In tutta la Spagna è fondamentale il ruolo dei connazionali nel custodire identità, cultura e memoria – A ottant’anni dalla nascita della Repubblica, il messaggio che arriva dalle nostre comunità è chiaro: la cittadinanza non si misura soltanto in termini geografici.
MADRID.- Ottant’anni di Repubblica, migliaia di chilometri lontano dall’Italia, ma con lo stesso sentimento di appartenenza. Anche quest’anno il 2 giugno è stato celebrato in numerose città della Spagna grazie all’impegno della rete consolare, delle associazioni italiane e delle comunità di connazionali che, da Madrid a Barcellona, da Valencia ai territori meno popolosi, continuano a mantenere vivo il legame con il Paese d’origine.
La Festa della Repubblica rappresenta uno dei momenti più significativi della storia italiana. Il 2 giugno 1946, attraverso il referendum istituzionale, gli italiani scelsero di archiviare la monarchia e dare vita alla Repubblica. Fu anche la prima volta che le donne furono ammesse alle urne per una votazione nazionale. Una data, dunque, che continua a rappresentare i valori della democrazia, della partecipazione e della cittadinanza e che, ogni anno, viene celebrata non solo in Italia ma anche dalle comunità italiane presenti all’estero.
Tra le iniziative organizzate in Spagna, particolare rilievo ha assunto la commemorazione svolta a Logroño, nella comunità autonoma de La Rioja, dove il Consolato Onorario d’Italia per La Rioja e Navarra e l’associazione italo-riojana Due Passi hanno promosso un evento dedicato all’80° anniversario della nascita della Repubblica.
L’iniziativa, ospitata presso il Círculo Logroñés, ha visto la partecipazione del console d’Italia a Madrid, Giacomo Grandessa, e della delegata del Governo spagnolo nella Rioja, Beatriz Arraiz. Una presenza istituzionale che testimonia il valore delle relazioni tra Italia e Spagna e il ruolo crescente delle comunità italiane nei territori spagnoli.
La serata è stata accompagnata dalle esibizioni delle cantautrici italiane Gabriella Martinelli e Silvia Demita, protagoniste di un concerto che ha unito musica, cultura e identità nazionale in un clima di festa e condivisione.
Determinante il contributo dell’associazione Due Passi, guidata da Luciana Schiavarelli. Fondata a Logroño nel 2015, l’organizzazione si è distinta negli anni per la promozione della cultura italiana attraverso attività culturali, eventi, incontri e iniziative rivolte sia agli italiani residenti sia alla popolazione locale. Un lavoro spesso silenzioso ma fondamentale per mantenere vivo il patrimonio culturale italiano oltre i confini nazionali.

Negli ultimi anni la presenza italiana nel Paese iberico è cresciuta in maniera significativa, trasformando molte città spagnole in veri e propri punti di riferimento per migliaia di cittadini italiani. Una comunità dinamica, composta da professionisti, studenti, imprenditori, ricercatori e famiglie che contribuisce quotidianamente allo sviluppo economico e sociale dei territori in cui vive.
La celebrazione di Logroño rappresenta però soltanto uno dei tanti esempi di una mobilitazione che coinvolge tante comunità in Spagna e nel resto del mondo.
Proprio grazie all’impegno di queste comunità, il 2 giugno non si riduce a una semplice ricorrenza istituzionale, ma diventa un’occasione per riaffermare il valore dell’identità italiana all’estero. Le celebrazioni organizzate dai consolati, dalle associazioni culturali e dai cittadini rappresentano infatti un ponte tra il Paese d’origine e quello di accoglienza.
A ottant’anni dalla nascita della Repubblica, il messaggio che arriva dalle comunità italiane nel mondo è chiaro: la cittadinanza non si misura soltanto in termini geografici. Anche lontano dall’Italia, migliaia di connazionali continuano a sentirsi parte di una storia comune, custodendone la memoria e trasmettendone i valori alle nuove generazioni.
Le celebrazioni del 2 giugno confermano così il ruolo centrale della diaspora italiana come ambasciatrice della cultura, della lingua e dei principi democratici su cui si fonda la Repubblica. Un patrimonio che, ottant’anni dopo quel referendum del 1946, continua a vivere ben oltre i confini nazionali.
(Redazione)
