Cervello e IA: la mente elastica vince sui tecnici. Ecco perché la curiosità è la nuova competenza digitale

Schema del cervello che controlla i segnali micro-elettrici.
(ANSA)

Gli studi del programma europeo Mnesys rivelano: la plasticità neurale e l’apertura mentale battono le competenze tecniche nel dialogo con le macchine.


MADRID. – Non è una questione di codici o di pura logica matematica. Per dominare l’Intelligenza Artificiale serve una dote squisitamente umana: la curiosità. In occasione della Settimana del Cervello (16-22 marzo), i ricercatori di Mnesys — il più importante programma di ricerca in neuroscienze finanziato dal PNRR — hanno tracciato l’identikit della mente più adatta a collaborare con gli algoritmi. Il risultato è sorprendente: l’IA “premia” l’elasticità mentale e la creatività più della preparazione tecnica settoriale.

L’intelligenza ibrida: oltre lo strumento

L’interazione tra uomo e macchina sta dando vita a quella che gli esperti definiscono “intelligenza ibrida”. Come spiegato da Antonio Uccelli, coordinatore scientifico di Mnesys e ordinario di neurologia all’Università di Genova, il rapporto uomo-IA funziona meglio quando la coppia è “ben assortita” caratterialmente.

Chi possiede una mente aperta e curiosa non vede l’IA come un semplice software, ma come un partner cognitivo. Questa sinergia permette di potenziare le capacità del cervello umano, a patto che l’utente mantenga un ruolo attivo e non passivo.

Creatività e pensiero critico: il rischio dell’omologazione

Se da un lato l’IA generativa può agire come una “musa” capace di amplificare le idee, dall’altro esiste il rischio di un appiattimento del pensiero. Sergio Martinoia, docente di Bioingegneria, avverte: “Se accettiamo passivamente le soluzioni dell’IA, rischiamo di perdere la capacità di sviluppare visioni originali”.

Per evitare che la macchina riduca la diversità delle idee, sono fondamentali due pilastri:

  • L’intelligenza creativa: l’umano deve continuare a immaginare e interpretare, usando l’IA per esplorare più opzioni.

  • L’intelligenza critica: necessaria per conoscere i limiti della macchina, verificarne le fonti e decidere in autonomia se fidarsi o meno dei risultati prodotti.

Il primato dei filosofi e dei ricercatori

Un dato interessante emerso dagli studi di Mnesys riguarda l’intelligenza conversazionale. L’IA offre le migliori performance con chi sa formulare domande brillanti, esplorare ipotesi e seguire ragionamenti iterativi (il cosiddetto prompting).

“Queste caratteristiche sono tipiche di chi ha una formazione umanistica o di ricerca, come i filosofi”, osserva Enrico Castanini, presidente di Mnesys. Non è un caso che il programma abbia già prodotto oltre 1.600 studi sul sistema nervoso: la capacità dei ricercatori di guidare i supercalcolatori con senso critico ha permesso di analizzare quantità di dati prima inimmaginabili, dimostrando che il futuro della conoscenza risiede proprio in questo incontro tra bit e neuroni.

(Redazione)

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