Svolta in FIGC: Giovanni Malagò eletto presidente. “Ora riforme, managerialità e autonomia dalla politica”

Malagó
Giovanni Malagó in una foto d'archivio del 2019. (ANSA)

Il neo presidente trionfa col 69% dei voti. Tra le priorità: il nodo del nuovo CT, la spinta sui giovani, il calcio femminile e la sfida infrastrutturale di Euro 2032.


MADRID. – Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Federcalcio. L’elezione ha sancito una vittoria netta, con il neo numero uno del calcio italiano che ha incassato il 69% delle preferenze, forte del sostegno compatto della Lega Pro (12%) e del peso decisivo della galassia dei dilettanti, che ha espresso per lui ben un terzo dei propri voti. “Come si fa a non essere contenti?”, ha commentato a caldo in conferenza stampa, visibilmente soddisfatto per un consenso così ampio.

Un approccio manageriale per un sistema ingessato

Le linee guida del mandato di Malagò puntano su un cambio di passo radicale e una forte impronta manageriale. “Bisogna compattare la squadra, hanno tutti una discreta personalità”, ha spiegato il presidente, indicando come priorità assoluta la necessità di sbloccare una situazione definita “ingessata” sia sul fronte degli uomini che del sistema.

Il primo banco di prova formale sarà il Consiglio federale, convocato per il prossimo 1° luglio come tappa obbligata da statuto. Un appuntamento chiave in cui si inizieranno a delineare le riforme più urgenti:

“Non è che ora si risolvono i problemi con una bacchetta magica. Serve la disponibilità di tutti a cambiare. Ho delle priorità chiarissime, altrimenti non si fa nulla.”

Il capitolo Nazionale e il “limbo” passaporti

Uno dei temi più caldi riguarda la panchina azzurra. Malagò ha spento sul nascere le indiscrezioni sui candidati alla guida della Nazionale: “Sul CT non ho parlato ancora con nessuno, da adesso in poi ci pensiamo”. L’identikit del commissario tecnico ideale è però già tracciato: dovrà essere una figura pronta a sposare a pieno la visione tecnica e innovativa della nuova governance.

Il rilancio del movimento passerà inevitabilmente dai giovani e da una profonda revisione delle norme del settore. Malagò ha sollevato con forza il problema dei calciatori con doppio passaporto, citando un dato indicativo: oltre il 40% dei giocatori dell’ultimo Mondiale non gioca nella nazionale del Paese in cui è nato. “Il limbo dei passaporti nel calcio è diventato inaccettabile”, ha tuonato il presidente.

Stadi per Euro 2032 e calcio femminile

Le sfide per la FIGC si giocano anche fuori dal campo. Sul fronte delle infrastrutture, il traguardo obbligato è l’Europeo del 2032. “Dobbiamo consegnare cinque stadi all’altezza della competizione, non possiamo assolutamente fare brutta figura”, ha ricordato Malagò.

Spazio anche alla crescita del calcio femminile, un movimento che sconta ancora un forte ritardo strutturale rispetto ai partner europei: con circa 45mila tesserate, l’Italia viaggia a meno della metà dei numeri registrati in Paesi simili, una carenza dovuta principalmente alla scarsità di ASD dedicate e di impianti idonei sul territorio.

Il dialogo con le istituzioni

Infine, Malagò ha voluto blindare l’indipendenza del pallone rispetto ai palazzi romani. “La politica deve rispettare lo sport. Difenderò strenuamente l’autonomia del nostro movimento”, ha dichiarato, pur confermando l’intenzione di avviare un confronto costruttivo con il Governo. I canali diplomatici sono già aperti: per venerdì è stato fissato un incontro ufficiale con il ministro per lo Sport, Andrea Abodi, per ridefinire i contorni di un rapporto istituzionale che Malagò punta a rendere solido ed efficace.

(Redazione)

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