La stretta colpisce migliaia di venezuelani in attesa di regolarizzazione.Il governo cancella i visti umanitari e avvia lo screening Eurodac, ma dice no ai Cpr nei Paesi terzi.
MADRID – Venerdì 12 giugno segnerà una svolta per la politica migratoria in Spagna. Con l’entrata in vigore del nuovo Patto Europeo sulla Migrazione e l’Asilo, Madrid si appresta a ridisegnare da cima a fondo le proprie regole di accoglienza e regolarizzazione. Una stretta normativa che colpirà al cuore la comunità venezuelana, la più numerosa del Paese, lasciando in un limbo giuridico migliaia di richiedenti asilo ancora in attesa di una risposta.
La novità più drastica è l’addio definitivo alla residenza temporanea per motivi umanitari. Introdotto da Madrid nel 2018 per aggirare i complessi requisiti dello status di rifugiato, questo scudo speciale ha permesso a ben 240.000 venezuelani di vivere e lavorare legalmente in Spagna.
Da questo venerdì lo scenario cambia radicalmente: le domande in corso rischiano il rigetto, i permessi esistenti non saranno rinnovati e verranno bloccati i ricongiungimenti familiari. Il messaggio del Ministero dell’Interno è chiaro e suona come un ultimatum: chi è in attesa o possiede già il documento deve trovare subito un’altra via legale – come un contratto di lavoro – prima di scivolare nell’irregolarità.
Il piano europeo introduce anche una linea dura sui confini, pensata soprattutto per frenare gli sbarchi e gli ingressi irregolari. Per chi arriva via mare scatta un protocollo d’urgenza: la richiesta d’asilo dovrà essere esaminata in massimo 12 settimane. Durante questo periodo, i migranti saranno ospitati in centri dedicati; non saranno in stato di arresto, ma non avranno nemmeno il diritto di circolare liberamente sul territorio nazionale. In caso di esito negativo, il rimpatrio sarà immediato. L’iter sarà ancora più rapido per chi proviene da Paesi che storicamente ottengono meno del 20% di pareri favorevoli in Europa.
Tra i pilastri della riforma c’è anche un “triaggio” obbligatorio per identificare i migranti, registrarne le impronte e individuarne le fragilità sanitarie. A vigilare contro possibili abusi in questa fase sarà il Garante dei diritti umani spagnolo.
Essendo uno dei Paesi più esposti d’Europa, la Spagna è stata ufficialmente classificata come “Stato sotto pressione migratoria”. Questo status farà scattare il principio di solidarietà obbligatoria: gli altri partner dell’Unione dovranno sostenere Madrid accogliendo quote di migranti o inviando aiuti economici.
Se sul fronte interno la linea si fa rigida, sul piano geopolitico il governo spagnolo ha ribadito il suo fermo “no” alla creazione di centri di detenzione e rimpatrio fuori dai confini dell’Unione Europea, sollevando forti dubbi sulla loro legalità. La strategia di Madrid punterà invece sul potenziamento dei propri sistemi informatici e sul nuovo database europeo Eurodac, che d’ora in poi traccerà le impronte digitali di chiunque varchi illegalmente i confini comunitari.
Redazione Caracas
