Oltre settemila delegati da tutto il Paese si riuniscono nella capitale federale. Al centro della protesta la demarcazione delle terre e lo stop ai minatori illegali.
CARACAS. – È ufficialmente iniziata a Brasilia la ventiduesima edizione dell’Acampamento Terra Livre (ATL), la più imponente mobilitazione indigena del Brasile e una delle maggiori a livello mondiale. Secondo i dati diffusi da Agência Brasil, quest’anno sono attesi nella capitale oltre 7.000 rappresentanti di centinaia di etnie diverse, pronti a trasformare il cuore politico del Paese in un grande laboratorio di resistenza culturale e politica.
Demarcazione e sicurezza: le sfide del 2026
Il tema centrale di questa edizione è la richiesta urgente di accelerare la demarcazione delle terre ancestrali, un processo che i leader indigeni considerano ancora troppo lento nonostante le promesse governative. Le comunità denunciano una crescente pressione sui loro territori dovuta alle attività estrattive illegali (il cosiddetto garimpo) e al disboscamento incontrollato, fenomeni che portano con sé violenza, inquinamento da mercurio nei fiumi e distruzione degli ecosistemi.
Una mobilitazione tra politica e cultura
Per un’intera settimana, la “Esplanada dos Ministérios” sarà animata da assemblee, marce e rituali tradizionali. L’obiettivo non è solo protestare, ma influenzare l’agenda politica in vista delle elezioni generali di ottobre. I popoli indigeni chiedono maggiori investimenti nella salute e nell’istruzione specifica, oltre a una protezione reale contro le invasioni dei cercatori d’oro che minacciano la sopravvivenza stessa di intere popolazioni, come i già duramente colpiti Yanomami.
L’evento si conferma dunque come il principale spazio di coordinamento per le popolazioni originarie, uniti nel ribadire che la difesa dell’Amazzonia e degli altri biomi brasiliani passa necessariamente attraverso il riconoscimento dei diritti di chi quelle terre le abita da millenni.
(Redazione)
