Il presidente degli Stati Uniti alterna aperture e minacce mentre il conflitto entra nel decimo giorno. Il ministro iraniano Araghchi esclude negoziati e difende il ruolo di Teheran nello stretto di Hormuz
NEW YORK. -Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha inviato segnali contrastanti sull’evoluzione della guerra contro l’Iran. In un’intervista telefonica alla rete televisiva CBS News, il leader americano ha sostenuto che il conflitto sarebbe ormai in fase avanzata e vicino alla conclusione. “È molto avanzato, praticamente completato”, ha affermato, aggiungendo che Washington sarebbe “molto in anticipo sui tempi”.
Poche ore dopo, però, parlando con i giornalisti e con un gruppo di parlamentari repubblicani, Trump ha assunto toni più duri. Il presidente ha avvertito che gli Stati Uniti sono pronti a colpire l’Iran con forza se Teheran dovesse minacciare le forniture energetiche globali. “Li colpiremo così duramente che non sarà possibile recuperare quella parte del mondo”, ha dichiarato, precisando tuttavia che la guerra non finirà immediatamente ma “presto, molto presto”.
Le parole del presidente hanno avuto un effetto immediato sui mercati energetici. Dopo aver sfiorato i 120 dollari al barile, il prezzo del petrolio è sceso sotto i 90 dollari anche grazie alle indicazioni dei paesi del G7 sulla possibilità di intervenire per stabilizzare i prezzi.
La risposta di Teheran
Sul fronte opposto, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha respinto le dichiarazioni di Washington affermando che la Repubblica islamica è pronta a proseguire il conflitto senza limiti di tempo. In un’intervista all’emittente statunitense PBS News ha dichiarato che l’Iran continuerà i lanci di missili contro Stati Uniti e Israele “per tutto il tempo necessario e ogni volta che sarà necessario”.
Araghchi ha inoltre escluso la possibilità di negoziati con Washington, sostenendo che eventuali colloqui “non sono più all’ordine del giorno”. Il ministro ha anche respinto le accuse secondo cui Teheran starebbe ostacolando il traffico energetico globale attraverso lo strategico Stretto di Hormuz. “Non abbiamo chiuso lo stretto e non stiamo impedendo la navigazione”, ha affermato, attribuendo invece le difficoltà del traffico marittimo agli attacchi statunitensi e israeliani.
Un conflitto che coinvolge tutta la regione
Intanto il conflitto, entrato nel decimo giorno, continua ad allargarsi. Secondo Washington le forze statunitensi avrebbero effettuato circa 3.000 raid aerei contro obiettivi iraniani, mentre Teheran prosegue con attacchi missilistici e droni contro Israele e basi militari americane nella regione.
Le tensioni hanno quasi paralizzato il traffico navale nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, aumentando il rischio di una crisi energetica globale.
(Redazione)
