Il Pd denuncia odio e disinformazione
MADRID.- Una campagna social lanciata da Fratelli d’Italia per promuovere il 2×1000 al partito ha acceso un duro scontro politico con il Partito Democratico e con l’europarlamentare Alessandro Zan, responsabile Diritti della segreteria nazionale dem, che più volte è venuto in Spagna e ha avuto incontri cordiali con la comunità.
Al centro della controversia alcune immagini pubblicate l’8 giugno sui canali social del partito guidato da Giorgia Meloni, nelle quali compare il volto di Zan associato a messaggi sull’educazione dei figli, sull’identità di genere e sulla famiglia.
La campagna invita i contribuenti a destinare il 2×1000 a Fratelli d’Italia indicando il codice “C12” nella dichiarazione dei redditi. In una delle grafiche si legge “Zan al Ministero per la Famiglia”, accompagnata dallo slogan: “Difendi il diritto di educare i tuoi figli senza interferenze ideologiche”. Un’altra immagine raffigura una scena davanti a una scuola con un bambino che afferma: “Mamma, a scuola mi hanno detto che posso decidere se essere maschio o femmina”. Una terza grafica mostra una donna spaventata nel letto con la scritta: “Se vuoi che rimanga un brutto sogno, scrivi C12”.
Secondo Fratelli d’Italia, la campagna intende richiamare l’attenzione sui temi dell’educazione, della famiglia e della libertà educativa dei genitori. Per Alessandro Zan, invece, si tratta di una comunicazione costruita attraverso “fake news, disinformazione e odio omofobo”.
L’europarlamentare del Pd ha denunciato pubblicamente la presenza di centinaia di commenti offensivi comparsi sotto il post. “Centinaia di insulti, odio e minacce di morte. E nessuna rimozione, nessuna presa di distanza”, ha dichiarato, accusando il partito della presidente del Consiglio di aver alimentato un clima ostile nei suoi confronti.
“Non siamo di fronte a un incidente, ma a una precisa strategia politica: inventare un nemico, alimentare paura e pregiudizi, trasformare una persona in un bersaglio per ottenere consenso”, ha aggiunto Zan, definendo l’operazione “odio politico nella sua forma più tossica”.
La vicenda ha provocato numerose reazioni nel Partito Democratico. Il capodelegazione del Pd al Parlamento europeo, Nicola Zingaretti, ha espresso piena solidarietà a Zan, sostenendo che “quando non si hanno risposte ai problemi reali delle persone si cercano nemici da indicare”. Sulla stessa linea l’eurodeputato Sandro Ruotolo, che ha chiesto a Fratelli d’Italia di ritirare il post, denunciando il clima di “insulti, odio e violenza verbale” generato dalla campagna.
Anche la vicepresidente della Commissione Scuola di Roma Capitale, Rachele Mussolini, pur non appartenendo al Pd, ha criticato l’iniziativa, definendo “inopportuno e inelegante” utilizzare una campagna per il 2×1000 per colpire personalmente un avversario politico. Mussolini ha invitato tutte le forze politiche a riportare il confronto sui contenuti e non sugli attacchi personali.
La polemica si inserisce in un contesto già particolarmente acceso sui temi dell’educazione sessuo-affettiva, dell’identità di genere e dei diritti delle persone LGBTQIA+. Solo pochi giorni prima, Zan aveva duramente contestato il disegno di legge promosso dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara sul consenso informato per i corsi di educazione sessuo-affettiva, accusando il governo di alimentare paure e stereotipi legati alla cosiddetta “ideologia gender”.
Al centro dello scontro resta anche la gestione dei contenuti pubblicati sui social network e la responsabilità politica rispetto ai commenti degli utenti. Per il Pd, la mancata moderazione di messaggi offensivi e minacciosi rappresenterebbe un elemento di particolare gravità. Fratelli d’Italia, dal canto suo, rivendica il diritto di portare avanti una battaglia politica e culturale sui temi della famiglia e dell’educazione.
La vicenda conferma come le questioni legate ai diritti civili e all’identità di genere continuino a rappresentare uno dei principali terreni di confronto tra maggioranza e opposizione, alimentando un dibattito che spesso supera il piano politico per trasformarsi in uno scontro fortemente ideologico e identitario.
(Redazione)
