L’ONG denuncia un patto opaco con il Comando Sud per l’eliminazione del leader del Tren de Aragua e paventa il rischio di esecuzioni extragiudiziali
CARACAS – Provea, in seguito all’operazione militare aerea e terrestre dei giorni scorsi nello Stato Bolívar, ha denunciato la profonda crisi istituzionale che vive il Paese. Lo Stato di Bolívar è un’area segnata da criminalità transnazionale e miniere illegali. L’organizzazione non governativa Provea ha espresso una dura condanna contro l’amministrazione della presidente ad interim, Delcy Rodríguez. L’Esecutivo è accusato di aver abdicato alle proprie funzioni costituzionali, permettendo al Comando Sud degli Stati Uniti di operare sul territorio nazionale in condizioni di subordinazione e sotto un rigido segreto di Stato.
Provea non ha contestato la lotta alla criminalità organizzata, ma ha criticato la mancanza di trasparenza legale e il rischio di violazioni sistematiche del diritto alla vita. Attraverso un manifesto pubblico, l’organizzazione ha preteso risposte immediate.
“Esigiamo – ha scritto Provea – trasparenza sugli accordi che tutelano questa opzione, sul bilancio umano dell’operazione e garanzie che non si ripetano modelli di esecuzioni extragiudiziali che hanno luttuosamente colpito i settori vulnerabili del Paes”.
L’ONG ha sottolineato l’inalienabile “diritto di conoscere i termini esatti, la portata legale e i comandi responsabili” dell’operazione. Nonostante i segnali precoci di anomalie rilevati da Provea e le denunce delle comunità locali su movimenti anomali di truppe, il governo di Caracas ha mantenuto un assoluto silenzio amministrativo.
La smentita della narrativa ufficiale interna è arrivata direttamente dagli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha confermato il dispiegamento tattico e letale di un’unità del Comando Sud per colpire Héctor Rusthenford Guerrero Flores, detto “Niño Guerrero”, leader della megabanda Tren de Aragua.
“Sotto la mia direzione – ha affermato Trump -, il Comando Sud degli Stati Uniti ha sferrato un rapido e letalissimo attacco cinetico per giustiziare con successo Niño Guerrero, il famigerato leader del Tren de Aragua, una delle organizzazioni terroristiche più sanguinarie del pianeta Terra”.
Trump ha inoltre rivelato la piena intesa con Caracas, dichiarando che la missione “si è coordinata strettamente con i nostri amici in Venezuela, con i quali stiamo lavorando molto bene”. Di conseguenza, il Ministero della Comunicazione venezuelano ha dovuto ammettere la natura di una “operazione congiunta” basata sullo scambio di intelligence e tecnologie avanzate del Pentagono.
L’asse della denuncia di Provea si concentra sull’illegittimità di delegare la forza militare a una potenza straniera, configurando il caso come un potenziale crimine di Stato.
“Date le informazioni disponibili, questo fatto costituisce presumibilmente una violazione della sovranità territoriale e un’esecuzione extragiudiziale”.
Gli attivisti ricordano che la lotta al crimine non esenta lo Stato dal rispetto dei limiti costituzionali, avvertendo che l’uso della forza “non può tradursi, in nessuna circostanza, in esecuzioni extragiudiziali, detenzioni arbitrarie, torture o trattamenti crudeli contro persone estranee al conflitto”. Provea accusa Delcy Rodríguez di complicità e ammonisce che “la compiacenza dell’amministrazione attuale non può concedere carta bianca a nuove violazioni del Diritto Internazionale” e del “Diritto Internazionale dei Diritti Umani”.
Infine, l’ONG inserisce la crisi in un contesto strutturale, definendo la proliferazione criminale il “risultato di anni di abbandono statal” aggravato dal decreto sull’Arco Minero del 2016, che ha favorito opacità e illegalità. Provea ha quindi esortato la Defensoría del Pueblo (guidata da Eglée González) a riferire sulle azioni di tutela dei civili e ha trasmesso un esposto al procuratore generale Larry Devoe, esigendo un’indagine basata sul Protocollo di Minnesota. La conclusione dell’ONG è netta: la sicurezza dello Stato perde ogni valore se edificata sulla distruzione della Costituzione e della sovranità nazionale.
Redazione Caracas
