Due detenuti morti in poche ore tra Prato e Firenze, AIGA: “Serve piena chiarezza”

Carceri, dalle sbarre spuntano le braccia dei prigionieri.
Carceri: sos sovraffollamento

Un detenuto di 26 anni è morto nel carcere della Dogaia di Prato, un altro di 75 anni a Sollicciano, dove era rinchiuso da appena dieci giorni. AIGA e Osservatorio Nazionale AIGA Carceri chiedono chiarezza sulle cause dei decessi e interventi urgenti per affrontare le gravi criticità del sistema penitenziario.


MADRID. – Due morti avvenute nell’arco di poche ore e a breve distanza l’una dall’altra riportano sotto i riflettori la difficile situazione delle carceri toscane. A perdere la vita sono stati un giovane detenuto di 26 anni, ristretto nella casa circondariale della Dogaia di Prato, e un uomo di 75 anni, recluso nel carcere fiorentino di Sollicciano da appena dieci giorni.

I due episodi hanno suscitato forte preoccupazione nell’Associazione Italiana Giovani Avvocati (AIGA) e nell’Osservatorio Nazionale AIGA Carceri (ONAC), che chiedono un rapido accertamento delle responsabilità e un intervento strutturale sulle condizioni del sistema penitenziario.

Il caso del giovane detenuto di Prato

Particolare attenzione viene riservata alla morte del ventiseienne detenuto nel carcere della Dogaia.

Secondo quanto riferito da AIGA, proprio il giorno del decesso il giovane avrebbe dovuto essere interrogato nell’ambito della denuncia presentata in merito alle presunte aggressioni subite durante il suo arresto, avvenuto circa un mese e mezzo prima.

Una circostanza che, sottolineano gli avvocati, rende la vicenda ancora più delicata e impone che venga fatta piena luce sulle cause della morte attraverso gli accertamenti della magistratura.

Il detenuto anziano entrato in carcere da pochi giorni

L’altro episodio riguarda un uomo di 75 anni, detenuto nel carcere di Sollicciano per scontare una pena di circa quattro anni.

Secondo quanto riferito dall’AIGA, l’anziano presentava già condizioni di salute precarie al momento dell’ingresso in istituto. Il suo decesso, avvenuto appena dieci giorni dopo l’inizio della detenzione, riapre il dibattito sulla tutela delle persone più fragili all’interno delle strutture penitenziarie.

Per l’associazione, il caso evidenzia ancora una volta la necessità di valutare con particolare attenzione le condizioni sanitarie dei detenuti anziani o affetti da patologie, verificando l’adeguatezza delle misure alternative e dell’assistenza medica disponibile.

Sollicciano al centro delle criticità

Le due morti si inseriscono in un contesto già particolarmente complesso per il sistema penitenziario toscano.

Nelle scorse settimane la Procura della Repubblica di Firenze ha disposto il sequestro preventivo di sette sezioni della casa circondariale di Sollicciano, ritenendo che le condizioni strutturali e igienico-sanitarie di parte dell’istituto presentassero criticità tali da richiedere un intervento dell’autorità giudiziaria.

Il provvedimento ha riportato al centro del dibattito una situazione denunciata da tempo da magistrati, avvocati, garanti dei detenuti e organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria.

Sovraffollamento e carenza di personale

Nel documento diffuso dopo i due decessi, AIGA e ONAC descrivono un quadro definito ormai “non più tollerabile”.

Tra i principali problemi vengono indicati il sovraffollamento degli istituti, la cronica carenza di personale penitenziario e sanitario, l’insufficienza dei servizi psicologici e delle attività di sostegno, oltre alle condizioni materiali di molte strutture, ritenute incompatibili con la funzione rieducativa della pena prevista dall’articolo 27 della Costituzione.

Secondo le associazioni, il permanere di tali criticità mette a rischio non solo la dignità delle persone detenute, ma anche il lavoro quotidiano degli operatori penitenziari chiamati a gestire situazioni sempre più difficili.

L’appello alle istituzioni

L’Associazione Italiana Giovani Avvocati chiede che tutte le istituzioni, nazionali e locali, assumano la responsabilità di affrontare una situazione giudicata ormai emergenziale.

L’obiettivo, sottolinea AIGA, deve essere quello di garantire condizioni di detenzione conformi ai principi costituzionali e agli standard previsti dalle convenzioni internazionali sui diritti umani.

L’associazione rinnova inoltre la richiesta di fare piena chiarezza sui due decessi e invita il Governo, il Parlamento e l’amministrazione penitenziaria ad avviare una riflessione non più rinviabile sulle condizioni degli istituti di pena della Toscana e dell’intero Paese.

Un’emergenza nazionale

Le vicende di Prato e Firenze si inseriscono in un quadro più ampio che interessa il sistema carcerario italiano. Negli ultimi anni il numero dei decessi in carcere, per cause naturali, suicidi o altre circostanze, è tornato a crescere, mentre continuano le denunce relative al sovraffollamento e alla carenza di personale.

Per gli operatori del settore, le due morti avvenute in Toscana rappresentano un ulteriore segnale della necessità di intervenire rapidamente per migliorare la sicurezza, l’assistenza sanitaria e le condizioni di vita all’interno degli istituti penitenziari, nella prospettiva di garantire una pena che rispetti la dignità della persona e la finalità rieducativa prevista dalla Costituzione.

(Redazione)

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