La fragile tregua di aprile vacilla dopo il lancio di missili iraniani contro Israele e la successiva risposta militare israeliana. Il presidente degli Stati Uniti chiede la fine immediata delle ostilità e insiste sulla via diplomatica.
Il Medio Oriente è ripiombato in una fase di forte tensione dopo una nuova serie di attacchi incrociati tra Israele e Iran che rischiano di compromettere definitivamente la fragile tregua entrata in vigore lo scorso 8 aprile. Nelle ultime ore Teheran ha lanciato decine di missili balistici verso il territorio israeliano, provocando l’immediata reazione dello Stato ebraico con raid aerei contro obiettivi militari e infrastrutture strategiche in Iran.
Secondo fonti militari israeliane, circa trenta missili balistici sono stati lanciati dalla Repubblica islamica dalla serata di domenica. Agli attacchi si sono aggiunti anche due lanci provenienti dallo Yemen da parte dei ribelli Houthi, alleati di Teheran. Le sirene d’allarme hanno risuonato in numerose città israeliane, compresa Gerusalemme, costringendo migliaia di persone a rifugiarsi nei bunker.
Nonostante l’intensità degli attacchi, le autorità sanitarie israeliane non hanno segnalato vittime o feriti gravi grazie all’efficacia dei sistemi di difesa aerea, che avrebbero intercettato gran parte dei missili in arrivo.
La risposta di Israele
La reazione israeliana non si è fatta attendere. L’esercito ha annunciato di aver lanciato operazioni aeree contro diversi obiettivi militari iraniani utilizzando decine di velivoli.
Tra i bersagli colpiti figurano sistemi di difesa aerea e il complesso petrolchimico di Mahshahr, nel sud-ovest dell’Iran. Secondo Israele, l’impianto sarebbe coinvolto nella produzione di materiali utilizzati per la costruzione di missili balistici. Fonti iraniane hanno confermato che alcune strutture del sito hanno subito danni.
L’esercito israeliano sostiene che gli attacchi abbiano l’obiettivo di ridurre le capacità offensive di Teheran e impedire ulteriori lanci contro il territorio israeliano.
Parallelamente, Israele ha ribadito l’intenzione di intensificare le operazioni contro Hezbollah in Libano. Per il governo guidato da Benjamin Netanyahu, infatti, Iran, Hezbollah e Houthi rappresentano componenti di un’unica rete militare e politica ostile allo Stato ebraico.
Teheran rivendica gli attacchi
L’Iran ha confermato il lancio dei missili, definendolo una risposta agli attacchi israeliani contro propri siti militari e contro la periferia meridionale di Beirut, roccaforte di Hezbollah.
I Guardiani della Rivoluzione hanno dichiarato di aver colpito le basi aeree israeliane di Nevatim e Tel Nof, considerate tra le più importanti infrastrutture militari del Paese. Teheran ha descritto l’operazione come un “avvertimento” rivolto a Israele.
Sul fronte diplomatico, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha accusato Israele di compromettere gli sforzi negoziali in corso tra Teheran e Washington. Secondo il governo iraniano, gli eventi delle ultime ventiquattro ore rendono ancora più difficile il dialogo con gli Stati Uniti sul futuro delle relazioni bilaterali e sulle questioni regionali.
Il ruolo degli Houthi e il rischio di allargamento del conflitto
Ad aumentare la preoccupazione internazionale è il coinvolgimento sempre più diretto dei ribelli Houthi dello Yemen. Il gruppo ha rivendicato il lancio di missili contro obiettivi israeliani e ha annunciato il divieto di transito nel Mar Rosso per tutte le navi israeliane o dirette verso Israele.
La decisione rischia di avere conseguenze significative sul commercio internazionale e sulla sicurezza di una delle principali rotte marittime del mondo. Gli Houthi hanno inoltre minacciato nuove operazioni coordinate con altri alleati regionali dell’Iran.
L’estensione del confronto a più teatri di crisi alimenta i timori di una destabilizzazione ancora più ampia dell’intera regione mediorientale.
Trump cerca di fermare l’escalation
Al centro degli sforzi diplomatici resta il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che nelle ultime ore ha moltiplicato gli appelli alla moderazione.
Attraverso il social network Truth Social, Trump ha lanciato un messaggio diretto ai due contendenti: «Israele e Iran devono smettere immediatamente di sparare». Una presa di posizione che conferma la volontà della Casa Bianca di evitare un conflitto regionale su larga scala.
Ancora più significative le dichiarazioni rilasciate al Financial Times, nelle quali il presidente americano ha affermato che Benjamin Netanyahu non avrà altra scelta se non quella di accettare l’eventuale accordo che Washington riuscirà a negoziare con l’Iran.
Trump ha inoltre sottolineato che i recenti attacchi missilistici non modificheranno il suo obiettivo strategico: raggiungere un’intesa diplomatica con Teheran e ridurre il rischio di una guerra aperta in Medio Oriente.
Secondo indiscrezioni riportate dai media statunitensi e israeliani, il presidente avrebbe anche invitato direttamente Netanyahu a evitare una risposta militare sproporzionata che potrebbe compromettere definitivamente i negoziati.
Uno scenario ancora incerto
Nonostante gli appelli alla prudenza, il quadro resta estremamente fragile. Israele ha già annunciato nuovi piani operativi contro Hezbollah e contro altri obiettivi collegati all’Iran, mentre Teheran continua a ribadire il proprio diritto a rispondere agli attacchi subiti.
Le dichiarazioni dell’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, che ha accusato l’Iran di voler “incenerire America e Israele”, testimoniano inoltre le profonde divisioni presenti all’interno dell’amministrazione americana sull’approccio da adottare.
Per il momento, la diplomazia tenta di evitare che il confronto degeneri in una guerra regionale aperta. Tuttavia, dopo il nuovo scambio di missili e bombardamenti, la tregua di aprile appare più fragile che mai e il Medio Oriente si trova ancora una volta davanti a un equilibrio estremamente precario.
(Redazione)
