Fiera dell’editoria di Roma, scontro sul requisito antifascista per gli editori

Più Libri più Liberi 2021, la fiera del libro nella Nuvola a Roma Eur.

Chiesto agli editori partecipanti di sottoscrivere una dichiarazione con cui si afferma di “riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione italiana”. La Premier Meloni ha definito l’iniziativa una forma di censura e un tentativo di limitare il pluralismo delle idee.


MADRID.- Si accende il dibattito politico e culturale attorno alla prossima edizione di “Più libri più liberi”, la Fiera nazionale della piccola e media editoria in programma a Roma dal 4 all’8 dicembre. Al centro della polemica la decisione degli organizzatori di richiedere agli editori partecipanti la sottoscrizione di una dichiarazione con cui si afferma di “riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione italiana”.

La scelta, maturata dopo le controversie che avevano caratterizzato l’edizione dello scorso anno, ha provocato una dura reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha definito l’iniziativa una forma di censura e un tentativo di limitare il pluralismo delle idee.

La decisione della Fiera

La nuova clausola è stata introdotta dall’Associazione Italiana Editori nell’ambito del regolamento di partecipazione all’edizione 2026 della manifestazione. La misura arriva dopo le polemiche sorte nel 2025 per la presenza della casa editrice “Passaggio al Bosco”, contestata da numerosi autori e operatori culturali che ne denunciavano la vicinanza a contenuti riconducibili all’ideologia nazifascista.

Per evitare il ripetersi di analoghe tensioni, gli organizzatori hanno deciso di inserire nel modulo di adesione un richiamo esplicito ai valori antifascisti della Costituzione repubblicana.

La presidente della manifestazione, Annamaria Malato, ha difeso la scelta, spiegando che l’obiettivo è garantire una fiera nella quale tutti possano sentirsi rappresentati e rispettati. Pur confermando la validità dell’iniziativa, Malato ha annunciato ulteriori approfondimenti con il comitato di indirizzo della manifestazione.

L’intervento di Giorgia Meloni

La polemica è esplosa dopo un messaggio pubblicato dalla premier sui social.

“È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero. Sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano”, ha scritto Meloni.

La presidente del Consiglio ha definito la dichiarazione richiesta agli editori una sorta di “patentino antifascista”, sostenendo che dietro la lotta all’estremismo si nasconderebbe in realtà la volontà di escludere idee non riconducibili all’area culturale della sinistra.

“La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, si chiama banalmente censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica”, ha affermato.

Le reazioni della maggioranza

Le parole della premier hanno trovato sostegno all’interno della maggioranza.

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha parlato di “osservazioni centrate”, definendo anacronistica la richiesta di una professione di fede antifascista per partecipare a una manifestazione culturale.

Anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio è intervenuto nella discussione, osservando provocatoriamente che “il libro più importante per la nostra giustizia, cioè il Codice penale, reca la firma di Mussolini”, riferimento al Codice Rocco, adottato durante il periodo fascista e successivamente modificato e adattato all’ordinamento costituzionale repubblicano.

Più sfumata la posizione del vicepremier Antonio Tajani, che ha ribadito il proprio antifascismo ma ha invitato a evitare semplificazioni ideologiche: “Non si può dire che se uno la pensa diversamente è fascista”.

Le critiche delle opposizioni

Di segno opposto le reazioni delle opposizioni, che hanno difeso la scelta degli organizzatori.

Per il responsabile informazione e cultura del Partito Democratico, Sandro Ruotolo, non si tratta di un test ideologico ma di un richiamo ai principi fondativi della Repubblica democratica nata dalla Resistenza.

“L’antifascismo non è un’opinione tra le altre. È il fondamento costituzionale della nostra democrazia”, ha dichiarato.

Giuseppe Conte ha definito la vicenda una “polemica surreale”, accusando la premier di distogliere l’attenzione da questioni più rilevanti per il Paese. Ancora più duro Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi e Sinistra, secondo cui il disagio manifestato dalla presidente del Consiglio nei confronti del tema dell’antifascismo confermerebbe una persistente ambiguità culturale della destra italiana.

Un dibattito destinato a proseguire

La vicenda riapre un confronto mai sopito sul rapporto tra libertà di espressione, memoria storica e valori costituzionali. Da una parte chi considera legittimo chiedere l’adesione ai principi antifascisti sanciti dalla Costituzione; dall’altra chi ritiene che una simile richiesta possa trasformarsi in un criterio di selezione ideologica incompatibile con il pluralismo culturale.

A pochi mesi dall’apertura della Fiera, il dibattito appare destinato a proseguire, confermando come il tema dell’antifascismo continui a rappresentare uno dei terreni più sensibili del confronto politico e culturale italiano.

(Redazione)

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