Il piano straordinario del Governo legalizza migliaia di lavoratori, rispondendo alla carenza di manodopera nei settori chiave. La disoccupazione scende ai minimi dal 2008
MADRID – Il mercato del lavoro in Spagna ha registrato un massimo storico assoluto, superando la soglia dei 22,46 milioni di lavoratori attivi iscritti alla Previdenza Sociale. Il risultato è l’effetto di un significativo incremento congiunturale nel mese di giugno, che ha visto l’ingresso di una media di 128.533 nuovi addetti. Stando alle rilevazioni statistiche, la performance è da attribuirsi prevalentemente alla spinta della componente straniera, responsabile di 86.630 nuove affiliazioni, quota che equivale a circa i tre quarti dell’occupazione complessiva creata nel periodo di riferimento.
Questa accelerazione degli indicatori occupazionali coincide temporalmente con l’attuazione del provvedimento di regolarizzazione straordinaria dei migranti varato dall’esecutivo. L’integrazione e la stabilizzazione giuridica di tali lavoratori si profilano come fattori macroeconomici cruciali per il sistema paese, attualmente interessato da una marcata carenza di personale in molteplici comparti. A tale proposito, lo stesso presidente del Governo, Pedro Sánchez, ha richiamato l’attenzione sulle potenziali ripercussioni sistemiche legate a un eventuale deficit demografico e occupazionale, ricordando che, in assenza dell’apporto della popolazione immigrata, entro il 2050 il paese “avrebbe un 19% in meno di PIL, chiuderebbero 90.000 bar e 40.000 aule scolastiche e sparirebbero 220.000 aziende agricole”.
I dati disaggregati evidenziano un dinamismo settoriale asimmetrico, fortemente influenzato dalla stagionalità. Nel corso del mese di giugno, i principali vettori della crescita occupazionale sono stati il commercio, con un incremento di 39.325 unità, e il comparto turistico-alberghiero, che ha registrato 37.696 nuovi addetti in corrispondenza dell’avvio della stagione estiva. Segni positivi si rilevano anche nei servizi amministrativi e ausiliari (+30.637), nel comparto sanitario e dell’assistenza sociale (+23.134) e nel settore edile (+17.237).
Su base annua, il saldo della totalità degli occupati mostra un incremento di 605.244 unità rispetto allo stesso mese dell’esercizio precedente. Entro questo quadro, la componente dei lavoratori di nazionalità estera consolida la propria incidenza strutturale.
“Il comportamento dell’iscrizione degli stranieri è particolarmente dinamico (…) ci sono in media 3.446.178 iscritti, che rappresentano il 15,3% del totale”, ha evidenziato in una nota la Previdenza Sociale.
Di contro, si registrano le flessioni fisiologiche legate al ciclo stagionale di specifiche attività. Il settore dell’istruzione ha evidenziato una contrazione di 58.287 posti di lavoro determinata dalla sospensione dell’anno scolastico, mentre il comparto agricolo ha registrato una flessione di 26.800 iscritti nell’ambito del regime speciale di categoria. Sotto il profilo demografico, l’occupazione femminile ha raggiunto il massimo storico superando i 10,6 milioni di iscritte; contestualmente, anche la componente maschile ha aggiornato il proprio record attestandosi a 11.845.862 unità. Positivo anche il dato relativo ai lavoratori autonomi, il cui totale ha raggiunto il picco di 3,47 milioni di iscritti.
Sul fronte della disoccupazione, le rilevazioni degli uffici del Servizio Pubblico di Impiego Statale (SEPE) indicano un decremento mensile di 28.739 unità, portando il volume complessivo dei disoccupati a 2.291.982 individui, dato che si colloca al di sotto della soglia dei 2,3 milioni per la prima volta dal gennaio 2008. Permangono, tuttavia, le preoccupazioni delle organizzazioni datoriali. Il presidente della confederazione imprenditoriale CEOE, Antonio Garamendi, ha ribadito la necessità di interventi strutturali.
“Abbiamo un problema di posti vacanti altissimo ora e in futuro in molti settori – ha dichiarato -. Abbiamo bisogno di persone, e abbiamo bisogno di persone preparate, per questo bisogna parlare anche di formazione”.
Il piano straordinario per la regolarizzazione dei cittadini stranieri si sta configurando come una leva strategica per l’emersione dell’economia informale e per il consolidamento dello stato sociale. Al termine dei termini previsti, la misura ha intercettato un volume di 1.174.968 istanze, superando le stime preliminari formulate dalle autorità. Finora, il 52% delle pratiche (pari a 608.000 domande) è stato ammesso alla fase istruttoria, con il contestuale rilascio di autorizzazioni provvisorie di soggiorno e lavoro. Sotto il profilo dell’impatto sociale, la ministra delle Migrazioni, Elma Saiz, ha evidenziato che il provvedimento consentirà “a centinaia di migliaia di persone che già vivono nel nostro paese, ma con paura e senza diritti, di affrontare il futuro con illusione e speranza”.
Il passaggio all’alveo della legalità si traduce in un immediato beneficio per le finanze pubbliche attraverso il gettito contributivo e fiscale. Alla data del 30 giugno, sono 159.097 i lavoratori regolarizzati che risultano effettivamente inseriti nei registri della Previdenza Sociale. La distribuzione settoriale di tali iscrizioni si concentra prevalentemente nell’alberghiero e ristorazione (38.800), nel commercio (20.200), nei servizi amministrativi (19.300) e nell’edilizia (18.300).
L’emersione dal sommerso, oltre a incrementare la sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale, nel quale la manodopera estera genera attualmente il 14% dei contributi complessivi, determina una stabilizzazione delle tutele assistenziali dei lavoratori. La seconda vicepresidente e ministra del Lavoro, Yolanda Díaz, ha sottolineato la correlazione positiva tra i dati occupazionali e la misura governativa, affermando che “il record di occupazione coincide con il processo di regolarizzazione che stiamo portando avanti e che ha permesso di far emergere molto lavoro, che oggi sta già guadagnando diritti, contribuendo anche all’aumento degli iscritti”.
La regolarizzazione, quindi, si impone come un fattore stabilizzante per il mercato del lavoro, concorrendo alla sostenibilità del sistema pensionistico nel lungo termine e alla copertura programmata del fabbisogno produttivo nazionale.
Redazione Madrid
