Entro il 2030 l’UE punta a raddoppiare il recupero dei materiali: per l’Italia un dividendo da 82 miliardi
MADRID – L’Italia è un paese a due velocità. È quanto emerge dall’analisi del “Rapporto ENEA e Circular Economy Network (CEN) 2025”. Il paradosso è tutto italiano: bravi nel riciclo, cioè nella trasformazione degli “scarti” in ricchezza, ma tra gli ultimi della classe nell’approvvigionamento di materie prime. Il documento è stato presentato nel corso della “7ª Conferenza Nazionale sull’Economia Circolare”.
L’Italia, con un punteggio di 65,2, impressiona per la produttività delle risorse. Stando a quanto sottolinea il rapporto, il Paese riesce a ottenere in media 4,3 euro di Prodotto Interno Lordo per ogni chilogrammo di materiale consumato. È una prestazione di gran lunga superiore alla media dell’Unione Europea, 2,7 euro per chilogrammo; un dato che lo vede al secondo posto, dietro solo ai Paesi Bassi (70,6) e nettamente superiore alla Germania (60,6) e alla Francia (58,7). Anche il tasso di utilizzo circolare dei materiali, in Italia, è superiore alla media continentale: 20,8% per il Belpaese contro l’11,8% dell’Unione Europea.
Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica. Sebbene sia vero che l’Italia si annoveri tra le nazioni che maggiormente riescono a trarre profitto dagli “scarti”, lo è anche che il suo “tallone d’Achille” è la dipendenza dalle materie prime. Il Paese dipende per il 48% del suo fabbisogno dalle materie importate, mentre la media dell’Unione Europea è del 22%. Si tratta di un deficit strategico che ha importanti riflessi sulle casse dello Stato. Infatti, il costo delle importazioni è cresciuto del 34%, passando dai 424,2 miliardi di euro del 2019 ai 568,7 miliardi di euro del 2024. I materiali critici sono, appunto, le risorse più difficili da reperire. Mentre l’alluminio è riciclabile all’infinito, lo stesso non si può dire del rame o del fosforo, che presentano maggiori sfide nel recupero.
Stando sempre al rapporto, la speranza è posta tutta nel “Circular Economy Act”. Questo pacchetto normativo dell’Unione Europea si propone di raddoppiare la circolarità europea entro il 2030. Il “Circular Economy Act”, che dovrebbe entrare in vigore prossimamente, permetterebbe all’Italia di ridurre la dipendenza dai mercati esteri.
“Nell’attuale quadro di instabilità geopolitica e climatica – avverte Claudia Brunori, direttrice del Dipartimento Sostenibilità dell’ENEA – occorre limitare la nostra dipendenza dall’importazione di materiali”. Brunori ritiene “urgente implementare un sistema basato su eco-design e innovazione di prodotto”. Per Edo Ronchi, presidente della “Fondazione per lo sviluppo sostenibile”, gestire al meglio i rifiuti non è più sufficiente. È necessario anche puntare “sulla progettazione di prodotti durevoli, riparabili e riutilizzabili”. Se l’Italia riuscirà ad accelerare, otterrà un “dividendo” ambientale ed economico: un risparmio potenziale di 82,5 miliardi di euro.
Redazione Madrid
