Utopia a Lugano: la memoria dell’emigrazione italiana continua a parlare al presente


Invitati dalle ACLI Svizzera, il consigliere CGIE e il Presidente del Com.It.Es di Madrid hanno presentato il docufilm che ricorda il naufragio del piroscafo Utopia durante il quale persero la vita 500 italiani


MADRID.- Il consigliere CGIE Pietro Mariani, regista e anima del progetto Utopia, ha presentato a Lugano il suo docufilm Utopia – Viaggi senza ritorno insieme ad Andrea Lazzari, presidente del Com.It.Es. di Madrid. I due sono stati invitati dalle ACLI Svizzera e dal loro presidente Giuseppe Rauseo nell’ambito di una giornata di formazione interna dedicata alla riflessione sul ruolo delle comunità italiane all’estero e sulle nuove sfide del sociale.

È stato un incontro intenso e partecipato, capace di mettere in luce quanto oggi le iniziative sociali e assistenziali abbiano bisogno non solo di idee e passione, ma anche di strumenti concreti come il crowdfunding, le reti territoriali e la collaborazione tra istituzioni, sponsor e comunità locali.

«Mi ha fatto davvero onore che Utopia sia stato presentato come buona pratica – ha scritto Pietro Mariani – e che abbia suscitato interesse e riconoscimento tra dirigenti e partecipanti. Un segnale che la memoria migratoria continua a parlare al presente».

Parole che assumono un significato particolare proprio in Svizzera, uno dei Paesi che più profondamente custodisce e condivide la storia dell’emigrazione italiana. Oltre 650.000 italiani vivono oggi nella Confederazione Elvetica, una presenza che rappresenta la seconda comunità italiana più numerosa d’Europa dopo quella della Germania. Nel solo Canton Ticino risiedono circa 120.000 connazionali e ogni giorno più di 80.000 lavoratori frontalieri attraversano il confine contribuendo in modo determinante alla vita economica e sociale del territorio.

Gli italiani in Svizzera conoscono bene il prezzo che l’emigrazione ha comportato. Conoscono il dolore delle partenze, le umiliazioni, le discriminazioni e i pregiudizi che per decenni hanno accompagnato chi lasciava il proprio Paese in cerca di una vita migliore. Sanno cosa significa essere guardati con sospetto, essere vittime di xenofobia, essere considerati cittadini di serie B soltanto perché stranieri.

 

 

Stereotipi e diffidenze che trasformavano ogni immigrato italiano in un potenziale delinquente e che oggi, tragicamente, ritornano contro chi fugge dalla guerra, dalla fame, dalla violenza e dalla disperazione, trovando spesso sulle nostre coste non accoglienza ma muri di paura e pregiudizi alimentati da interessi politici ed economici.

Per questo la memoria è così importante.

Ogni anno la comunità italiana ricorda la tragedia di Marcinelle, dove l’8 agosto 1956, nella miniera di Bois du Cazier, persero la vita 262 lavoratori, di cui 136 italiani. Un ricordo che non è soltanto commemorazione, ma un impegno morale affinché l’oblio non cancelli il sacrificio di uomini e donne che rappresentano ancora oggi il simbolo del dolore, della dignità e della determinazione degli emigranti italiani.

Grazie al lavoro di Pietro Mariani, del Com.It.Es. di Madrid e al sostegno del Ministero degli Affari Esteri, anche un’altra tragedia dimenticata è tornata finalmente a occupare il posto che merita nella nostra memoria collettiva.

È la storia del naufragio della nave Utopia.

Una vicenda rimasta per oltre un secolo ai margini della storia, quasi cancellata dal tempo. Il 17 marzo 1891, al largo delle coste di Gibilterra, il piroscafo affondò trascinando con sé 562 persone. Tra queste, circa 500 erano italiani partiti dai porti di Trieste, Messina, Napoli e Genova, spinti dalla speranza di sfuggire alla miseria e costruire un futuro migliore.

Quel giorno il mare inghiottì non soltanto vite umane, ma anche sogni, speranze e destini di intere famiglie. E negli anni successivi il silenzio che avvolse quella tragedia li fece naufragare una seconda volta, in un mare di indifferenza e dimenticanza.

Oggi, grazie a Utopia – Viaggi senza ritorno, quella storia è tornata a vivere. E, soprattutto, sarà impossibile dimenticarla ancora.

Durante la visita a Lugano, Pietro Mariani e Andrea Lazzari hanno avuto modo di incontrare e dialogare con Silvio Di Giulio, presidente del Com.It.Es. di Lugano, al quale hanno donato una copia del libro di Pina Mafodda che ha ispirato il docufilm.

 

 

Un confronto che ha offerto anche l’occasione per riflettere sul significato più profondo dell’identità italiana all’estero.

«Molti italiani in Svizzera sono oggi anche cittadini svizzeri, parte integrante del Paese – ha raccontato Mariani –. Alcuni, soprattutto di seconda generazione, nati e cresciuti qui, mi hanno confidato una frase che mi ha colpito profondamente: “Siamo stranieri nella patria in cui siamo nati e stranieri nella patria delle nostre origini familiari”».

Parole che racchiudono tutta la complessità dell’esperienza migratoria: identità multiple, radici che si intrecciano, appartenenze che convivono e si arricchiscono a vicenda. Un’Italia che continua a vivere dentro le persone anche quando la vita si svolge lontano dai suoi confini.

«E poi c’è il Ticino – prosegue Mariani – un luogo dove si parla italiano, dove tutto è scritto in italiano, dove la cultura italiana è parte integrante del paesaggio quotidiano. Passeggiare in una città svizzera che è, culturalmente, un pezzo d’Italia all’estero è stata per me, emigrato di lunga data, una sensazione intensa, quasi familiare. Un promemoria di quanto la nostra presenza nel mondo sia viva, creativa, capace di costruire ponti».

In Svizzera, in Spagna e in ogni angolo del pianeta in cui vivono comunità italiane, esiste la consapevolezza che in quelle donne e in quegli uomini partiti nel secolo scorso verso l’ignoto, spesso senza sapere se sarebbero mai tornati, si trova una parte essenziale della nostra identità nazionale.

È una storia di cui andare fieri.

La storia di un eroismo silenzioso e quotidiano. Di persone che hanno avuto il coraggio di inseguire un sogno, di non arrendersi alla povertà e alla rassegnazione, di cercare altrove opportunità che sembravano impossibili nella propria terra. Persone che, con sacrificio e dignità, hanno contribuito non soltanto a costruire una nuova vita per sé e per le proprie famiglie, ma anche alla rinascita e alla crescita dell’Italia.

Per questo il progetto realizzato con passione, determinazione e perseveranza da Pietro Mariani merita attenzione e sostegno. Perché raccontare queste storie significa custodire la memoria di chi ci ha preceduto e consegnarla alle nuove generazioni.

Un viaggio che continua e che farà tappa il prossimo 12 giugno a Barcellona, dove Utopia – Viaggi senza ritorno sarà nuovamente presentato al pubblico, portando ancora una volta alla luce una pagina fondamentale della nostra storia collettiva.

(Redazione)

Lascia un commento