Scontri nel cuore di La Paz tra fionde e lacrimogeni. I sindacati radicalizzano la protesta: «Non è più una questione salariale, il governo deve cadere».
CARACAS. – La Bolivia è sull’orlo del baratro. Quella che era nata come una protesta settoriale si è trasformata in una rivolta nazionale che punta a rovesciare il governo. Migliaia di minatori, con i caratteristici elmetti protettivi e armati di fionde e petardi, hanno marciato dalla città di El Alto fino al centro di La Paz, paralizzando completamente la capitale amministrativa e scontrandosi duramente con le forze dell’ordine.
Battaglia urbana nel centro storico
Le strade che portano al Palazzo del Governo sono diventate un campo di battaglia. I manifestanti hanno risposto alla polizia con il lancio di pietre e ordigni artigianali, mentre gli agenti hanno tentato di disperdere la folla con massicci lanci di gas lacrimogeni. L’odore acre della polvere da sparo e le continue esplosioni hanno segnato una giornata di estrema tensione, durante la quale almeno 24 punti di blocco hanno isolato la città dal resto del Paese.
La crisi economica morde il settore estrattivo
Alla base della rabbia dei minatori c’è una crisi economica senza precedenti. Il settore denuncia la mancanza cronica di carburante, esplosivi e, soprattutto, della valuta estera necessaria per le operazioni. Il governo di centrodestra guidato da Rodrigo Paz, al potere dallo scorso novembre, è accusato di aver ignorato le richieste di sussidi e di ampliamento delle aree minerarie. Con un’inflazione che ad aprile ha toccato il 14%, il potere d’acquisto della popolazione è crollato, alimentando il malcontento.
L’ultimatum dei sindacati: “Paz deve andarsene”
Il fronte della protesta si sta allargando rapidamente. Oltre ai minatori, sono scesi in piazza insegnanti, trasportatori e gruppi indigeni sotto l’egida della Centrale Operaia Boliviana (COB). Il leader sindacale Mario Argollo è stato categorico: «Le rivendicazioni di settore sono ormai superate. Ora il popolo chiede una sola cosa: le dimissioni del presidente». La minaccia di uno sciopero generale a oltranza rischia di far precipitare il Paese in una paralisi totale nelle prossime ore.
(Redazione)
