Mentre sale a quasi 2.300 il bilancio dei decessi, l’esecutivo decreta sette giorni di lutto nazionale. La diplomazia italiana in prima linea a Caracas e Maracaibo per assistere i connazionali

CARACAS – “Dopo i terremoti che hanno colpito il Venezuela, l’Ambasciata e i Consolati a Caracas e Maracaibo sono attivi 24 ore su 24, tutti i giorni, per aiutare i nostri connazionali e le popolazioni locali colpite. Più di 100 soccorritori sono arrivati dall’Italia. Siamo vicini al popolo venezuelano in questo momento così difficile”, ha riferito l’Ambasciatore Giovanni Umberto De Vita alla “Voce”. Per quanto riguarda l’emergenza nel Paese, questa è in costante evoluzione. L’ambasciatore ha invitato a seguire i canali social dell’Ambasciata, che vengono aggiornati continuamente.
Lo scenario resta critico, mentre i dati transitori delineano un quadro di proporzioni catastrofiche. Il bilancio delle vittime subisce costanti aggiornamenti al rialzo: secondo le ultime note ufficiali diramate dai vertici istituzionali, si registrano 2.295 decessi e ben 11.267 feriti. A fronte di tale emergenza umanitaria, l’esecutivo ha deliberato la proclamazione di sette giorni di lutto nazionale. Un provvedimento formale volto a esprimere il cordoglio delle istituzioni e a catalizzare la solidarietà collettiva nei confronti dei nuclei familiari colpiti dal disastro.
All’emergenza sanitaria si somma una grave crisi abitativa. Oltre dodicimila cittadini risultano attualmente sfollati e l’amministrazione centrale ha dovuto disporre il loro trasferimento immediato presso strutture di accoglienza temporanee allestite d’urgenza. La stabilità della regione è tuttora compromessa da uno sciame sismico incessante: i rilievi geologici indicano quasi ottocento scosse di assestamento successive ai due eventi principali. Tale attività tellurica continua a minare l’integrità delle infrastrutture civili, con centinaia di stabili che presentano danni strutturali irreversibili o crolli parziali.
La provincia costiera de La Guaira si conferma l’epicentro della crisi infrastrutturale. Dinanzi alla gravità della situazione, l’autorità centrale ha decretato la militarizzazione del territorio, un impianto di sicurezza straordinario ritenuto indispensabile dal gabinetto di governo per garantire il mantenimento dell’ordine pubblico e fluidificare la macchina dei soccorsi. Nei centri urbani di Caraballeda e Catia la Mar l’impatto della crisi è visibile nel collasso di oltre cento complessi edilizi. Sospesa, inoltre, l’operatività del principale scalo aereo internazionale adiacente alla capitale, le cui infrastrutture di volo e terminali sono state dichiarate inagibili a causa dei severi danni riportati.

I contingenti di protezione civile e le unità cinofile operano ininterrottamente nel tentativo di localizzare e trarre in salvo eventuali superstiti ancora intrappolati sotto le macerie. Ad oggi, i dispositivi di soccorso hanno coordinato l’evacuazione e il salvataggio di oltre seimila civili, che si aggiungono alle migliaia di persone riuscite ad allontanarsi autonomamente dalle aree a rischio durante le prime fasi dell’evento. I ministeri competenti hanno emesso una nuova direttiva che vieta tassativamente il transito dei non residenti verso i quadranti sinistrati, esortando la cittadinanza a canalizzare gli aiuti umanitari esclusivamente attraverso gli hub logistici ufficiali, così da non intralciare i mezzi d’emergenza.
Sotto il profilo politico, tuttavia, l’emanazione del decreto presidenziale per i sette giorni di lutto nazionale ha sollevato aspre polemiche. Membri dell’opposizione parlamentare hanno sottolineato come lo strumento del decreto, prerogativa esclusiva del Capo dello Stato in regime di calamità, sia stato attivato con tempestività ben maggiore in passate contingenze di natura puramente politica. Tale esitazione istituzionale è stata interpretata dai detrattori del governo come un deficit di empatia e una tardiva risposta politica nei confronti della cittadinanza colpita.
Redazione Caracas
