Assegno Unico Universale, svolta per i lavoratori italiani all’estero

L'on. Fabio Porta.

Stop al requisito dei due anni di residenza in Italia. Riconosciuti anche i figli residenti in un altro Stato UE. Decisive le battaglie parlamentari di Fabio Porta coadiuvato da Toni Ricciardi e Christian di Sanzo.


MADRID.- L’approvazione della legge 50/2026 segna un cambiamento importante nella disciplina dell’Assegno Unico Universale (AUU) per i figli a carico, con effetti concreti per migliaia di lavoratori italiani ed europei che operano in Italia ma hanno legami familiari oltre confine. Al centro di questa svolta normativa c’è il lavoro parlamentare svolto negli ultimi anni dal deputato del Partito Democratico Fabio Porta, eletto nella circoscrizione America Meridionale, che, con il sostegno dei colleghi Pd Toni Ricciardi e Christian Di Sanzo, eletti rispettivamente nelle circoscrizioni Europa e America del Nord, ha più volte denunciato le distorsioni della normativa precedente e chiesto una riforma coerente con il diritto europeo.

Le modifiche alla normativa

Con il nuovo articolo 7-bis della legge di conversione del Decreto PNRR 2026 vengono eliminati due requisiti che avevano generato forti contestazioni:

Stop al requisito dei due anni di residenza in Italia

In passato, per ottenere l’AUU era necessario aver risieduto in Italia per almeno due anni, anche non continuativi, oppure avere un contratto di lavoro di durata almeno semestrale. Da aprile 2026, invece, il diritto all’assegno scatta già dal primo mese di attività lavorativa in Italia, a condizione di essere iscritti a una gestione previdenziale e in regola con i contributi.

Riconosciuti anche i figli residenti in un altro Stato UE

La nuova norma prevede espressamente che l’assegno possa essere riconosciuto anche per figli fiscalmente a carico residenti in un altro Paese dell’Unione europea. Cade così un vincolo che, di fatto, escludeva molte famiglie transnazionali.

Il ruolo di Fabio Porta

Fabio Porta e gli altri parlamentari del Partito Democratico eletti all’estero hanno rivendicato con forza il ruolo svolto dal loro partito, nel portare il tema all’attenzione del Parlamento e del Governo. “Queste modifiche confermano la fondatezza delle battaglie portate avanti in questi anni a tutela dei lavoratori italiani all’estero e dei nuclei familiari transnazionali”, ha dichiarato il deputato.

Porta è intervenuto ripetutamente con emendamenti e interrogazioni parlamentari, denunciando gli effetti penalizzanti della normativa originaria per quei contribuenti che lavorano, producono reddito e pagano imposte in Italia ma hanno figli residenti all’estero. In particolare, aveva evidenziato il contrasto tra le regole italiane e i principi europei sulla libera circolazione dei lavoratori e sull’esportabilità delle prestazioni familiari.

Già nel 2025, insieme ai colleghi PD Toni Ricciardi e Di Sanzo, aveva presentato un’interrogazione al Ministero del Lavoro richiamando il caso dei cosiddetti “non residenti Schumacker”: contribuenti che producono almeno il 75% del reddito in Italia e che, dopo l’introduzione dell’Assegno Unico, avevano perso le precedenti detrazioni per figli a carico senza ricevere misure compensative.

“Lo avevamo detto con chiarezza al Governo: si trattava di una norma ingiusta e discriminatoria”, ha sottolineato Porta, ricordando come le richieste dell’opposizione siano state ignorate fino all’apertura della procedura di infrazione da parte della Commissione europea.

La pressione dell’Unione europea

Le modifiche non nascono soltanto dal confronto politico interno. Nel 2024 la Commissione europea aveva deferito l’Italia alla Corte di giustizia dell’UE, contestando proprio i due requisiti ora aboliti: la residenza biennale e l’esclusione dei figli residenti all’estero.

Secondo Bruxelles, tali limitazioni violavano il principio di libera circolazione e la parità di trattamento tra cittadini europei.

Cosa cambia per le famiglie

Le nuove regole renderanno l’Assegno Unico più accessibile ai lavoratori mobili all’interno dell’UE. Un cittadino comunitario che si trasferisce in Italia per lavorare potrà ottenere l’assegno fin dal primo mese di attività, senza dover attendere due anni di residenza. Inoltre, potrà riceverlo anche se i figli vivono in un altro Stato membro.

Resta invece invariato il quadro per i cittadini extra UE, per i quali continuano a valere specifici requisiti di soggiorno. E rimane aperta, come sottolinea Porta, la questione del pieno ripristino delle detrazioni per figli a carico e dell’assegno al nucleo familiare per i contribuenti fiscalmente collegati all’Italia ma residenti fuori dall’Unione europea.

Una battaglia ancora aperta

Per il deputato democratico Porta, la riforma rappresenta un passo avanti significativo ma non conclusivo. “Continueremo a lavorare in Parlamento affinché nessun lavoratore italiano che contribuisce al sistema fiscale e previdenziale del nostro Paese venga discriminato in base alla residenza dei propri familiari”, ha dichiarato.

L’Assegno Unico, nato nel 2022 come misura universale di sostegno alle famiglie, viene così parzialmente ripensato alla luce della mobilità internazionale dei cittadini.

Un principio che avvicina il sistema italiano agli standard europei e riconosce meglio la realtà, sempre più diffusa, delle famiglie e dei lavoratori transnazionali.

(Redazione)

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