Von der Leyen vola in Paraguay per la firma. L’intesa apre un mercato da 700 milioni di consumatori.
MADRID – Ventisei anni di negoziati estenuanti, lunghi rinvii e tensioni diplomatiche prima di arrivare a quello che pare sia il punto di svolta. Il Mercosur e l’Unione Europea sembra siano riusciti nella quadratura del cerchio. Salvo ripensamenti assai improbabili, il 12 gennaio la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, si recherà in Paraguay per firmare un accordo che sancirà la nascita della più grande area di libero scambio al mondo: un mercato con oltre 700 milioni di consumatori. L’ultimo ostacolo è stato superato con il cambio di rotta dell’Italia. Si tratta di un passaggio dal “no” al “sì” che garantisce la maggioranza qualificata in seno all’Unione Europea.
L’Italia, dopo uno snervante lavoro diplomatico, ha ottenuto le garanzie fondamentali: un pacchetto di concessioni, tra cui la cosiddetta “reciprocità normativa”. Ovvero, l’insieme di regole che, almeno nella teoria, dovrebbero evitare che sostanze bandite nell’UE arrivino attraverso prodotti importati. Bruxelles ha promesso un incremento dei controlli doganali.
“Accolgo con soddisfazione la decisione dell’Unione Europea di modificare, come richiesto dall’Italia – ha commentato la premier Giorgia Meloni, che ha rivendicato il successo dei negoziati – la proposta di nuovo quadro finanziario pluriennale per rendere disponibili, già dal 2028, ulteriori 45 miliardi di euro per la Politica agricola comune”.
L’impatto economico che deriverà dall’accordo, stando alle prime stime, sarà imponente. “Il trattato da solo – ha spiegato Maroš Šefčovič, Commissario al Commercio – aumenterà del 50% il nostro export verso l’area, oltre a garantire 344 indicazioni geografiche tipiche, impedendo le falsificazioni”.
L’UE ha introdotto nell’accordo clausole di salvaguardia. Queste, qualora il flusso di prodotti dovesse superare il 18%, permetteranno di bloccare le importazioni. Nonostante il pacchetto di concessioni che rivendica la premier, le associazioni di categoria non nascondono i loro dubbi. Per esempio, Confagricoltura bolla come insufficienti i provvedimenti sulla reciprocità. Più netta la posizione di Coldiretti, che esprime diffidenza nei confronti “dell’alta tecnocrazia di Bruxelles”.
Anche la politica è divisa. Il Partito Democratico parla di “effetto ottico”, mentre il Movimento 5 Stelle accusa il Governo di “svendere l’agricoltura italiana in cambio di un piatto di lenticchie”. La sinistra, in generale, si mostra contraria all’accordo nonostante tutti i benefici che rappresenta uno spazio di libero scambio enorme di fronte alla politica dei dazi rispolverata dal presidente americano Donald Trump. Christophe Hansen, Commissario all’Agricoltura, ha commentato che, in un’epoca di dazi e incertezze, l’intesa con il Mercosur “ha senso economicamente, ma anche geopoliticamente”. L’obiettivo, a suo giudizio, è duplice: da un lato si garantisce all’Europa l’accesso a materie prime critiche e, dall’altro, si conferma che l’UE è un “partner affidabile” su scala globale.
Redazione Madrid
