Ucraina, escalation di fuoco: distrutta una centrale in Crimea, raid russi a Dnipro e Zaporizhzhia

"Più di 10 missili sono stati inviati dal paese terrorista nella regione di Dnipropetrovsk - la polizia documenta le conseguenze di un attacco missilistico su larga scala", si legge sul profilo Twitter MFA of Ukraine,
Dnipropetrovsk: la polizia documenta le conseguenze di un attacco missilistico su larga scala", si legge sul profilo Twitter MFA of Ukraine, 10 ottobre 2022. NPK Twitter / MFA of Ukraine

Kiev colpisce duramente le infrastrutture energetiche della penisola occupata. Mosca risponde con oltre 900 raid in 24 ore: si contano decine di vittime civili.


MADRID. – Non si ferma la scia di sangue e distruzione nel conflitto ucraino. Le ultime 24 ore hanno fatto registrare una violenta fiammata nei combattimenti, con pesanti attacchi incrociati che stanno martoriando sia le infrastrutture strategiche sia i centri abitati. Se da un lato Kiev è riuscita a mettere a segno un colpo durissimo nel cuore della Crimea occupata, Mosca ha risposto scatenando una pioggia di fuoco sulle regioni orientali e meridionali dell’Ucraina, provocando nuove stragi di civili.

Fiamme in Crimea: rasa al suolo la centrale di Saksk

Il successo strategico più rilevante della giornata porta la firma delle forze ucraine. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa nazionale Ukrinform, una serie di attacchi mirati ha preso di mira e pesantemente danneggiato la centrale termoelettrica di Saksk, situata nella penisola della Crimea, territorio annesso unilateralmente dalla Russia nel 2014.

I danni riportati dalla struttura sono descritti come ingenti: l’edificio principale dell’impianto energetico è stato completamente avvolto e distrutto dalle fiamme. Nel raid è andato completamente distrutto anche un grande serbatoio di carburante, mentre un secondo è rimasto gravemente danneggiato. L’operazione si inserisce nella strategia di Kiev volta a indebolire le linee di rifornimento e le capacità energetiche dei russi nei territori occupati.

Dnipro, sale il bilancio della strage

La risposta russa non si è fatta attendere e, come purtroppo accade spesso, ha colpito indiscriminatamente i civili. È salito a sette morti il tragico bilancio del raid missilistico che ha devastato la città di Dnipro. L’attacco ha centrato in pieno un’azienda privata, sbriciolando le strutture.

A dare la notizia del peggioramento del bilancio è stato il capo dell’Amministrazione militare regionale di Dnipropetrovsk, Oleksandr Hanzha: “Questa mattina è morto in ospedale un uomo di 59 anni che aveva riportato gravi ferite. I medici hanno fatto tutto il possibile, ma purtroppo non sono riusciti a salvargli la vita”. I soccorritori hanno scavato a lungo tra le macerie dell’azienda, dove inizialmente erano stati estratti cinque corpi senza vita, prima che il bilancio si aggravasse nelle ore successive.

Inferno a Zaporizhzhia: quasi mille attacchi in un giorno

Se a Dnipro si piangono le vittime, la situazione è se possibile ancora più drammatica nella regione di Zaporizhzhia. Nelle ultime 24 ore le truppe del Cremlino hanno scatenato un’offensiva di proporzioni spaventose, sferrando ben 975 attacchi che hanno investito contemporaneamente 56 diversi centri abitati della provincia.

Il governatore ucraino della regione, Ivan Fedorov, ha tracciato un primo bilancio di questa prolungata pioggia di missili e artiglieria: si contano almeno tre morti e 18 feriti, distribuiti tra la città di Zaporizhzhia e i distretti limitrofi. Una pressione militare asfissiante che dimostra come Mosca stia tentando di piegare la resistenza ucraina logorando la popolazione e distruggendo sistematicamente i centri urbani a ridosso della linea del fronte.

(Redazione)

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