Spagna, Felipe VI difende la democrazia e la cooperazione globale

il re Felipe VI

Al summit del Club di Madrid, il capo dello Stato avverte sui rischi delle chiusure sovraniste di fronte alle grandi crisi del nostro secolo


MADRID – Un severo monito contro le derive dell’isolamento nazionale e un accorato appello al rilancio del multilateralismo hanno caratterizzato l’apertura del “Dialogo Annuale di Politiche 2026 del Club di Madrid”. Davanti a una platea composta da ex capi di Stato e di governo delle principali democrazie mondiali, il Re di Spagna, Felipe VI, ha pronunciato un discorso di profondo spessore geopolitico, orientato a ridefinire le priorità dell’agenda globale in una fase storica che lo stesso sovrano non ha esitato a descrivere come caratterizzata da giorni “un po’ oscuri”. Al centro della riflessione del monarca vi è la stringente necessità di rinsaldare la cooperazione intergovernativa per arginare la pericolosa deriva verso la polarizzazione internazionale.

Nel quadro di un dibattito incentrato sulla governance e sulla tutela dei beni pubblici globali, il capo dello Stato ha tracciato una disamina dettagliata dei rischi sistemici che minacciano la stabilità dei sistemi democratici. Felipe VI ha denunciato con fermezza lo scenario di un “mondo frammentato”, nel quale la crescente divisione geopolitica rischia di paralizzare la capacità di risposta collettiva delle istituzioni internazionali. Secondo l’analisi del Re, le cancellerie globali si trovano oggi dinanzi a un cruciale bivio strategico, strette tra la necessità di potenziare i canali della diplomazia multilaterale e il rischio di cedere a “la tentazione di isolarsi” per perseguire miopi agende sovraniste e micro-nazionalismi.

Il sovrano ha voluto richiamare la prospettiva storica, ricordando come l’architettura delle relazioni internazionali del secondo dopoguerra fosse il risultato di un preciso impegno etico. L’ordine liberale e democratico, ha sottolineato il monarca, nacque attingendo a “grandi dosi di generosità e lungimiranza” e facendo tesoro della memoria dei drammatici conflitti mondiali del Novecento. Un patrimonio di regole e valori condivisi che, tuttavia, appare oggi fortemente incrinato dalla crisi delle organizzazioni transnazionali.

“Oggi quel cammino è di nuovo in discussione”, ha constatato con preoccupazione Felipe VI, evidenziando il progressivo logoramento della fiducia tra i partner globali.

Il fulcro del discorso si è poi spostato sul concetto di interdipendenza economica e politica. Se per decenni il legame di mutua necessità tra gli Stati è stato interpretato come un formidabile volano di stabilizzazione e integrazione, nell’attuale scenario internazionale esso viene paradossalmente percepito dalle opinioni pubbliche e dai governi come una pericolosa “vulnerabilità”. Ciononostante, il Re ha ribadito che le sfide cruciali del nostro tempo, dalla transizione ecologica alla sicurezza sanitaria, fino alla stabilità dei mercati finanziari, non possono trovare risposte confinate entro i limiti delle sovranità nazionali. Di fronte a tali emergenze, il monarca ha scandito con determinazione:

“La domanda non è più se cooperare. È come farlo”.

Nel condannare l’arretramento dei princìpi dello Stato di diritto, Felipe VI ha messo in guardia i leader presenti contro le derive tecnocratiche o autoritarie, stigmatizzando quei modelli politici che pretendono che “l’efficacia prevalga sulla legittimità; i risultati materiali sui diritti e sulle libertà; gli interessi individuali sulla dignità, sulla partecipazione democratica e sullo stato di diritto”.

L’intervento regio ha delineato la salvaguardia dei beni comuni globali non soltanto come un imperativo etico, bensì come un calcolo di pura razionalità politica ed economica. La prevenzione delle crisi repentine, ha spiegato il sovrano, comporta costi infinitamente inferiori rispetto alla gestione dei successivi collassi finanziari o ambientali. Con un definitivo e pragmatico monito, Felipe VI ha ricordato alla comunità internazionale che “agire oggi è meno pesante che pagare domani le conseguenze del disguido”, esortando i governi a una rinnovata azione collettiva per garantire la tenuta delle istituzioni democratiche globali.

Redazione Madrid

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