L’influenza aviaria H5 raggiunge il remoto territorio australiano nell’Oceano Antartico. Scienziati sotto shock davanti a spiagge trasformate in cimiteri.
Un’immensa distesa di carcasse che ricopre le spiagge vulcaniche e selvagge, dove un tempo la vita proliferava incontaminata. Le immagini che arrivano dalle isole Heard e McDonald, un remoto territorio subantartico sotto la giurisdizione dell’Australia, raccontano un disastro ecologico senza precedenti. Più di 13.000 cuccioli di elefante marino sono stati uccisi da un ceppo altamente patogeno di influenza aviaria, che ha letteralmente decimato una delle più importanti colonie riproduttive della regione.
Una scoperta agghiacciante nel cuore dell’Oceano Antartico
La drammatica scoperta risale a una spedizione scientifica australiana condotta nell’ottobre del 2025, ma i cui risultati genetici e analisi di laboratorio sono stati completati e resi noti solo ora. Gli scienziati si sono trovati davanti a uno scenario apocalittico: migliaia di piccoli di elefante marino senza vita accumulati lungo le coste, insieme a centinaia di uccelli e pinguini.
I successivi test di laboratorio hanno confermato i timori peggiori: a causare la strage è stato il temibile e contagioso ceppo H5 dell’influenza aviaria. Si tratta della prima volta in assoluto che questo virus viene isolato e rilevato in uno dei territori esterni dell’Australia, a migliaia di chilometri di distanza dalla terraferma, dimostrando la spaventosa capacità di diffusione del patogeno anche negli ecosistemi più isolati del pianeta.
Un virus globale che minaccia la fauna subantartica
Negli ultimi anni, la variante altamente patogena del virus H5 ha causato la morte di milioni di uccelli selvatici e mammiferi marini in tutto il mondo, dal Sudamerica alle coste dell’Europa, ma la velocità con cui ha colpito la colonia di Heard e McDonald solleva enormi interrogativi sulla sopravvivenza delle specie antartiche.
Gli elefanti marini, che si radunano in fitte colonie sulle spiagge per riprodursi e allevare i piccoli, offrono purtroppo un terreno di trasmissione ideale per il virus. Gli scienziati monitorano ora con estrema apprensione le altre isole della regione, nel timore che l’epidemia possa estendersi e assestare un colpo fatale alla biodiversità dell’ecosistema polare.
(Redazione)
