Iran, nuovi bombardamenti e truppe Usa in arrivo: cresce il rischio di guerra regionale

(Immagine generata da intelligenza artificiale a scopo illustrativo)

Il presidente americano rivendica uno dei più potenti attacchi aerei nella regione. Teheran promette vendetta, mentre cresce il rischio di escalation e l’attenzione si concentra sullo Stretto di Hormuz.


NEW YORK. – La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran entra in una nuova fase con l’attacco americano all’isola di Kharg, uno dei nodi più importanti dell’export petrolifero iraniano nel Golfo Persico.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’operazione con un messaggio sulla piattaforma Truth Social. “Pochi istanti fa, su mio ordine, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha eseguito uno dei più potenti raid aerei nella storia del Medio Oriente, annientando totalmente ogni obiettivo militare nel fiore all’occhiello dell’Iran: l’isola di Kharg”, ha scritto.

Trump ha però precisato che le infrastrutture petrolifere non sono state distrutte, lasciando intendere che l’operazione è stata mirata esclusivamente contro obiettivi militari.

Il presidente americano ha inoltre sostenuto che l’Iran non sarebbe in grado di difendersi da ulteriori attacchi: “Non hanno la capacità di difendere nulla di ciò che vogliamo colpire”.

La linea dura di Washington

La Casa Bianca continua a mantenere una posizione estremamente dura nei confronti della Repubblica islamica. Trump ha ribadito che Teheran “non avrà mai un’arma nucleare” e ha invitato il regime a “deporre le armi e salvare ciò che resta del Paese”.

Il presidente ha accusato l’Iran di aver pianificato il controllo dell’intero Medio Oriente e la distruzione di Israele. “Quei piani ora sono morti”, ha affermato.

Nel frattempo il Pentagono sta rafforzando il dispositivo militare nella regione. Secondo fonti americane citate dall’emittente NBC, circa 5.000 marines e marinai sono in viaggio verso il Medio Oriente a bordo del gruppo anfibio guidato dalla nave d’assalto USS Tripoli. Le unità sono addestrate per missioni di crisi, evacuazioni e protezione delle ambasciate.

La risposta iraniana e la minaccia sullo Stretto di Hormuz

Da Teheran arrivano però segnali di sfida. Il nuovo leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei, succeduto al padre Ali dopo la sua uccisione nei primi giorni del conflitto, ha promesso vendetta e ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso.

La chiusura del passaggio marittimo – attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale – rappresenterebbe uno shock per i mercati energetici e per l’economia globale.

Il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Ali Larijani, ha accusato Trump di non comprendere la forza del popolo iraniano. “Il problema del presidente Trump è che non ha capito quanto il popolo iraniano sia forte, consapevole e determinato”, ha dichiarato durante una manifestazione a Teheran.

Tensione regionale e alleati pronti allo scontro

Il conflitto rischia inoltre di allargarsi ad altri attori della regione. Il leader di Hezbollah Naim Qassem ha dichiarato che il movimento sciita è pronto a una lunga guerra contro Israele. “Non temiamo la morte e siamo pronti alla battaglia”, ha affermato.

Nel frattempo l’esercito israeliano ha annunciato nuove ondate di attacchi contro obiettivi militari iraniani a Teheran, Shiraz e Ahvaz, compresi depositi sotterranei di missili balistici.

Sul fronte interno, i Guardiani della rivoluzione hanno avvertito che eventuali proteste contro il regime saranno represse con forza ancora maggiore rispetto a quelle registrate nei mesi scorsi.

Con l’intensificarsi dei bombardamenti e il dispiegamento di nuove truppe nella regione, la guerra appare destinata a proseguire, mentre cresce la preoccupazione internazionale per una possibile escalation che potrebbe coinvolgere l’intero Medio Oriente.

(Redazione)

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