Tensione con Washington, minacce sullo Stretto di Hormuz e nuove esercitazioni con Russia e Cina: Teheran rilancia sul piano regionale mentre sul fronte interno annuncia il rilascio di centinaia di manifestanti.
NEW YORK. – Nuovo scambio di dichiarazioni al vetriolo tra Teheran e Washington. La Guida suprema iraniana, Ali Khamenei, si è rivolta direttamente al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, affermando: «Anche tu non riuscirai ad abbattere la Repubblica islamica».
Parole che arrivano in un momento di forte tensione diplomatica, con il dossier nucleare e il sistema delle sanzioni economiche ancora al centro del confronto. Teheran ribadisce la propria linea di resistenza alle pressioni occidentali, mentre Washington mantiene alta l’attenzione sulle attività regionali e militari iraniane.
Hormuz, la minaccia di chiusura
Sul piano strategico, l’Iran ha alzato ulteriormente i toni. Il comandante della marina delle Guardie rivoluzionarie, Alireza Tangsiri, ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz potrebbe essere chiuso «se necessario».
Si tratta di uno dei passaggi marittimi più cruciali al mondo: attraverso questo corridoio transita una quota significativa del petrolio globale. Un’eventuale chiusura avrebbe conseguenze immediate sui mercati energetici internazionali, facendo temere un’impennata dei prezzi e un’escalation militare nel Golfo Persico.
Manovre con Mosca e Pechino
Nello stesso scenario si inseriscono le esercitazioni navali congiunte “Maritime Security Belt 2026”, che vedono impegnate unità di Iran, Russia e Cina proprio nelle acque di Hormuz. Le manovre, attive dal 2019, puntano ufficialmente a rafforzare la sicurezza delle rotte commerciali, ma rappresentano anche un segnale politico: la volontà di consolidare un asse alternativo all’influenza occidentale e promuovere un ordine internazionale “multipolare”.
Segnali sul fronte interno
Intanto, sul piano domestico, la magistratura iraniana ha annunciato il rilascio di centinaia di manifestanti non coinvolti in episodi di violenza. Un gesto che potrebbe essere letto come un tentativo di alleggerire la pressione sociale, in un Paese che negli ultimi anni ha vissuto ripetute ondate di proteste legate a questioni economiche e civili.
L’Iran si muove dunque su un doppio binario: fermezza sul piano internazionale e gestione calibrata delle tensioni interne, in un equilibrio fragile che resta sotto osservazione globale.
(Redazione)
