Krasnodar nel mirino dei droni ucraini: colpito un deposito petrolifero strategico

Immagine di freepik

Zelensky rivendica l’attacco e parla di «sanzioni a lungo raggio». Raid anche contro due raffinerie di Ufa e infrastrutture nelle aree occupate


MADRID. – L’Ucraina torna a colpire in profondità il territorio russo, prendendo di mira una delle infrastrutture considerate strategiche per il rifornimento di carburante. Nella notte un attacco con droni ha colpito il deposito petrolifero di Poltavskaya, nel territorio di Krasnodar, provocando un vasto incendio e alimentando un nuovo capitolo della guerra che si combatte sempre più lontano dalla linea del fronte.

A rivendicare l’operazione è stato lo Stato maggiore delle Forze armate ucraine, che ha confermato il successo dell’azione spiegando che il raid rientra nella strategia di riduzione del “potenziale militare ed economico dell’aggressore russo”. Secondo Kiev, l’entità dei danni è ancora in fase di valutazione.

Le autorità russe avevano inizialmente attribuito l’incendio alla caduta di detriti di droni intercettati dalla difesa aerea. L’attacco ha comunque provocato un rogo all’interno dell’impianto, costringendo le autorità locali a chiudere temporaneamente alcune strade e a mobilitare i servizi di emergenza. Secondo le prime informazioni non si registrano vittime.

Zelensky: “Risposte precise alla guerra di Mosca”

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato che l’operazione contro Krasnodar è stata accompagnata da un’altra offensiva di grande portata contro due raffinerie di petrolio nella città russa di Ufa, in Bashkortostan.

Le strutture colpite sono gli impianti Bashneft-Ufaneftekhim e Bashneft-Novoil, situati a circa 1.500 chilometri dalla linea del fronte, una distanza che testimonia la crescente capacità dell’Ucraina di colpire obiettivi molto lontani dal teatro principale delle operazioni.

In un messaggio pubblicato su Telegram, Zelensky ha definito questi attacchi «risposte precise e sistematiche» al protrarsi dell’invasione russa e ai continui bombardamenti contro le città ucraine. Il deposito di Poltavskaya, invece, si trova a circa 300 chilometri dalla linea del fronte.

Negli ultimi mesi Kiev ha intensificato la cosiddetta strategia delle “long-range sanctions”, una campagna di attacchi con droni contro raffinerie, depositi di carburante, ponti e infrastrutture logistiche considerate essenziali per sostenere lo sforzo bellico russo.

Colpiti anche ponti e infrastrutture nei territori occupati

Lo Stato maggiore ucraino ha annunciato anche altri obiettivi raggiunti durante la stessa notte. Tra questi figurano un ponte stradale nella parte occupata della regione di Zaporizhzhia e due ponti ferroviari nella regione di Lugansk, quasi interamente sotto il controllo delle forze russe.

Secondo Kiev, questi collegamenti vengono utilizzati per il trasferimento di truppe, mezzi militari e munizioni verso il fronte orientale. Le informazioni non sono state confermate dalle autorità russe.

Sempre sul piano militare, il Comando Sud dell’esercito ucraino ha diffuso immagini che mostrerebbero la bandiera ucraina issata a Capo Kinburn, sulla riva sinistra della foce del Dnipro. Kiev sostiene che le truppe russe starebbero abbandonando alcune posizioni dopo intensi bombardamenti, ma anche in questo caso le informazioni non hanno ancora ricevuto conferme indipendenti.

Una guerra sempre più in profondità

Gli attacchi contro il deposito di Poltavskaya confermano una tendenza ormai consolidata: la guerra si estende sempre più all’interno del territorio russo. Il deposito di Krasnodar era già stato preso di mira in almeno due occasioni nelle settimane precedenti e rappresenta uno snodo importante per la distribuzione di carburante nella regione e verso i territori occupati dell’Ucraina.

La crescente efficacia dei droni a lungo raggio sviluppati da Kiev sta costringendo Mosca a ridistribuire parte delle proprie difese antiaeree per proteggere raffinerie, depositi energetici e altre infrastrutture strategiche, con possibili ripercussioni anche sulla copertura di altre aree sensibili del Paese.

(Redazione)

Lascia un commento