Negozi di vicinato in codice rosso: Confesercenti lancia l’allarme sulla desertificazione dei piccoli comuni

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I dati Istat di maggio registrano un lieve aumento delle vendite (+0,2% in valore). Domani partono i saldi estivi, considerati l’ultima spiaggia per i piccoli commercianti: oltre 100mila chiusure in quattordici anni.


MADRID. – Il commercio italiano si muove a piccoli passi, tra timidi segnali di ripresa e una crisi strutturale che continua a colpire duramente i piccoli negozi di prossimità. A scattare l’istantanea sui consumi nel nostro Paese è Confesercenti, che ha commentato gli ultimi dati pubblicati dall’Istat relativi al mese di maggio.

Secondo l’Istituto nazionale di statistica, nel mese di maggio le vendite al dettaglio hanno registrato una modesta crescita dello 0,2% in valore e dello 0,1% in volume rispetto al mese precedente. Se si guarda invece allo stesso periodo dello scorso anno, il dato su base annua mostra un balzo del +2,2% in valore, che tuttavia si riduce a un ben più modesto +0,4% in volume. Questa forte discrepanza segnala in modo inequivocabile che la spesa degli italiani è sostenuta soprattutto dall’aumento dei prezzi dovuto all’inflazione, piuttosto che da un reale aumento dei prodotti acquistati.

L’attesa dei saldi estivi: una boccata d’ossigeno per i consumi

Nonostante le cifre ridotte, l’associazione delle imprese del commercio considera il trend mensile lievemente positivo, specialmente in vista di un appuntamento cruciale per l’economia del settore: l’avvio dei saldi estivi, al via domani in tutte le regioni italiane.

L’inizio degli sconti stagionali viene visto come una potenziale e quanto mai necessaria “boccata d’ossigeno” capace di rimettere in moto la spesa delle famiglie e di svuotare i magazzini dei commercianti, rimasti appesantiti da una primavera meteorologicamente e politicamente instabile.

La crisi dei negozi sotto casa: e-commerce a +12,1%

Dietro ai numeri generali si nasconde però una profonda spaccatura tra i diversi canali di vendita. La rilevazione Istat conferma che i piccoli esercizi di vicinato continuano a essere l’anello debole della catena. A trainare i volumi d’acquisto sono esclusivamente la grande distribuzione e il commercio elettronico, con l’e-commerce che fa registrare un balzo record del +12,1%.

Al contrario, i negozi di prossimità perdono l’1,3% in volume, con una situazione ancora più drammatica per il comparto alimentare sotto casa, che arretra pesantemente del 2,7%. Si tratta di dati perfettamente coerenti con lo storico elaborato dall’Osservatorio di Confesercenti, che fotografa una vera e propria desertificazione commerciale: tra il 2011 e il 2025 hanno chiuso definitivamente i battenti oltre 103mila negozi in Italia, e sono ormai più di 1.100 i comuni che si ritrovano totalmente privi di un primo presidio alimentare.

Le richieste al Governo: meno tasse e un fisco equo con il web

Di fronte a questo scenario, Confesercenti torna a chiedere con forza un intervento urgente da parte delle istituzioni per salvaguardare il tessuto sociale ed economico delle nostre città. L’associazione ribadisce la necessità di attuare misure concrete per abbattere i costi di gestione che gravano sulle imprese e, contemporaneamente, introdurre incentivi per sostenere il potere d’acquisto dei cittadini.

La vera battaglia del futuro si giocherà però sul piano della concorrenza. Tra le priorità assolute indicate da Confesercenti c’è infatti la richiesta di un immediato e strutturale “riequilibrio delle condizioni fiscali e di mercato tra piattaforme digitali e commercio fisico”. L’obiettivo è azzerare il vantaggio competitivo dei giganti del web (le grandi multinazionali dell’e-commerce) rispetto ai negozi tradizionali, garantendo una tassazione equa che permetta alle attività reali di continuare ad alzare la saracinesca.

(Redazione)

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