Riforma della caccia, via libera del Senato tra polemiche e allarmi


Opposizioni e ambientalisti denunciano “un assalto senza precedenti alla biodiversità”


MADRID.- Il Senato ha approvato in prima lettura il disegno di legge che riscrive la normativa sulla caccia, segnando una delle più profonde modifiche degli ultimi trent’anni alla legge 157 del 1992 sulla tutela della fauna selvatica. Il testo, fortemente sostenuto dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e presentato dal capogruppo di Fratelli d’Italia Lucio Malan, ha ottenuto il via libera con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astensioni. Ora il provvedimento passa all’esame della Camera, dove si annuncia un confronto ancora più acceso.

L’approvazione arriva però in un clima di forti contestazioni politiche, scientifiche e ambientaliste, aggravato dall’attenzione della Commissione europea, che ha fatto sapere di seguire “attentamente” l’iter della riforma per verificare la compatibilità con le direttive Habitat e Uccelli, pilastri della tutela della biodiversità nell’Unione europea. Bruxelles, pur precisando che ogni valutazione definitiva sarà formulata solo al termine dell’iter legislativo italiano, mantiene aperto il dialogo con le autorità italiane e non esclude possibili rilievi qualora il testo definitivo dovesse risultare in contrasto con il diritto europeo.

I cacciatori come “bioregolatori”

La riforma modifica profondamente l’impianto della legge del 1992, spostando il baricentro dalla protezione della fauna alla sua “gestione”. L’attività venatoria viene infatti riconosciuta come strumento che può concorrere alla tutela della biodiversità e dell’equilibrio degli ecosistemi, mentre i cacciatori assumono il nuovo ruolo di “bioregolatori”.

Tra le novità più discusse figura il ridimensionamento del ruolo dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Il suo parere sui calendari venatori non sarà più vincolante ma soltanto consultivo: le Regioni potranno discostarsi dalle indicazioni scientifiche motivando la propria decisione e facendo riferimento ad altre fonti scientifiche europee.

Il disegno di legge amplia inoltre i periodi nei quali sarà possibile esercitare la caccia, estendendoli anche alle fasi di migrazione e nidificazione e consentendo, in alcuni casi, l’attività oltre il tramonto. Aumentano anche le aree nelle quali sarà consentito sparare e vengono ampliate le specie cacciabili, con l’inserimento, tra le altre, dell’oca selvatica e del piccione. Per la caccia di selezione al cinghiale viene autorizzato l’impiego di strumenti ottici e optoelettronici, compresi visori notturni, telemetri e dispositivi “red dot”.

Escluso il lupo dalle specie protette

Il testo introduce anche una revisione della disciplina relativa al lupo, che viene escluso dall’elenco delle specie particolarmente protette, aprendo alla possibilità di piani di contenimento. Cambiano inoltre le regole per gli appostamenti fissi, per le aziende faunistico-venatorie, che potranno operare con finalità di lucro, e vengono ampliate le possibilità di controllo della fauna anche da parte di imprenditori agricoli, proprietari dei terreni e guardie private.

Le reazioni

Le novità hanno provocato una durissima reazione delle opposizioni, che hanno ribattezzato il provvedimento “ddl sparatutto”. Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra accusano il governo di smantellare il sistema di tutela costruito negli ultimi decenni e di favorire gli interessi del mondo venatorio a scapito della conservazione della fauna selvatica.

La segretaria del Partito Democratico ha definito il provvedimento “anticostituzionale” chiedendone il ritiro, mentre Giuseppe Conte lo ha bollato come una norma “contra Constitutionem”, sostenendo che non tutela l’ambiente, non difende la biodiversità e compromette il principio dello sviluppo sostenibile.

Tra le voci più dure quella di Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, che parla apertamente di “vergogna inaudita” e di “assalto alla natura senza precedenti”. Secondo Bonelli, la riforma nasce sotto la pressione della lobby venatoria e rischia di trasformare parchi, aree protette e territori di particolare pregio ambientale in nuovi spazi destinati all’attività venatoria. Il parlamentare ha chiesto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di fermare il provvedimento prima dell’approvazione definitiva e ha annunciato battaglia parlamentare alla Camera per impedire un iter accelerato e ottenere nuove audizioni.

Le critiche non arrivano soltanto dalle opposizioni. Anche nella stessa maggioranza emergono distinguo significativi. La deputata Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana difesa animali, ha annunciato che si opporrà al testo a Montecitorio definendo la caccia “violenza e crudeltà verso animali indifesi”. Analoga posizione è stata assunta da Rita Dalla Chiesa, deputata di Forza Italia, firmataria di un appello bipartisan che denuncia i rischi della riforma per biodiversità, sicurezza dei cittadini e legalità.

Durissima anche la reazione delle principali associazioni ambientaliste e animaliste. Enpa, Lav, Lipu, Legambiente, Lac e Wwf parlano di un “grave arretramento nella tutela della fauna selvatica e del rapporto tra natura e comunità umane”, denunciando un provvedimento che, a loro giudizio, contrasta con i principi costituzionali, con le norme europee e con le evidenze scientifiche sulla conservazione della biodiversità. In occasione del voto al Senato le associazioni hanno organizzato un presidio davanti a Palazzo Madama, affiancate da numerosi parlamentari delle opposizioni.

Sul provvedimento pesa ora anche il possibile scrutinio del Quirinale. Gli uffici giuridici della Presidenza della Repubblica seguiranno infatti l’evoluzione dell’iter per verificare la compatibilità della nuova disciplina con gli obblighi derivanti dall’ordinamento europeo e con i principi costituzionali di tutela dell’ambiente, rafforzati dalla riforma dell’articolo 9 della Costituzione.

La partita, dunque, è tutt’altro che conclusa. L’esame alla Camera si preannuncia particolarmente acceso, mentre cresce il timore che la riforma possa esporre l’Italia a una nuova procedura di infrazione europea e aprire un lungo contenzioso sia sul piano giuridico sia su quello politico. Per i sostenitori rappresenta un aggiornamento necessario di una normativa risalente a oltre trent’anni fa; per i suoi oppositori, invece, costituisce un profondo arretramento nella tutela della fauna selvatica e dell’ambiente, destinato a cambiare radicalmente il rapporto tra attività venatoria, biodiversità e interesse pubblico.

(Redazione)

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