Le imprese chiedono allo Stato di coprire i primi 15 giorni di congedo per frenare un impatto da 33 miliardi di euro, ma l’Esecutivo frena: “Sarebbe un passo indietro per i diritti sociali”
MADRID – L’impennata dei congedi per incapacità temporanea ha innescato un’accesa dialettica tra il tessuto produttivo e le istituzioni spagnole. Un vertice di oltre venti leader settoriali ha evidenziato come l’assenteismo non sia più una criticità aziendale. Al contrario, esso rappresenta una vera emergenza macroeconomica nazionale.
Durante il summit della CEOE, i portavoce hanno denunciato gravi colli di bottiglia organizzativi. Nel settore della ristorazione, l’assenza improvvisa di figure chiave compromette l’operatività del servizio. Di conseguenza, i leader aziendali concordano sul fatto che i livelli attuali minino la competitività del Paese.
La mobilitazione datoriale nasce dall’attuale ripartizione degli oneri finanziari. Per la malattia comune, la legge impone alle imprese il pagamento di retribuzione e contributi per i primi 15 giorni. La previdenza pubblica (Seguridad Social) interviene invece solo a partire dal sedicesimo giorno.
Le associazioni datoriali contestano questo modello poiché la maggior parte delle assenze dura meno di due settimane. L’impatto economico grava quindi quasi interamente sui bilanci societari. Nell’ultimo esercizio, i congedi hanno raggiunto il costo record di 33 miliardi di euro.
Le imprese hanno autofinanziato ben 17 miliardi di euro, mentre lo Stato ha coperto i restanti 16 miliardi. Per questo motivo, il presidente della CEOE, Antonio Garamendi, ha proposto di trasferire temporaneamente alla previdenza pubblica l’onere delle prime due settimane.
La patronale chiede anche l’esenzione fiscale per i contratti di sostituzione dei lavoratori in malattia. Secondo le imprese, lo Stato deve farsi carico dei costi finché la saturazione della sanità pubblica prolungherà i tempi di guarigione e di rilascio delle idoneità.
Il potere esecutivo, tramite i ministeri del Lavoro e della Previdenza Sociale, ha respinto categoricamente le rivendicazioni della CEOE. Il Governo ha bloccato la proposta di trasferire gli oneri finanziari delle prime due settimane allo Stato. Le autorità pubbliche qualificano questa misura come un inaccettabile arretramento dei diritti sociali acquisiti dai lavoratori. L’amministrazione esclude quindi qualsiasi assunzione diretta di questi costi specifici.
I ministeri competenti ribadiscono il principio di corresponsabilità delle imprese nella gestione della salute. Secondo la linea governativa, le aziende devono partecipare attivamente al mantenimento del benessere organizzativo. Lo Stato non intende sanare con risorse pubbliche le criticità lamentate dal settore privato.
L’Esecutivo difende l’attuale architettura del sistema assistenziale come argine a tutela della stabilità sociale. Anche i sindacati guardano con forte diffidenza alle proposte datoriali, temendo penalizzazioni per i lavoratori affetti da patologie reali. Le centrali sindacali invitano invece a riprendere il dialogo tramite i canali istituzionali dell’AENC.
Oltre al trasferimento dei costi, la CEOE richiede riforme strutturali per rendere più efficiente la sanità. Il pacchetto include il potenziamento dei medici ispettori dell’INSS e l’adeguamento dei loro livelli retributivi. Inoltre, si sollecita l’estensione delle competenze di controllo e di alta medica alle mutue private.
Ripartizione dei Costi dell'Assenteismo (Dati in Miliardi di €)
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│ Finanziamento a carico delle imprese │ 17 Mld € │
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│ Finanziamento a carico dello Stato │ 16 Mld € │
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│ Costo Totale per il Sistema Paese │ 33 Mld € │
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Il potere esecutivo, attraverso i ministeri competenti per il Lavoro e la Previdenza Sociale, ha respinto le rivendicazioni della CEOE, qualificando l’eventuale traslazione dei costi delle prime due settimane come una regressione dei diritti sociali acquisiti. L’amministrazione pubblica esclude l’assunzione diretta di tali oneri e ribadisce il principio di corresponsabilità delle imprese nella gestione della salute e del benessere organizzativo dei lavoratori.
La patronale propone anche di anticipare i controlli d’ufficio a tre, sei e nove mesi dall’inizio dell’assenza. Infine, le imprese chiedono l’esenzione contributiva per i congedi che superano i 365 giorni. Attualmente, questo obbligo finanziario può estendersi fino a 545 giorni consecutivi.
In mancanza di interventi legislativi, molte aziende stanno attivando strategie interne di mitigazione del rischio. La misura più diffusa è l’eliminazione dei complementi economici aziendali che garantivano il 100% dello stipendio in malattia. Le imprese sfruttano così una sentenza del Tribunale Supremo del giugno 2021.
Tale pronuncia legittima i controlli ispettivi privati e la sospensione delle integrazioni salariali in caso di anomalie. Alcuni settori chiedono persino di ripristinare il licenziamento per assenteismo oggettivo, abrogato dall’attuale esecutivo. Resta viva la proposta di migliorare gli ambienti di lavoro per ridurre le assenze psicologiche.
Redazione Madrid
