“Il provvedimento presenta forti criticità che devono essere urgentemente corrette”, ha dichiarato Luciano Vecchi responsabile degli italiani nel mondo per il PD.
MADRID.- Con l’approvazione definitiva da parte del Senato, il nuovo provvedimento sull’assistenza sanitaria destinata agli italiani residenti all’estero apre una fase nuova nel rapporto tra lo Stato e le comunità italiane oltreconfine. La riforma introduce infatti la possibilità, per i cittadini iscritti all’AIRE residenti in Paesi extra UE ed extra EFTA, di accedere volontariamente al Servizio Sanitario Nazionale attraverso il versamento di un contributo annuale di 2.000 euro. Una misura che il Governo presenta come un passo avanti nel riconoscimento dei diritti degli italiani nel mondo, ma che sta già suscitando forti critiche da parte delle opposizioni e di numerose associazioni della diaspora.
Il disegno di legge è stato approvato con 72 voti favorevoli, 3 contrari e 54 astensioni e punta a garantire ai connazionali residenti fuori dall’Europa la possibilità di usufruire delle prestazioni sanitarie in Italia, comprese visite mediche, ricoveri ospedalieri e prescrizioni farmaceutiche. L’adesione sarà volontaria e subordinata al pagamento del contributo previsto dalla norma.
Secondo i sostenitori del provvedimento, si tratta di un adeguamento necessario a una realtà sempre più globale, nella quale milioni di cittadini italiani mantengono rapporti stabili con il Paese d’origine pur vivendo all’estero. L’obiettivo dichiarato è quello di offrire una cornice stabile e strutturata per l’accesso ai servizi sanitari italiani, rafforzando il legame tra lo Stato e le proprie comunità nel mondo.
Tuttavia, proprio sul contenuto concreto della riforma si concentrano le contestazioni più dure. Luciano Vecchi, responsabile per gli Italiani nel Mondo del Partito Democratico, ha definito il testo approvato profondamente distante dalle esigenze reali dei connazionali residenti fuori dall’Europa.
“Il provvedimento presenta forti criticità che devono essere urgentemente corrette”, ha dichiarato Vecchi, ricordando come il Partito Democratico avesse presentato all’inizio della legislatura una proposta di legge, a prima firma del deputato Christian Di Sanzo, finalizzata a includere gli italiani residenti all’estero nel Servizio Sanitario Nazionale con criteri più equi e accessibili.
Secondo il PD, la misura approvata dal Parlamento non recepisce alcuna delle proposte avanzate dall’opposizione. Tra gli emendamenti respinti figuravano la previsione di un contributo proporzionato al reddito, l’esenzione per gli studenti e per i pensionati che già pagano imposte in Italia sulla propria pensione.
Particolarmente contestata è inoltre quella che Vecchi definisce una vera e propria “trappola”: chi sceglie di aderire al sistema versando il contributo sarebbe infatti obbligato a mantenerlo nel tempo, con il rischio di dover corrispondere anche eventuali arretrati in caso di interruzione. Una disposizione che, secondo i critici, rischia di scoraggiare molte adesioni e di generare incertezze applicative.
Al di là delle questioni tecniche, il nodo principale resta quello economico. La soglia dei 2.000 euro annui appare infatti proibitiva per una larga parte della platea potenzialmente interessata. La riforma riguarda esclusivamente gli italiani residenti in Paesi extra UE ed extra EFTA, una categoria composta in larga misura da cittadini che vivono in America Latina, Africa e altre aree del mondo dove i redditi medi sono significativamente inferiori a quelli europei.
Proprio in questi contesti, dove spesso vivono pensionati e persone anziane che mantengono un forte legame con l’Italia, il contributo richiesto rischia di rappresentare un ostacolo insormontabile. Il risultato potrebbe essere quello di limitare l’accesso alla nuova opportunità a una fascia relativamente ristretta di connazionali: cittadini con disponibilità economiche elevate, persone che trascorrono lunghi periodi in Italia o soggetti con particolari esigenze sanitarie.
La questione assume un significato ancora più rilevante se si considera che gli italiani residenti all’estero hanno ormai superato i sette milioni. Una comunità vasta, articolata e sempre più protagonista della vita economica, culturale e sociale del Paese, ma che continua a chiedere maggiore attenzione da parte delle istituzioni.
Per il Partito Democratico, la riforma rappresenta dunque un’occasione mancata. Pur riconoscendo il principio positivo di un maggiore collegamento tra gli iscritti AIRE e il sistema sanitario nazionale, l’opposizione ritiene che le modalità scelte dal Governo rendano il provvedimento accessibile solo a una minoranza dei potenziali beneficiari.
Il dibattito, quindi, non sembra destinato a chiudersi con il voto del Senato. La sfida sarà ora verificare quanti italiani all’estero decideranno realmente di aderire al nuovo sistema e se il Governo sarà disposto a intervenire per correggere quelle criticità che, secondo molti osservatori, rischiano di trasformare una riforma attesa da anni in una risposta insufficiente alle esigenze delle comunità italiane nel mondo.
(Redazione)
