, operaio dell’Icmesa insignito della medaglia d’argento al valor civile. Entrando nel reparto invaso dai vapori tossici e azionando il sistema di raffreddamento del reattore, Galante riuscì infatti a limitare la fuoriuscita di diossina, evitando conseguenze ancora più drammatiche. Un gesto definito dal capo dello Stato “di vero eroismo”.

Mattarella ha poi ricordato le gravi responsabilità emerse nella gestione dell’incidente, denunciando il ritardo con cui i vertici aziendali comunicarono la presenza della diossina e la pericolosità delle sostanze prodotte nello stabilimento. Reticenze e omissioni che contribuirono a prolungare l’esposizione della popolazione e degli animali alla contaminazione.

Ma Seveso è anche la storia di una straordinaria capacità di rinascita. La ricostruzione sociale ed economica del territorio, simboleggiata oggi dal Bosco delle Querce nato sulle aree bonificate, rappresenta l’emblema di una comunità che ha saputo riconquistare il proprio futuro. Il grande pioppo sopravvissuto al disastro è diventato il simbolo della resilienza di un territorio che, dalla devastazione, è riuscito a ripartire.

La tragedia dell’Icmesa, ha ricordato il presidente della Repubblica, ha infine lasciato un’eredità importante: ha contribuito alla nascita di norme europee e italiane più severe in materia di sicurezza industriale e tutela ambientale, dalle valutazioni di impatto ambientale ai sistemi di prevenzione dei rischi connessi alle attività produttive più pericolose.

Dall’incidente nacquero le direttive europee “Seveso”, varate tra il 1982 e il 2012, che introdussero per la prima volta norme stringenti sulla prevenzione dei grandi rischi industriali, sui piani di emergenza e sul diritto all’informazione dei cittadini.

“Il progresso tecnologico deve essere al servizio dell’uomo”, ha sottolineato Mattarella, respingendo “qualsiasi opinione che immagini possibile pianificare cinicamente uno scambio tra costi umani e vantaggi economici”.

Anche dal punto di vista scientifico il disastro segnò una cesura profonda. Come ricordano gli studiosi delle scienze ambientali, dopo Seveso si affermò definitivamente l’idea che i problemi ambientali non possano essere affrontati con approcci settoriali, ma richiedano competenze integrate tra chimica, biologia, geologia, medicina ed epidemiologia. Non è un caso che proprio negli anni successivi si svilupparono in Italia i primi corsi universitari dedicati alle scienze ambientali.

Il luogo simbolo di questa rinascita è oggi il Bosco delle Querce. Dove un tempo sorgevano terreni contaminati e interi strati di suolo furono rimossi e confinati in vasche impermeabili, oggi crescono alberi, vivono animali e si passeggia tra sentieri e aree verdi. Al centro del parco resta il “Grande Pioppo”, l’unica pianta sopravvissuta alla bonifica, divenuta emblema della resilienza di una comunità che ha saputo riconquistare il proprio futuro.

Cinquant’anni dopo, Seveso continua a interrogare il presente. In un’epoca segnata dalla crisi climatica, dalla transizione energetica e da nuove sfide industriali, il monito di quella tragedia resta attuale: sviluppo economico, innovazione e crescita non possono prescindere dalla tutela della salute, dell’ambiente e dalla trasparenza delle informazioni.

Perché, come ha ricordato il presidente della Repubblica, la sicurezza delle persone e la protezione dell’ambiente non sono un costo da sopportare, ma il fondamento stesso di una società che voglia costruire il proprio avvenire.

(Redazione)

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