Il 2 giugno visto da Madrid: la Repubblica degli Italiani all’estero


La Festa della Repubblica diventa occasione per interrogarsi sul significato di democrazia, rappresentanza e partecipazione della comunità italiana fuori dai confini nazionali


MADRID – “Per chi vive all’estero è una data che teniamo in calendario, forse più di quanto faremmo in Italia”. A pochi giorni dalla Festa della Repubblica, davanti alla Scuola italiana di Madrid abbiamo rivolto due domande semplici agli italiani residenti nella capitale spagnola: che cosa rappresentano oggi la Repubblica e la democrazia?

Le risposte raccontano un rapporto particolare con il 2 giugno: meno rituale, forse meno scontato e, proprio per questo, più identitario. Tra genitori, dipendenti della scuola, rappresentanti della comunità italiana e cittadini residenti da anni in Spagna, la Repubblica appare come una presenza lontana ma non dissolta: una ricorrenza che, fuori dall’Italia, diventa occasione di incontro, memoria e riconoscimento.

“La Repubblica come istituzione è sicuramente qualcosa di importante per noi italiani che viviamo qui a Madrid”, racconta un genitore davanti alla scuola. Vivere all’estero, spiega, porta spesso a guardare con occhi diversi alcune date del calendario. Il 2 giugno diventa, dunque, non solo una festa nazionale, ma un momento in cui ricordare ai figli, spesso cresciuti tra due lingue e due appartenenze, da dove viene una parte della loro storia.

Se sulla Festa della Repubblica prevale un sentimento di orgoglio e vicinanza simbolica, il tema della democrazia porta con sé riflessioni più articolate, soprattutto tra chi osserva l’Italia da lontano.

“Sono fiero della mia italianità, ma non dell’Italia politica che non mi rappresenta”, racconta Silvano, gestore di un locale italiano, vicino alla Scuola italiana di Madrid. Per lui, il 2 giugno resta comunque “una festa bella, che porta allegria nella comunità italiana di Madrid”, un momento capace di reunire i connazionali e rinsaldare un senso di appartenenza che all’estero tende persino a rafforzarsi. Più critico, invece, il suo sguardo sul rapporto tra cittadini e politica.

“La gente va a votare sempre meno”, osserva, leggendo nel calo della partecipazione un segnale di crescente disillusione. E alla parola democrazia risponde con amarezza:

“Dalla Spagna vediamo l’Italia col binocolo ed è qualcosa in cui non crediamo più come una volta”.

Vivere in un Paese monarchico porta inevitabilmente alcuni della comunità a interrogarsi anche sul confronto diretto tra i due sistemi. Un paragone che, per chi vive in Spagna, non si traduce sempre in una preferenza assoluta, ma spesso in una riflessione più pragmatica.

“Qua in Spagna stiamo bene con la monarchia”, racconta un dipendente della Scuola italiana, italo-spagnolo e residente da sempre nel Paese.

“La Repubblica qui non è andata bene, mentre sembrerebbe che per l’Italia funzioni. Quindi va bene così”, osserva, sottolineando come i sistemi istituzionali vadano letti anche alla luce della storia e del contesto nazionale.

Un punto di vista diverso emerge invece tra alcuni rappresentanti dell’associazionismo italiano all’estero.

“Viva la Repubblica, viva la democrazia e viva il rispetto di tutti e tutte!”, afferma Francesco Roncaglia, presidente di Italia Txiki, associazione culturale italiana nei Paesi Baschi. Per lui, il passaggio istituzionale del secondo dopoguerra resta ancora oggi un punto fermo:

“Sono contento che l’Italia sia una Repubblica e non una monarchia. È nata dopo la guerra su valori fondamentali”.

Una posizione condivisa anche da Giovanna Bittante, vicepresidentessa dell’associazione, che sottolinea il carattere inclusivo del modello repubblicano.

“Meglio una Repubblica che una monarchia, perché rappresenta il popolo e lo include maggiormente”, spiega, pur riconoscendo che alcune monarchie europee, come quelle nordiche, siano spesso percepite come più stabili.

Eppure, vivere all’estero non rende automaticamente il 2 giugno una ricorrenza più sentita.

“Qui non è un giorno festivo, si lavora”, osserva Bittante. “Allafine si viene presi da mille cose, e ricordarsi che in Italia è festa è già qualcosa”. Una percezione condivisa da Roncaglia, secondo cui il 25 aprile tende spesso a essere vissuto come una ricorrenza emotivamente più forte.

Se tra gli italiani incontrati davanti alla Scuola italiana prevalgono memoria, identità e sentimenti personali, tra chi rappresenta la comunità italiana in Spagna il 2 giugno diventa anche occasione per riflettere sul significato della partecipazione democratica e dell’appartenenza a una comunità nazionale vissuta spesso a distanza. Per Pietro Mariani, consigliere del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) a Madrid, il valore della Repubblica va oltre la semplice forma istituzionale dello Stato e richiama il concetto stesso di Res publica, la cosa pubblica.

“La Repubblica è patrimonio di tutti”, osserva con tono riflessivo. A quasi ottant’anni dal referendum del 1946, secondo Mariani, il significato più profondo del termine resta però parzialmente incompiuto:

“L’idea che ciò che è pubblico sia davvero di tutti, e non di pochi privilegiati, non è ancora del tutto chiara agli italiani”.

Una riflessione condivisa anche da Erik Zanon, attivo nella comunità italiana in Spagna, che lega il significato della Repubblica proprio all’idea di responsabilità collettiva.

“La Res publica non è mia, non è tua: è nostra”, osserva, sottolineando come il senso della partecipazione democratica passi oggi anche dalla capacità delle istituzioni, dell’associazionismo italiano all’estero e dei singoli individui di rappresentare una collettività pluralista, capace di riconoscersi nelle proprie differenze e di dare importanza alle minoranze, affinché possano sentirsi parte integrante della comunità, non come semplici presenze ma come parte attiva della vita comunitaria.

Su un piano più legato al senso di appartenenza si muove invece la riflessione di Andrea Lazzari, presidente del Com.It.Es. di Madrid, per il quale vivere all’estero rende alcune ricorrenze nazionali ancora più sentite. Per Lazzari, il 2 giugno rappresenta il momento in cui “l’Italia è diventata degli Italiani”, segnando il passaggio a una forma di rappresentanza nella quale ogni cittadino può riconoscersi. E se la Repubblica rappresenta appartenenza, la democrazia è soprattutto esercizio di convivenza.

“Deve restare uno spazio di dialogo, seppur difficile. È l’unica strada possibile contro guerre e discriminazioni”.

In Spagna, come in molti paesi dove vive una comunità italiana, il 2 giugno non appare soltanto come una celebrazione istituzionale. È anche una domanda aperta sul significato della cittadinanza, della rappresentanza e del sentirsi parte di una comunità nazionale che continua a esistere, anche quando la distanza geografica sembra renderla più sfocata.

Lorenzo Barbieri

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