Il Presidente Pérez González annuncia una svolta storica per maggio, mentre il rallentamento dei prezzi ad aprile segna l’inizio di una nuova era post-crisi
CARACAS – Il Banco Central de Venezuela (BCV) ha recentemente pubblicato gli indicatori macroeconomici relativi al mese di aprile 2026, delineando uno scenario di progressiva stabilizzazione dei prezzi. Sebbene l’economia venezuelana permanga in un alveo inflazionistico complesso, i dati evidenziano una marcata decelerazione: l’incremento mensile dell’Indice Nazionale dei Prezzi al Consumo (INPC) si è attestato al 10,6%, segnando un netto miglioramento rispetto al picco del 32,6% registrato nel gennaio dello stesso anno.
Secondo l’istituto di emissione, tale tendenza è ascrivibile a una maggiore disponibilità di valuta estera sui mercati, fattore che ha agito da calmiere riducendo le pressioni svalutative sulla moneta nazionale. Nonostante il rallentamento congiunturale, il rigore della cronaca economica impone di sottolineare come l’inflazione accumulata nel primo quadrimestre sfiori il 90%, mantenendo inalterata la pressione sul potere d’acquisto delle famiglie, costrette a fronteggiare costi proibitivi per i beni di prima necessità.
Al centro del dibattito economico si pongono le dichiarazioni di Luis Alberto Pérez González, Presidente incaricato del Banco Central. Pérez González, riflettendo sulla mutata cornice politica seguita all’arresto di Nicolás Maduro, ha espresso una visione marcatamente ottimistica circa la resilienza del sistema paese. Il Governatore ha formalizzato una previsione di forte impatto per i mercati.
“Possiamo sperare che a partire da maggio – ha commentato – inizieremo ad avere un’inflazione a una sola cifra in questo paese”.
Se confermato, il ritorno a un’inflazione mensile inferiore al 10% rappresenterebbe un punto di svolta atteso da oltre un decennio. Pérez González ha delineato una strategia basata sul rafforzamento delle riserve e sulla gestione attiva del tasso di cambio, proiettando il Venezuela verso una fase di crescita strutturale: l’obiettivo dichiarato è quello di “configurare un decennio d’oro per l’andamento economico del paese”. Con un richiamo alla stabilità produttiva legata all’export petrolifero, ha concluso con assertività:
“Vedremo i frutti di ciò che si semina quest’anno”.
Nonostante il “sentiment” positivo dei vertici monetari, l’analisi del settore reale evidenzia una persistente asimmetria. Il sistema produttivo soffre di una cronica assenza di finanziamenti bancari e di una volatilità valutaria che deprime gli investimenti.
Recenti studi di settore indicano che circa il 78% delle nuove iniziative imprenditoriali versa in uno stato embrionale di fragilità finanziaria, con flussi di cassa insufficienti persino per la copertura degli oneri salariali. Si osserva, inoltre, un fenomeno di “imprenditoria di sussistenza”: la maggioranza delle startup non nasce da un’opportunità di mercato, bensì dalla carenza di occupazione formale.
Il Paese, oggi, si trova dinanzi a un bivio. Se da un lato il Banco Central confida nel superamento della fase acuta della crisi e in una ripresa alimentata dalle riforme monetarie, dall’altro gli economisti insistono nell’affermare che la microeconomia sconta ancora i postumi di anni di iperinflazione. La realizzazione del prospettato “decennio d’oro” dipenderà dalla capacità del sistema di trasformare la stabilizzazione dei prezzi in un reale accesso al credito e in uno sviluppo industriale duraturo.
Redazione Caracas
