Morti, feriti e dispersi: decretato lo stato d’emergenza. Città al buio, aeroporti chiusi e soccorritori al lavoro tra le macerie a Caracas e Maracay. Il peggior disastro degli ultimi 126 anni.
CARACAS -La data di mercoledì 24 giugno rimarrà impressa nella storia del Venezuela come uno dei momenti più difficili e drammatici per l’intero paese. Quella che doveva essere una giornata di riposo, dedicata alle celebrazioni tradizionali della festa di San Juan, si è trasformata improvvisamente in un evento caratterizzato da paura, gravi distruzioni e un profondo stato di emergenza nazionale. Due terremoti di eccezionale potenza hanno colpito a pochissimi secondi di distanza l’uno dall’altro l’area del Mar Caraibico venezuelano e l’intera regione centrale del paese. L’impatto sul territorio è stato immediato e devastante, cambiando radicalmente la vita di migliaia di famiglie e costringendo le autorità dello Stato ad attivare procedure d’urgenza straordinarie.
La rapidità della sequenza sismica non ha concesso ai cittadini il tempo necessario per evacuare le abitazioni in modo ordinato o per trovare riparo in luoghi sicuri. L’intensità del movimento tellurico è stata tale da provocare il panico diffuso tra la popolazione civile, che ha assistito al crollo immediato e progressivo di numerose infrastrutture private e pubbliche. All’interno delle abitazioni, le vibrazioni hanno causato la caduta di mobili e oggetti, la rottura delle vetrate e gravi fessurazioni nelle pareti. Le strutture in cemento armato di molti grandi edifici hanno subito oscillazioni violente, evidenziando una fragilità strutturale che ha destato forte preoccupazione tra i tecnici e i funzionari della protezione civile. L’evento ha colpito in modo diretto la sicurezza della nazione, lasciando una scia di danni materiali e imponendo una gestione politica e logistica della crisi senza precedenti.
Dal punto di vista prettamente scientifico e secondo le relazioni tecniche fornite dagli esperti del Servizio Geologico degli Stati Uniti (USGS), il fenomeno che ha colpito il Venezuela si definisce “doppietto sismico”. Non si è trattato di una singola scossa seguita dalle normali repliche, ma di due eventi principali di grandissima energia avvenuti in un lasso di tempo ridottissimo. La scossa principale ha registrato una magnitudo di 7.5 gradi della scala Richter, un valore che classifica l’evento tra i terremoti più potenti a livello globale. Pochissimi secondi prima, la terra era già stata scossa da un evento precursore di magnitudo 7.1.
La concomitanza di questi due forti terremoti ha moltiplicato l’effetto distruttivo sulle costruzioni. Le strutture edilizie che avevano subito i primi danni e un forte indebolimento a causa della scossa di magnitudo 7.1 non hanno potuto resistere alla successiva e più potente sollecitazione di magnitudo 7.5, crollando definitivamente.
Gli esperti dell’istituto geologico hanno messo in evidenza tre fattori cruciali che spiegano l’entità del disastro. Innanzitutto, l‘eccezionalità storica poiché questo terremoto rappresenta l’evento sismico più violento registrato in questa specifica area geografica del Venezuela negli ultimi 126 anni. L’unico precedente comparabile per intensità risale al terremoto storico del mese di ottobre dell’anno 1900, che ebbe una magnitudo di 7.7 gradi. In secondo luogo, la scarsa profondità. L‘ipocentro dei due sismi è stato localizzato a una profondità molto ridotta, stimata tra i 10 e i 13 chilometri sotto la superficie terrestre. Essendo un terremoto superficiale, l’energia si è propagata verso l’alto senza subire una significativa attenuazione, colpendo i centri abitati con onde d’urto dirette e ad altissimo potere distruttivo. In ultimo, da sottolineare l‘estensione dell’area colpita. L’epicentro è stato individuato nella regione centrale, al confine tra gli stati di Carabobo e Yaracuy, nei pressi delle località di Morón e Montalbán. Nonostante la distanza, l’onda sismica ha propagato la sua forza distruttiva a oltre 160 chilometri di distanza, investendo con estrema violenza la capitale Caracas e venendo avvertita distintamente fino alle regioni di frontiera con la Colombia.

Il resoconto dei danni materiali causati dall’evento sismico delinea una situazione di estrema gravità, che incide pesantemente sul patrimonio edilizio del paese. Le strade di diverse città importanti si presentano attualmente ricoperte da cumuli di macerie, polvere e detriti metallici. Nella città di Caracas, la capitale della Repubblica, gli effetti del sisma si sono concentrati con particolare gravità nei quartieri di Chacao, San Bernardino, Altamira e Los Palos Grandes.
Nel comune di Chacao, la situazione ha assunto caratteri di vera emergenza strutturale. Testimoni oculari e autorità locali hanno confermato il crollo totale di almeno quattro edifici residenziali di più piani. Le strutture non hanno retto alle sollecitazioni del terreno, collassando su se stesse e intrappolando i residenti che non erano riusciti a raggiungere le uscite di sicurezza. Nel quartiere di San Bernardino si è registrato il crollo completo di un altro palazzo di appartamenti, ridotto a un cumulo di macerie che ha bloccato la viabilità circostante.
Anche le aree popolari hanno subito gravi conseguenze. Un cittadino residente nel settore di Catia, nella zona ovest di Caracas, ha descritto la violenza del fenomeno spiegando che le scale interne degli edifici hanno subito deformazioni tali da rendere quasi impossibile la fuga. I residenti hanno dovuto procedere all’evacuazione manuale e d’urgenza di anziani, disabili e bambini in un contesto di totale instabilità del suolo.
Fuori dal perimetro della capitale, a circa 110 chilometri di distanza, la città di Maracay ha registrato danni altrettanto rilevanti. Presso la strada statale Intercomunal Maracay-Turmero, un intero edificio appartenente a un complesso residenziale multifamiliare è crollato dalle fondamenta. Le immagini raccolte dai servizi di emergenza e diffuse tramite le piattaforme informative mostrano la totale distruzione della struttura. Nelle zone limitrofe, centinaia di case che non sono crollate presentano comunque profonde lesioni nei muri portanti, distacco dei solai e cedimenti strutturali che le rendono completamente inagibili.
Oltre ai danni visibili agli edifici residenziali, i due terremoti hanno causato l’interruzione immediata delle principali reti infrastrutturali del paese, determinando l’isolamento delle aree colpite. La rete di distribuzione dell’energia elettrica ha subito un guasto generale subito dopo le scosse, lasciando al buio la capitale e ampie porzioni degli stati centrali. Questo blackout ha reso complesse le prime operazioni di soccorso e ha aumentato lo stato di insicurezza della popolazione durante le ore notturne.
Insieme all’elettricità, si è verificata la totale interruzione dei servizi di telefonia fissa, mobile e delle connessioni internet. L’impossibilità di stabilire comunicazioni stabili ha generato forti difficoltà nel flusso delle informazioni ufficiali e ha impedito ai cittadini di verificare lo stato di salute dei propri familiari, creando una situazione di isolamento durata diverse ore.
Sul piano della sicurezza pubblica e della prevenzione dei rischi sussidiari, il governo ha adottato misure drastiche: sospensione dell’erogazione del gas, blocco dei trasporti di massa, chiusura dello scalo aereo principale. Le autorità competenti hanno ordinato la chiusura preventiva delle condutture di gas naturale in tutti i quartieri colpiti, al fine di evitare esplosioni o incendi causati dalle rotture interne dei tubi negli edifici lesionati. Il servizio della Metropolitana di Caracas e l’intera rete ferroviaria dei Valles del Tuy sono stati sospesi a tempo indeterminato. Il blocco si è reso necessario per consentire alle squadre di ingegneri di verificare lo stato dei tunnel, dei ponti e dei binari, escludendo crolli sotterranei. L’Aeroporto Internazionale di Maiquetía, la principale via di comunicazione aerea del paese situata vicino a Caracas, è stato chiuso al traffico. Il terminal ha registrato gravi danni strutturali, con il crollo di controsoffitti, fessurazioni nelle piste e l’assenza totale di energia elettrica, elementi che impediscono il decollo e l’atterraggio dei velivoli in sicurezza. Nello stesso distretto costiero, un importante complesso alberghiero utilizzato dal personale delle linee aeree ha subito un parziale cedimento strutturale ed è stato evacuato d’urgenza.
Sintesi dei dati provvisori ufficiali della crisi sismica
La persistenza delle scosse di assestamento – sono state registrate più di 20 repliche nelle ore successive – ha costretto le autorità a disporre l’evacuazione totale degli edifici instabili. Di conseguenza, decine di migliaia di cittadini hanno dovuto trascorrere la notte all’aperto, occupando piazze, parchi e viali pubblici.
Nelle zone di Los Palos Grandes e Altamira, gli spazi pubblici sono stati trasformati in centri di accoglienza temporanei all’aperto. Le famiglie hanno allestito postazioni di fortuna con materassi e coperte, rimanendo coordinate con le pattuglie della polizia e dei vigili del fuoco. I funzionari della sicurezza hanno emesso direttive rigide, vietando il rientro nelle abitazioni fino a quando non saranno completate le ispezioni tecniche sui pilastri e sulle fondamenta dei palazzi da parte degli ingegneri del ministero delle Infrastrutture.
Il lavoro delle squadre di soccorso è iniziato immediatamente dopo la prima forte scossa, operando in condizioni di estrema difficoltà a causa dell’oscurità e della mancanza di collegamenti telefonici. Nel comune di Baruta, il sindaco Darwin González ha confermato il decesso di tre persone a causa dei crolli strutturali. Nella stessa area, i vigili del fuoco sono riusciti a trarre in salvo tutti gli altri cittadini rimasti bloccati all’interno delle case parzialmente distrutte.
Nel comune di Chacao, i corpi di soccorso, supportati da volontari civili, hanno lavorato per rimuovere i blocchi di cemento delle quattro strutture crollate. Il sindaco Gustavo Duque ha descritto la situazione come una delle crisi più complesse nella storia recente del comune. Le operazioni hanno permesso di estrarre vive 16 persone che erano rimaste intrappolate sotto i solai degli appartamenti. Le attività di ricerca proseguono senza sosta mediante l’utilizzo di attrezzature specifiche per il movimento della terra.
Di fronte alla gravità della situazione, l’esecutivo guidato dalla vicepresidente Delcy Rodríguez ha proclamato ufficialmente lo “Stato di Emergenza Nazionale”. Tra i primi provvedimenti governativi vi è la sospensione totale delle attività scolastiche in tutto il territorio della Repubblica. Gli edifici scolastici che non hanno riportato danni strutturali sono stati requisiti e riconvertiti in centri di assistenza logistica e rifugi per le famiglie rimaste senza abitazione.
Attraverso i canali televisivi dello Stato, il governo ha ordinato la mobilitazione straordinaria di tutto il personale medico e infermieristico, invitando gli operatori sanitari a presentarsi nei pronto soccorso degli ospedali pubblici e delle cliniche private. Le strutture sanitarie stanno registrando un afflusso continuo di feriti con traumi, fratture e lesioni causate dal crollo dei materiali. Per centralizzare le richieste di aiuto, è stata attivata la piattaforma digitale VenApp, tramite la quale i cittadini possono segnalare in tempo reale la presenza di persone disperse o situazioni di imminente pericolo di crollo edilizio.
Sul piano del dibattito politico interno, i leader dell’opposizione, tra cui Edmundo González, María Corina Machado e Juan Guaidó, hanno espresso solidarietà alle vittime e hanno chiesto la massima unità nazionale per superare la crisi. González ha sottolineato la fragilità in cui versavano i servizi pubblici e gli ospedali già prima del sisma, evidenziando che lo Stato non dispone delle risorse necessarie per affrontare da solo una calamità di questa portata e sollecitando l’apertura di un canale per gli aiuti internazionali.
La risposta della comunità internazionale è stata immediata. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha espresso vicinanza al popolo venezuelano, annunciando di aver istruito le agenzie governative per l’invio rapido di squadre di assistenza tecnica, specialisti nel soccorso sotto le macerie e aiuti umanitari. Anche i governi di paesi della regione come Messico, Colombia, Ecuador, El Salvador e lo stato della Svizzera hanno attivato canali diplomatici per l’invio di forniture mediche e alimentari. Infine, le autorità delle Isole Canarie, in Spagna, seguono l’evoluzione della situazione d’intesa con il consolato generale, data la presenza di circa 70.000 cittadini di origine canaria residenti in Venezuela, anch’essi colpiti dagli effetti di questo grave disastro naturale.
Redazione Caracas
