Il FMI conferma Madrid tra le economie più dinamiche d’Europa, mentre Bruxelles risponde alle minacce commerciali di Trump: crescita, inflazione e geopolitica si intrecciano nel nuovo scenario spagnolo
MADRID – La Spagna continua a distinguersi come una delle economie più dinamiche d’Europa. Secondo l’ultimo aggiornamento del Fondo Monetario Internazionale, il PIL spagnolo crescerà del 2,1% nel 2026, una previsione confermata rispetto alle stime precedenti e superiore di oltre il doppio rispetto allo 0,9% atteso per l’eurozona. Il dato assume un peso particolare in un contesto europeo segnato da rallentamento, energia cara e fiducia dei consumatori indebolita. Germania e Francia, infatti, restano molto più fragili: il FMI ha rivisto al ribasso le previsioni tedesche allo 0,7% e quelle francesi allo 0,6%, mentre l’Italia dovrebbe fermarsi allo 0,5%.
La crescita spagnola non appare quindi come un semplice rimbalzo post-pandemico, ma come il proseguimento di una traiettoria che negli ultimi anni ha spesso superato quella dei principali partner europei. Anche il Banco de España, nelle sue proiezioni di giugno, mantiene una stima leggermente più ottimista, con un PIL al 2,3% nel 2026, pur segnalando il rischio di un’inflazione più elevata, al 3,6%. Il quadro è dunque positivo, ma non privo di vulnerabilità: il conflitto in Medio Oriente, il rincaro dell’energia e l’incertezza geopolitica possono comprimere consumi, investimenti e margini delle imprese.
Il Fondo Monetario sottolinea infatti che la zona euro dovrà fare i conti con pressioni inflazionistiche più persistenti del previsto. Per il 2026 l’inflazione media dell’area euro è stimata al 2,9%, tre decimi in più rispetto alle previsioni di aprile, mentre l’inflazione di fondo potrebbe non tornare verso l’obiettivo della BCE prima dell’inizio del 2028. In altre parole, la Spagna cresce più degli altri, ma dentro un’Europa che resta esposta a un equilibrio delicato: bassa crescita, prezzi ancora alti e politica monetaria meno accomodante.
A complicare il quadro si aggiunge la nuova tensione commerciale con Washington. Durante il vertice NATO di Ankara, Donald Trump ha definito la Spagna un “pessimo partner” dell’Alleanza e ha chiesto di tagliare “tutto il commercio” con Madrid, accusandola di non contribuire abbastanza alla difesa comune. La Commissione Europea ha risposto ricordando che la politica commerciale è competenza dell’Unione e che Bruxelles proteggerà gli interessi dei suoi Stati membri. Il portavoce Olof Gill ha inoltre invitato gli Stati Uniti a rispettare il recente accordo commerciale UE-USA, che prevede un dazio del 15% sulla maggior parte dei prodotti europei diretti verso il mercato americano.
Per Madrid, il rischio immediato sembra più politico che economico: un blocco bilaterale totale sarebbe difficilmente applicabile fuori dal quadro europeo. Tuttavia, le parole di Trump arrivano in un momento in cui la Spagna sta cercando di consolidare il proprio vantaggio economico senza perdere stabilità esterna. La forza della crescita resta il dato principale; la sua tenuta dipenderà dalla capacità di assorbire shock energetici, inflazione e pressioni geopolitiche senza compromettere consumi, investimenti e credibilità internazionale.
Redazione Madrid
