Il miliardario della Silicon Valley attacca duramente l’enciclica ‘Magnifica Humanitas’ sull’Intelligenza Artificiale: “Regolamentarla significa rallentare gli Stati Uniti e fare un favore a Pechino”.
NEW YORK. – Il dibattito globale sullo sviluppo e la regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale si arricchisce di un capitolo tanto clamoroso quanto surreale. Protagonista è il miliardario americano Peter Thiel, cofondatore di colossi come PayPal e Palantir, che dal palco dell’Aspen Ideas Festival, in Colorado, ha lanciato un durissimo e bizzarro affondo contro Papa Leone XIV.
Secondo quanto riportato dalla CNN, l’imprenditore della Silicon Valley ha accusato il Pontefice di aver agito, seppur involontariamente, come “un agente comunista cinese”. La colpa del Santo Padre? Aver chiesto una severa e condivisa regolamentazione dell’uso dell’Intelligenza Artificiale all’interno della sua ultima enciclica, intitolata “Magnifica Humanitas”.
La geopolitica dell’algoritmo: il rischio di frenare gli USA
Nel corso del suo intervento durante un panel dell’evento in Colorado, Thiel ha spiegato le ragioni geopolitiche che lo hanno spinto a una simile dichiarazione, che è stata peraltro accolta da sonore risate da parte del pubblico presente in sala.
Secondo l’investitore, la corsa all’oro dell’Intelligenza Artificiale è a tutti gli effetti una sfida binaria e strategica tra sole due superpotenze: gli Stati Uniti e la Cina. L’enciclica del Papa, contenente forti richiami etici alla limitazione e al controllo degli algoritmi, rischierebbe di fare breccia nella sensibilità di molti cittadini e decisori politici americani. Di conseguenza, un’eventuale introduzione di tetti o leggi restrittive finirebbe per azzoppare e rallentare soltanto la fazione occidentale della contesa. “Questo significa che Papa Leone XIV lavora per i comunisti cinesi”, ha chiosato Thiel, convinto che Pechino non si farebbe alcuno scrupolo etico a procedere senza freni nello sviluppo tecnologico. Al momento, interpellato dai media statunitensi, il Vaticano ha preferito trincerarsi dietro un assoluto silenzio, non rispondendo alle richieste di commento.
Frizioni continue: i precedenti a Roma e le tesi sull’Anticristo
Quella di Aspen non è che l’ultima puntata di un rapporto decisamente turbolento tra l’imprenditore statunitense e le gerarchie ecclesiastiche. Le frizioni con l’Oltretevere erano infatti già emerse con forza lo scorso marzo, quando Thiel era sbarcato a Roma per tenere, su invito, una serie di particolarissime conferenze incentrate sulla figura dell’Anticristo. L’evento e le tesi dell’investitore avevano sollevato un tale polverone e imbarazzo negli ambienti religiosi da spingere ben due università cattoliche romane a pubblicare note ufficiali per smentire categoricamente qualsiasi tipo di coinvolgimento nella progettazione o nell’organizzazione di quegli incontri.
Il peso politico di Thiel: da Donald Trump a JD Vance
Le parole del cofondatore di PayPal non possono essere liquidate come semplici provocazioni da talk show, dato il peso specifico che l’uomo d’affari esercita sulla politica interna statunitense. Thiel è stato infatti uno dei primissimi e più influenti sostenitori di Donald Trump all’interno di una Silicon Valley storicamente orientata a sinistra.
Non solo: l’imprenditore è considerato il vero e proprio mentore politico ed economico del Vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance. Prima che quest’ultimo facesse il suo ingresso ufficiale nell’arena politica sotto l’ala protettrice di Thiel, Vance lavorava infatti come investitore proprio presso la Mithril Capital, una nota società di venture capital cofondata dallo stesso miliardario. Le sue dichiarazioni ad Aspen confermano così la linea dura e nazionalista di una fetta importante della destra americana, pronta a considerare la tecnologia non più come uno strumento di progresso globale, ma come un’arma geopolitica da difendere a ogni costo.
(Redazione)
