Scontri intensi nella notte tra raid incrociati e vittime civili. Un sondaggio rivela: la maggioranza degli ucraini contraria a concessioni territoriali, mentre cala la fiducia negli alleati occidentali
Raid incrociati e guerra dei droni
La guerra tra Russia e Ucraina continua a essere segnata da una crescente intensità degli attacchi aerei, in particolare attraverso l’uso massiccio di droni. Nella notte, secondo l’aeronautica ucraina, Mosca ha lanciato 206 droni e un missile balistico Iskander-M in un attacco su larga scala che ha colpito almeno 22 località del Paese.
Le difese di Kiev avrebbero abbattuto o neutralizzato 172 velivoli, ma parte dei droni ha comunque raggiunto i propri obiettivi, mentre detriti sono caduti in diverse aree, causando danni e alimentando il rischio per la popolazione civile. Parallelamente, il ministero della Difesa russo ha riferito di aver intercettato 189 droni ucraini, segno di una guerra sempre più simmetrica sul piano tecnologico.
Vittime e città sotto pressione
Gli attacchi hanno avuto conseguenze dirette sulla popolazione. Nella città di Dnipro un raid ha causato almeno una vittima e diversi feriti, mentre un autobus è stato distrutto dalle fiamme. Situazione critica anche a Odessa, dove droni russi hanno ferito circa venti persone e danneggiato edifici residenziali.
Odessa, snodo strategico per le esportazioni ucraine, resta uno degli obiettivi principali degli attacchi russi, che puntano a colpire infrastrutture chiave e indebolire l’economia del Paese.
Kiev accelera sul fronte tecnologico
Di fronte alla pressione militare, l’Ucraina punta a rafforzare le proprie capacità offensive. Secondo fonti del ministero della Difesa, sono stati testati nuovi droni a corto raggio in grado di colpire obiettivi fino a 100-150 chilometri di distanza.
Questi sistemi, che dovrebbero essere presto schierati in prima linea, rappresentano una risposta diretta alla strategia russa e segnano un’ulteriore evoluzione del conflitto, sempre più dominato dalla guerra dei droni e dalla capacità di colpire in profondità.
Il nodo Donetsk e l’opinione pubblica
Sul piano politico, emerge un dato significativo dall’ultimo sondaggio condotto dall’Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev: il 57% degli ucraini considera inaccettabile cedere la regione del Donetsk alla Russia, anche in cambio di garanzie di sicurezza da parte di Stati Uniti ed Europa.
Solo il 36% si dice disposto ad accettare una simile concessione, mentre una quota residuale resta indecisa. Il dato evidenzia una società ancora largamente contraria a compromessi territoriali, nonostante la durata e i costi del conflitto.
Fiducia in calo verso Occidente
Il sondaggio mette in luce anche un altro elemento chiave: la crescente sfiducia verso il sostegno occidentale. Molti cittadini ucraini dubitano della capacità, in particolare degli Stati Uniti, di garantire protezione in caso di una nuova offensiva russa.
Questa erosione della fiducia potrebbe avere conseguenze rilevanti sul piano politico e sociale, indebolendo la coesione interna e rendendo più complessa la ricerca di una soluzione negoziale.
(Redazione)
