Russia-Ucraina, storico scambio di prigionieri: mille soldati tornano in libertà

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky posa per un selfie con i soldati di stanza a Kherson.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky posa per un selfie con i soldati di stanza a Kherson. (Ufficio stampa della Presidenza Ucraina).

Grazie alla mediazione internazionale e ai negoziati di Ginevra, 500 soldati per parte riabbracciano le proprie famiglie in una maxi-operazione umanitaria.


MADRID. – In un momento di estrema tensione internazionale, uno spiraglio di umanità arriva dal fronte orientale. Ucraina e Russia hanno avviato un massiccio scambio di prigionieri di guerra che coinvolgerà, nell’arco di appena 48 ore, un totale di mille soldati. L’operazione, frutto dei complessi accordi raggiunti durante i negoziati di Ginevra, rappresenta uno dei rilasci più significativi dall’inizio del conflitto.

L’annuncio di Zelensky e il ruolo dei mediatori

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato il ritorno in patria dei primi 200 prigionieri ucraini, celebrando il momento sui propri canali social come una vittoria per l’intero Paese. «Oggi 200 famiglie hanno ricevuto la notizia più attesa», ha dichiarato Zelensky, sottolineando come tra i reduci vi siano i difensori di Mariupol e soldati catturati nelle regioni di Donetsk, Luhansk, Kharkiv e Zaporizhzhia.

Il leader di Kiev ha espresso profonda gratitudine agli Stati Uniti per il supporto logistico e diplomatico nella realizzazione dello scambio, ribadendo l’impegno dell’Ucraina a non dimenticare nessuno dei propri connazionali ancora in mano russa.

La logistica dell’accordo: la conferma di Medinsky

Quasi contemporaneamente, il capo delegazione russa Vladimir Medinsky ha fornito i dettagli tecnici dell’operazione tramite Telegram. Secondo quanto pattuito in Svizzera, lo scambio si articola tra il 5 e il 6 marzo 2026 sulla base di una proporzione paritaria: 500 per 500.

Questo accordo “speculare” dimostra come, nonostante le ostilità proseguano su molti fronti, i canali di comunicazione per scopi umanitari restino, seppur faticosamente, aperti. L’impiego di mediatori internazionali e il coinvolgimento diretto di Washington e Ginevra sono stati determinanti per garantire il successo di una manovra così delicata, che riporta a casa membri delle Forze Armate, guardie di frontiera e appartenenti alla Guardia Nazionale.

(Redazione)

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