L’Italia e l’IA: innovazione sì, ma sotto controllo umano

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Il governo vara la prima cornice organica sull’Intelligenza Artificiale. Il capitolo più delicato riguarda l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale da parte delle forze dell’ordine.


MADRID.- L’Italia compie un passo decisivo nella regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale. Con l’approvazione preliminare di due decreti legislativi attuativi dell’AI Act europeo, il Governo introduce quello che viene definito il primo quadro normativo organico in Europa dedicato all’utilizzo dell’IA nei settori pubblici più sensibili: sicurezza, istruzione, lavoro, giustizia e pubblica amministrazione.

Il principio che ispira l’intero impianto normativo è chiaro: l’Intelligenza Artificiale deve essere uno strumento al servizio della persona e non un sostituto della responsabilità umana. Una visione definita “antropocentrica”, che punta a coniugare innovazione tecnologica e tutela dei diritti fondamentali.

Sicurezza pubblica: l’IA come supporto, non come “poliziotto digitale”

Il capitolo più delicato riguarda l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale da parte delle forze dell’ordine.

Le nuove norme consentono l’impiego di sistemi di identificazione biometrica remota in tempo reale solo in circostanze eccezionali, come: minacce terroristiche o gravi rischi per la sicurezza pubblica, ricerca di latitanti, individuazione di persone scomparse e casi di tratta di esseri umani, sequestro o sfruttamento sessuale.

L’autorizzazione dovrà essere concessa dall’autorità giudiziaria e sarà limitata nel tempo e nello spazio, per un massimo di quindici giorni.

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha escluso qualsiasi scenario di sorveglianza generalizzata:

“Non ci sarà alcun Grande Fratello automatizzato. L’Intelligenza Artificiale è uno strumento di supporto e non un poliziotto automatizzato”.

Tra le principali garanzie previste ci sono il divieto di creare banche dati biometriche mediante raccolta massiva di immagini dal web, l’obbligo di supervisione umana qualificata, le valutazioni preventive di impatto sui diritti fondamentali, l’obbligo di tutela dei dati personali e sensibili e l’impossibilità di adottare decisioni esclusivamente automatizzate.

Anche il riconoscimento facciale a posteriori sarà consentito solo dopo la commissione di un reato e nel rispetto di rigide procedure di tracciabilità e conservazione dei dati.

Scuola e università: formare cittadini e professionisti dell’era dell’IA

Un altro pilastro della riforma riguarda il sistema educativo.

L’Intelligenza Artificiale entrerà progressivamente nei percorsi scolastici e universitari non solo come strumento didattico, ma anche come oggetto di studio critico.

Per sostenere questa trasformazione il Governo ha previsto uno stanziamento di 100 milioni di euro destinato principalmente alla formazione dei docenti.

L’obiettivo è sviluppare competenze che consentano di comprendere il funzionamento dei sistemi di IA, l’interpretazione degli output generati dagli algoritmi, i rischi legati alla cybersicurezza, gli aspetti etici e giuridici e le possibili forme di dipendenza digitale.

Secondo il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini: “L’IA ha un cervello algoritmico, ma a monte e a valle c’è sempre un’intelligenza naturale”.

Per garantire un utilizzo responsabile delle tecnologie verranno inoltre istituiti comitati tecnico-etici territoriali incaricati di supervisionare gli aspetti pedagogici e la protezione dei dati.

Lavoro: stop alle decisioni prese dagli algoritmi

Uno dei punti più innovativi riguarda il mondo del lavoro. I decreti stabiliscono che nessuna decisione relativa alle assunzioni, ai licenziamenti, alle sanzioni disciplinari, alle modifiche contrattuali e agli avanzamenti di carriera potrà essere adottata esclusivamente da un sistema automatizzato.

La decisione finale dovrà sempre essere presa da una persona fisica dotata di effettivo potere decisionale.

In caso contrario, il licenziamento sarà considerato nullo.

Inoltre, i lavoratori avranno diritto a ricevere una motivazione comprensibile e trasparente delle decisioni che li riguardano, rafforzando il principio di accountability algoritmica.

Nuovi reati e responsabilità per l’uso scorretto dell’IA

La riforma introduce anche importanti novità sul piano penale e civile.

Nel Codice Penale viene inserito il nuovo articolo 437-bis, che punisce l’omessa adozione di misure di sicurezza nei sistemi di IA ad alto rischio quando tali omissioni possano mettere in pericolo la vita delle persone, l’incolumità pubblica e la sicurezza dello Stato.

Le pene previste vanno da uno a dieci anni di reclusione nei casi più gravi.

Sul fronte civile, il legislatore introduce meccanismi innovativi per facilitare il risarcimento delle vittime nei seguenti casi: presunzione del nesso causale tra violazione normativa e danno, accesso alla documentazione tecnica dei sistemi, possibilità di agire direttamente contro l’assicurazione del responsabile, competenza territoriale presso il luogo di residenza del danneggiato.

L’obiettivo è ridurre il forte squilibrio informativo che spesso esiste tra chi sviluppa sistemi complessi di IA e chi subisce un danno derivante dal loro utilizzo.

Governance e controlli: chi vigilerà sull’IA

Il nuovo assetto istituzionale assegna ruoli specifici alle principali autorità nazionali.

Tra queste, l’Agenzia per l’Italia Digitale, che agirà come autorità di notifica e valutazione della conformità, l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, responsabile della vigilanza del mercato e punto di contatto con le istituzioni europee, la Banca d’Italia, la CONSOB e IVASS, che controlleranno i sistemi di IA ad alto rischio nei rispettivi settori.

Resta centrale anche il ruolo del Garante per la protezione dei dati personali per le applicazioni più sensibili, in particolare quelle legate alla biometria, alla giustizia e alla sicurezza.

Le critiche dell’opposizione

Non sono mancate le polemiche.

Il senatore Filippo Sensi ha definito il provvedimento un possibile passo verso uno “Stato di polizia distopico”, evocando scenari simili a quelli raccontati nel film Minority Report.

Secondo l’opposizione, l’introduzione di strumenti biometrici nelle attività preventive potrebbe aprire la strada a forme di controllo eccessive, nonostante le garanzie previste dal testo.

Una sfida europea tra innovazione e diritti

Con questi decreti l’Italia si candida a essere uno dei primi Paesi europei a tradurre concretamente i principi dell’AI Act in un sistema normativo nazionale.

La sfida sarà trovare un equilibrio tra due esigenze apparentemente opposte quella di sfruttare le opportunità offerte dall’Intelligenza Artificiale e quella di proteggere libertà individuali, privacy e responsabilità umana.

La scelta del Governo è chiara: l’IA può supportare decisioni, migliorare servizi pubblici e aumentare la competitività del Paese, ma non può diventare il soggetto che decide al posto dell’essere umano.

In altre parole, l’algoritmo può assistere. La responsabilità, invece, resta umana.

(Redazione)

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