Alla vigilia delle ordinazioni episcopali senza mandato pontificio previste a Écône, il Pontefice scrive alla Fraternità San Pio X: “Lacerare la tunica di Cristo è un peccato di estrema gravità”. Il Vaticano ribadisce la disponibilità al dialogo.
MADRID. – Un invito a fermarsi prima che si consumi una nuova frattura nella Chiesa cattolica. È il messaggio che Papa Leone XIV ha rivolto alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, meglio conosciuta come i lefebvriani, con una lettera datata 29 giugno, solennità dei Santi Pietro e Paolo, e resa pubblica dal Vaticano alla vigilia delle annunciate ordinazioni di quattro nuovi vescovi senza mandato pontificio nel seminario di Écône, in Svizzera. Secondo il diritto canonico, un simile gesto comporterebbe la scomunica automatica (latae sententiae) e verrebbe considerato un nuovo atto scismatico.
Rivolgendosi a don Davide Pagliarani, Superiore generale della Fraternità, il Pontefice chiede “con tutto il cuore” di rinunciare all’iniziativa, ribadendo che la Santa Sede resta disponibile a un percorso di riconciliazione.
“Tornate sui vostri passi”
La lettera si distingue per il tono paterno e al tempo stesso fermo con cui Leone XIV affronta una delle questioni più delicate del suo pontificato.
“Con animo paterno desidero rivolgermi a Lei e, per mezzo Suo, ai vescovi, ai sacerdoti, ai seminaristi e ai fedeli legati alla Fraternità Sacerdotale San Pio X”, scrive il Papa, riconoscendo l’attaccamento dei lefebvriani alla liturgia tradizionale, l’impegno nella formazione sacerdotale e il desiderio di fedeltà alla Tradizione, aspetti che, sottolinea, hanno motivato negli anni “l’atteggiamento di attenzione e di benevolenza” mostrato dai suoi predecessori.
Proprio per questo, però, il Pontefice lancia un accorato invito: “Vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi”. Secondo Leone XIV, un’ordinazione episcopale senza autorizzazione pontificia avrebbe conseguenze molto gravi non solo sul piano canonico, ma anche per i fedeli, che rischierebbero di essere privati della ricezione lecita e, in alcuni casi, persino valida dei sacramenti.
“Lacerare la tunica di Cristo è un peccato gravissimo”
Nel passaggio più intenso della lettera, il Papa richiama il valore dell’unità ecclesiale.
“Prego per voi, perché lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità”, afferma Leone XIV, che conclude il messaggio affidando la situazione al Cuore Immacolato di Maria e chiedendo ai membri della Fraternità di “desistere” dal loro proposito.
Pur nella severità del monito, il Pontefice lascia aperta la porta al confronto. “La Chiesa è disponibile a un percorso di dialogo e di intesa che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo”, ribadisce infatti nel testo.
Una frattura che affonda le radici nel Concilio Vaticano II
La vicenda affonda le sue radici nella storia della Fraternità Sacerdotale San Pio X, fondata nel 1970 dall’arcivescovo francese Marcel Lefebvre in opposizione ad alcune riforme introdotte dal Concilio Vaticano II, in particolare in materia liturgica ed ecclesiologica.
Il precedente più noto risale al 1988, quando Lefebvre consacrò quattro vescovi senza il consenso di Papa Giovanni Paolo II, provocando uno scisma de facto e la scomunica dei protagonisti dell’atto. Negli anni successivi i rapporti con Roma hanno attraversato fasi alterne: Benedetto XVI revocò nel 2009 la scomunica ai quattro vescovi consacrati, senza tuttavia arrivare a una piena riconciliazione sul piano dottrinale.
L’attuale decisione della Fraternità di procedere a nuove consacrazioni episcopali nasce anche dall’esigenza di garantire la continuità del proprio episcopato, ma il Vaticano considera l’iniziativa incompatibile con la comunione ecclesiale.
Il dialogo resta aperto, ma il tempo stringe
Nei mesi scorsi erano stati avviati nuovi contatti tra la Santa Sede e i responsabili della Fraternità San Pio X nel tentativo di evitare una nuova rottura. Tuttavia, le posizioni sono rimaste distanti, soprattutto sulla valutazione del Concilio Vaticano II e delle riforme che ne sono derivate.
Con questa lettera, Leone XIV ha voluto compiere un ultimo gesto di apertura prima della data fissata per le consacrazioni. Se l’appello dovesse rimanere inascoltato, la Chiesa si troverebbe di fronte a una nuova, dolorosa frattura, che il Pontefice ha cercato fino all’ultimo di scongiurare facendo leva non sulla contrapposizione, ma sul richiamo all’unità, alla comunione e alla responsabilità pastorale.
(Redazione)
