Iran–USA, tensione alle stelle: Trump valuta attacco mirato mentre proseguono i negoziati


Gli Stati Uniti puntano a completare entro metà marzo il dispiegamento di forze in Medio Oriente. Il presidente Donald Trump valuta un’azione militare mirata, mentre a Ginevra si registra qualche spiraglio sul dossier nucleare.


Rafforzamento militare e pressing politico

Il confronto tra Iran e Stati Uniti torna a farsi incandescente. Secondo il Washington Post, Washington intende completare entro metà marzo il dispiegamento di truppe e mezzi militari nella regione mediorientale, in vista di una possibile operazione contro Teheran.

L’amministrazione del presidente Donald Trump avrebbe discusso il dossier iraniano in una riunione nella Situation Room della Casa Bianca, segnale di una strategia che combina pressione diplomatica e deterrenza militare. Trump ha parlato apertamente di possibili “cose negative” in assenza di un accordo sul nucleare, lasciando intendere che la finestra negoziale potrebbe restringersi rapidamente.

L’ipotesi di un attacco limitato

Secondo il Wall Street Journal, il presidente starebbe valutando un primo attacco militare mirato contro siti governativi o installazioni militari iraniane. L’obiettivo sarebbe forzare Teheran a firmare un’intesa sul programma nucleare, evitando però – almeno in una prima fase – un conflitto su vasta scala che potrebbe innescare una rappresaglia regionale.

Le fonti citate dal quotidiano indicano che un’azione potrebbe avvenire in tempi brevi, qualora arrivasse il via libera politico. In caso di ulteriore rifiuto iraniano di limitare l’arricchimento dell’uranio, l’offensiva potrebbe ampliarsi.

Diplomazia ancora aperta

Nonostante il clima di forte tensione, un canale negoziale resta attivo. Il 17 febbraio a Ginevra si è svolto il secondo round di colloqui indiretti tra le parti, con la mediazione dell’Oman. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato di “progressi”, annunciando l’avvio di lavori su testi che potrebbero costituire la base di un possibile accordo.

Il confronto resta dunque sospeso tra diplomazia e minaccia militare. Le prossime settimane saranno decisive per capire se prevarrà la logica dell’intesa o quella dell’escalation.

(Redazione)

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