“Non lasciamo che il Venezuela scompaia dal nostro sguardo”


L’appello di Fabio Porta alla Camera: solidarietà ai terremotati e giustizia per i detenuti italiani.


MADRID.- La tragedia del terremoto che ha colpito il Venezuela non può trasformarsi in una notizia destinata a svanire nel giro di pochi giorni. È questo il messaggio che il deputato del Partito Democratico Fabio Porta, eletto nella ripartizione Sud America, ha affidato al suo intervento nell’Aula della Camera dei Deputati, chiedendo che alla solidarietà per la popolazione colpita dal sisma si accompagni un rinnovato impegno dell’Italia per la tutela dei connazionali ancora detenuti nelle carceri venezuelane.

Nel corso della seduta del 30 giugno, Porta ha espresso, a nome del Partito Democratico, la vicinanza al popolo venezuelano, ricordando il legame storico e profondo che unisce l’Italia a un Paese che ospita una delle più numerose comunità di origine italiana nel mondo. Sono circa 160 mila gli iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE), mentre si stima che almeno due milioni di cittadini venezuelani abbiano origini italiane.

“Oggi, forse come mai prima in quest’Aula, siamo vicini a un Paese che, anche nel nome, ha la sua identità italiana”, ha affermato il parlamentare, richiamando l’origine del nome Venezuela, la “Piccola Venezia”, attribuito da Amerigo Vespucci. Un legame costruito attraverso decenni di migrazione e di integrazione, che rende ancora più forte il dovere di vicinanza verso una popolazione già duramente provata da una lunga crisi economica, sociale e politica.

Secondo Porta, il devastante terremoto rappresenta una tragedia di proporzioni eccezionali, probabilmente destinata a rivelare un bilancio di vittime ancora più grave di quello finora conosciuto. Per questo motivo ha invitato il Governo italiano, le istituzioni e la società civile a mobilitarsi con una solidarietà concreta, valorizzando anche il lavoro dei Vigili del Fuoco e delle organizzazioni umanitarie impegnate nei soccorsi.

Ma il deputato democratico ha voluto richiamare l’attenzione anche su quella che ha definito “un dramma nel dramma”: la condizione dei dodici cittadini italiani detenuti nelle carceri venezuelane per motivi politici. Nel suo intervento ha ricordato i loro nomi — José Luongo, Juan Marrufo, Gerardo Coticchia, Olvany Gaspari, Tulio Medina Gianfelice, Walter Ranieri, Massimiliano Ranieri, Carmelo De Grazia, Daniel De Grazia, Levin De Grazia, Daniel Echenegucia e Daniel Necol Buttafuoco — chiedendo al Governo italiano di intensificare ogni iniziativa diplomatica per ottenere informazioni sulle loro condizioni e continuare a sollecitarne la liberazione.

Particolarmente toccante il riferimento all’incontro avuto proprio nelle ore precedenti con alcuni familiari dei fratelli Walter e Massimiliano Ranieri, originari dell’Abruzzo e detenuti in Venezuela da oltre due anni. “Non dobbiamo smettere di fare il massimo anche a livello istituzionale”, ha affermato Porta, sottolineando come il Parlamento italiano abbia il dovere di mantenere alta l’attenzione su una vicenda che coinvolge cittadini italiani privati della libertà.

Il parlamentare ha inoltre lanciato un monito contro il rischio che, esaurita l’emozione delle prime settimane successive al sisma, il Venezuela torni a essere dimenticato dall’opinione pubblica e dalla politica internazionale. “Tra qualche giorno il Venezuela non sarà più notizia sui giornali e nei telegiornali e rischia di sparire nuovamente dai radar dell’informazione”, ha osservato, ricordando come il Paese continui a vivere una profonda crisi democratica e umanitaria.

Già nelle ore immediatamente successive al terremoto, Fabio Porta aveva espresso il proprio cordoglio con un messaggio nel quale definiva il sisma “una tragedia di proporzioni immani” e invitava l’Italia a mobilitarsi con quella “solidarietà attiva e concreta che le è connaturale”, senza dimenticare i connazionali residenti nel Paese e gli italiani detenuti per ragioni politiche.

Il suo intervento si è concluso con un appello che va oltre la contingenza dell’emergenza. “Diamo voce a questo popolo”, ha detto rivolgendosi ai colleghi parlamentari. “Moltiplichiamola anche attraverso gli strumenti della comunicazione e dei social. Cerchiamo di essere i leoni della solidarietà, dell’amicizia e della vicinanza a un popolo a noi tanto caro.”

Parole che richiamano non soltanto l’urgenza degli aiuti umanitari, ma anche la responsabilità di mantenere viva l’attenzione internazionale su un Paese legato all’Italia da una storia comune, da profonde relazioni umane e da una comunità che continua a rappresentare uno dei ponti più solidi tra le due sponde dell’Atlantico.

(Redazione)

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