Hormuz, tregua armata: Trump sospende le scorte navali per testare la volontà di Teheran

(Immagine generata da intelligenza artificiale a scopo illustrativo)

Tensioni e spiragli nel Golfo. Il Presidente USA annuncia la sospensione temporanea del “Project Freedom” ma avverte: «Senza intesa pronti a bombardamenti mai visti».


NEW YORK. – Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, torna a dettare l’agenda della crisi in Medio Oriente con una serie di dichiarazioni che oscillano tra l’apertura diplomatica e l’ultimatum militare. In un clima di estrema incertezza, la Casa Bianca ha annunciato una breve pausa nelle operazioni nello Stretto di Hormuz, pur mantenendo una pressione altissima su Teheran.

La sospensione del “Project Freedom”

In un post pubblicato sul suo social Truth, Trump ha annunciato la sospensione temporanea del “Project Freedom”, l’operazione avviata lo scorso lunedì per scortare le centinaia di navi bloccate nel Golfo Persico. La decisione, presa su richiesta del Pakistan e di altri Paesi alleati, serve a verificare se “un accordo completo e definitivo” possa essere effettivamente finalizzato e firmato con i leader iraniani.

Nonostante i “grandi progressi” rivendicati dal tycoon, il blocco dei porti iraniani iniziato il 13 aprile resta pienamente in vigore.

“Troppo presto” per i negoziati faccia a faccia

Nonostante i segnali di movimento, Trump ha frenato l’entusiasmo su un possibile incontro diretto con la controparte iraniana. In una telefonata al New York Post, il Presidente ha dichiarato che è ancora “troppo presto” per pensare a trattative di pace faccia a faccia. «Penso che lo faremo, ma è lontano», ha precisato, prima di interrompere bruscamente la comunicazione per un appuntamento con i suoi generali.

L’ultimatum: accordo o bombardamenti

Il bastone e la carota restano la strategia principale dell’amministrazione statunitense. Trump ha chiarito che se l’Iran accetterà di rispettare i termini concordati, l’operazione “Epic Fury” avrà fine e lo Stretto di Hormuz sarà riaperto a tutti, inclusa Teheran.

Tuttavia, l’avvertimento finale non lascia spazio a interpretazioni: «Se non dovessero accettare, inizieranno i bombardamenti a un livello e con un’intensità molto più elevati rispetto a prima». La palla passa ora al governo iraniano, mentre il mondo osserva con il fiato sospeso il corridoio marittimo più strategico del pianeta.

(Redazione)

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