Il virus corre nella Repubblica Democratica del Congo: oltre 370 morti e rischio di diffusione internazionale. Ma l’opposizione attacca: “Misura incostituzionale”.
MADRID. – La Repubblica Democratica del Congo (RDC) stringe le maglie per contenere una nuova, preoccupante ondata di febbre emorragica. Il governo di Kinshasa ha infatti imposto un divieto assoluto sui raduni di massa nella capitale e in diverse province chiave del Paese nel tentativo di frenare la catena dei contagi del virus Ebola. La decisione, pur motivata da una stringente necessità sanitaria, ha immediatamente scatenato un durissimo scontro politico con le forze di opposizione.
I numeri del contagio e l’allarme dell’OMS
La situazione epidemiologica si fa di giorno in giorno più seria. Secondo gli ultimi dati ufficiali diffusi dal ministero della Comunicazione e dei Media della RDC, il bilancio delle vittime è salito a 377 morti, a fronte di un totale di 1.307 casi confermati. Le persone ufficialmente guarite sono al momento 180.
I numeri testimoniano una pressione del virus che preoccupa fortemente anche le autorità internazionali. Già nel mese di maggio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva ufficialmente classificato l’epidemia in corso nella Repubblica Democratica del Congo e nella confinante Uganda come un’emergenza sanitaria con rischio di diffusione internazionale. Secondo l’OMS, il pericolo di una propagazione del virus a livello regionale resta elevatissimo, complici la porosità delle frontiere e i continui spostamenti di popolazione.
Città blindate per arginare il virus
Il blocco delle manifestazioni e degli assembramenti pubblici non riguarda solo la macro-metropoli di Kinshasa, che da sola conta quasi 15 milioni di abitanti, ma si estende anche alle province orientali e settentrionali di Tshopo, Haut-Uele e Bas-Uele.
La misura è stata notificata attraverso una circolare ufficiale firmata dal ministro dell’Interno, Jacquemain Shabani. Nel documento inviato ai governatori provinciali, il ministro ha chiarito come le restrizioni siano strettamente correlate all’innalzamento della curva del rischio sanitario in diverse aree del territorio nazionale, dove l’alta densità abitativa rischia di fare da moltiplicatore per il contagio.
La protesta dell’opposizione: “Scusa politica”
Nonostante i drammatici dati ospedalieri, il provvedimento restrittivo ha sollevato un polverone politico. I partiti dell’opposizione hanno reagito con durezza, definendo la misura “incostituzionale” e accusando il governo di strumentalizzare l’emergenza medica per soffocare il dissenso.
Secondo i leader della minoranza, il divieto di assembramento sarebbe un pretesto “fabbricato nei laboratori” dell’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS), il partito del presidente in carica, per vietare le manifestazioni di piazza e blindare il potere. Mentre il dibattito politico si infiamma, sul terreno medici e operatori sanitari continuano la corsa contro il tempo per isolare i focolai e impedire che il virus esca definitivamente dai confini nazionali.
(Redazione)
