Raffica di raid russi su Zaporizhzhia e Donetsk, mentre Kiev colpisce un terminal petrolifero strategico sul Baltico. Il 31 marzo l’UE commemora l’anniversario del massacro di Bucha.
MADRID. – Non accenna a placarsi la violenza del conflitto in Ucraina. Nelle ultime 24 ore, una nuova ondata di attacchi russi ha colpito diverse regioni del Paese, lasciando dietro di sé un bilancio tragico: almeno sette morti e 17 feriti. Mentre il fronte terrestre resta incandescente, la guerra dei droni si sposta sempre più lontano dai confini contesi, raggiungendo obiettivi strategici nel cuore del territorio russo.
Pioggia di missili sulle regioni del Sud e dell’Est
Secondo le autorità locali e i dati riportati dal Kyiv Independent, la furia degli attacchi russi si è concentrata in particolare nell’oblast di Zaporizhzhia, dove il governatore Ivan Fedorov ha confermato l’uccisione di tre persone. Vittime civili si registrano anche nelle regioni di Dnipropetrovsk (due morti), Donetsk e Kherson. In quest’ultima area, le forze di Mosca hanno preso di mira ben 27 insediamenti, confermando una strategia di pressione costante sulle zone abitate vicine alla linea del fronte.
Esplosioni sono state segnalate anche a Bucha, nell’hòblast di Kiev, dove due agenti delle forze dell’ordine sono rimasti feriti. La città, simbolo delle atrocità del 2022, si prepara a ricevere la visita dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea il prossimo 31 marzo, in occasione del quarto anniversario del massacro.
Kiev colpisce al Nord: fiamme nel porto di Primorsk
La risposta ucraina è arrivata sotto forma di un massiccio attacco coordinato con veicoli aerei senza pilota. Per la prima volta con questa intensità, i droni di Kiev hanno colpito la regione di Leningrado, vicino al confine con la Finlandia. L’obiettivo è stato il porto di Primorsk, uno degli hub petroliferi più importanti del Mar Baltico, dove un incendio è divampato in un serbatoio di carburante.
Il Ministero della Difesa di Mosca ha dichiarato di aver abbattuto quasi 250 droni ucraini in una sola notte, definendo l’attacco come uno dei più vasti tentati finora. Colpire Primorsk ha un valore altamente simbolico ed economico: da qui transitano ogni anno circa 60 milioni di tonnellate di petrolio, i cui proventi sono considerati vitali per il finanziamento della macchina bellica russa.
Una guerra di logoramento e infrastrutture
L’attacco al porto russo segna un’ulteriore evoluzione del conflitto: l’Ucraina punta a colpire le entrate energetiche del Cremlino, spostando l’azione ben oltre il Donbass. Tuttavia, il prezzo pagato dalla popolazione civile ucraina resta altissimo, con le infrastrutture civili e i centri abitati che continuano a essere i bersagli principali della rappresaglia russa.
(Redazione)
