Dal simposio di Barcellona, il Presidente della VI Commissione lancia la proposta: “Meno nominati, più parlamentari eletti all’estero per una rappresentanza che conti davvero”.
BARCELLONA – I Seminari ACLI–EZA hanno riunito per quattro giorni esperti, rappresentanti istituzionali e operatori sociali da tutta Europa. Tra i protagonisti dell’ultima giornata, Pietro Mariani, consigliere del CGIE dal 2022 e presidente della VI Commissione, che da oltre vent’anni vive la rappresentanza degli italiani all’estero. Lo incontriamo al termine del suo intervento, accolto con grande interesse dai partecipanti.

– Pietro, il tuo intervento ha avuto un tono molto personale. Perché?
– Perché la mobilità non è un concetto astratto. In vent’anni di volontariato e rappresentanza ho incontrato centinaia di persone: chi non sapeva dove dormire, chi non capiva il sistema sanitario, chi aveva perso il lavoro, chi non riusciva a iscrivere i figli a scuola. La mobilità è fatta di volti, non di statistiche.
– Quali sono i problemi più urgenti emersi dal seminario?
– Le ACLI e EZA hanno messo in luce criticità che conosciamo bene: la frammentazione dei diritti dei lavoratori mobili, la difficoltà nel trasferire contributi e tutele, l’accesso diseguale ai servizi sanitari e soprattutto l’omologazione dei titoli di studio. Ho visto ingegneri costretti a lavori non qualificati, infermieri impossibilitati a esercitare, insegnanti bloccati da procedure interminabili. È uno spreco enorme di competenze europee.
– Hai citato anche la nuova legge sulla cittadinanza del 2025.
– Sì, perché introduce forti limitazioni alla trasmissione della cittadinanza da genitori a figli, soprattutto nelle famiglie miste. È una norma che rischia di creare disuguaglianze e di spezzare legami. La cittadinanza deve essere un ponte, non una barriera

– Nel tuo intervento hai lanciato una proposta di riforma del CGIE.
– Esatto. Da questo simposio ho voluto lanciare una mia proposta, maturata in questi anni come consigliere CGIE e come presidente della VI Commissione. Il CGIE oggi ha 43 eletti e 20 nominati dal Governo. È un equilibrio che appartiene al passato. La mia idea è semplice: ridurre i nominati da 20 a 8 e integrare i 12 parlamentari eletti all’estero. Chi rappresenta gli italiani nel mondo in Parlamento deve essere parte del luogo dove si costruiscono le politiche per gli italiani nel mondo. Questo rafforzerebbe la rappresentanza e migliorerebbe il coordinamento legislativo.
– Il seminario ha parlato anche di demografia e spopolamento.
– Sì, ed è un tema enorme. L’Italia si sta svuotando: territori che perdono popolazione, settori che non trovano competenze. Nel frattempo, centinaia di migliaia di italiani crescono professionalmente in Europa. La mobilità può diventare una risorsa, se costruiamo politiche di ritorno e circolarità. Non slogan, ma strumenti concreti.
– In chiusura, hai parlato di Europa 2030. Cosa intendi?
– Un’Europa in cui un cittadino italiano non debba più chiedersi se i suoi diritti lo seguiranno. Un’Europa in cui la mobilità sia un percorso naturale, non un salto nel vuoto. Un’Europa in cui nessuno resti ai margini della vita democratica italiana, della vita democratica del Paese di residenza e della vita democratica europea.
Redazione Madrid
