Scontro tra sindacati e Ministero, Fimmg pronta alla mobilitazione
MADRID.- La riforma della medicina del territorio si trova in una fase di preoccupante stallo. Nonostante l’arrivo del mese di giugno, manca ancora il tanto atteso accordo tra i sindacati dei medici di famiglia, il ministero della Salute e le Regioni. Il decreto, che ha l’obiettivo di riscrivere la sanità territoriale e popolare di camici bianchi le Case di comunità previste dal Pnrr, non è riuscito a sbloccarsi nemmeno dopo i numerosi incontri avvenuti a maggio, conclusi tutti senza alcuna “fumata bianca”.
I sindacati restano fortemente critici su diversi punti del testo, e la Fimmg – in stato di agitazione già da un mese – ha fissato per il prossimo 13 giugno una manifestazione a Roma, in un albergo della Capitale, che vedrà la partecipazione dei direttivi di tutte le province italiane. L’appuntamento servirà a misurare la temperatura della base e a fare il punto sul decreto.
I nodi della discordia: cosa non piace della riforma “Schillaci”
Sembra che l’attuale impianto della riforma “non convince nessuno”. La principale preoccupazione risiede nel rischio di una “collettivizzazione” della medicina generale. L’inserimento dei medici di famiglia all’interno di strutture rigide finirebbe per sottrarre tempo prezioso al dialogo con i pazienti, ostacolando la possibilità di conoscerli a fondo e di comprenderne le reali esigenze.
Sebbene il dibattito pubblico si sia spesso concentrato sul possibile scontro legato al passaggio dei medici dalla convenzione alla dipendenza, la fonte sindacale frena: “Non è questo il punto”. Vi è infatti la piena disponibilità a coprire un determinato monte ore nelle Case di comunità. Il vero problema, secondo i rappresentanti dei medici, è che questo decreto rischia di “deformare e non riformare”, trasformando il diritto del cittadino ad avere un medico di fiducia nella realtà di “una struttura con dentro dei medici che non conosce”. Sotto accusa anche l’illusione che il Fascicolo sanitario possa risolvere ogni criticità, azzerando di fatto il rapporto umano. Nel frattempo, il tempo stringe: il 30 giugno è la data entro cui le Case di comunità dovrebbero teoricamente partire a pieno regime.
Caccia a un compromesso: la posizione del Governo
Nonostante le distanze, i margini per tornare a parlarsi ufficialmente e trovare un giusto compromesso rimangono aperti. La partita è di vitale importanza per la politica e per il Governo, che ha continuato a lavorare sottotraccia. La premier Giorgia Meloni punta fermamente a vedere il Pnrr operativo al 100%, il che implica il pieno funzionamento delle Case e degli Ospedali di comunità per garantire una sanità più vicina ai cittadini.
Dal canto suo, il Ministero della Salute ha sempre dichiarato di lasciare la porta aperta, auspicando la presentazione di emendamenti da parte dei sindacati, pur ricordando che il decreto potrebbe anche correre da solo. Intervenendo al Festival dell’Economia di Trento, lo stesso ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha voluto richiamare l’attenzione sui dati di un’indagine relativi al rapporto con il territorio.
(Redazione)
