Sventata l’onta di un ritorno al passato


Di nuovo un “golpe” dopo 34 anni di democrazia – Solidarietà da tutto il mondo e condanna della sciagurata avventura – Da Roma messaggi di Cossiga, Andreotti, De Michelis e Craxi. Tutto il Paese accanto al Presidente Pérez – Il tragico bilancio della ribellione debellata


di GAETANO BAFILE

CARACAS (6 febbraio 1992). – Le raffiche, gli spari, gli scontri a fuoco fanno parte da tempo delle notti di Caracas, soprattutto nella capitale ma con dilagante violenza anche nei centri urbani della provincia, per cui ci si è fatta l’abitudine e il sonno della gente ne esce indenne.

Ecco perché la notte di lunedì scorso, benché le sparatorie fossero più intense e più possenti del consueto, sono stati in pochi a rendersi subito conto di quanto stava accadendo. Un po’ come l’alba che nel ’58 precedette il crollo della dittatura perezjimenista, quando le rose fatte esplodere nel cielo dai “vampiros” vennero scambiate lì per lì per una festosa piedigrotta d’Anno Nuovo.

Più tardi i colpi di mortaio, il movimento di carri armati tra La Carlota, La Casona e lungo l’avenida Urdaneta fino al Palazzo di Miraflores, mettevano a rumore tutti i telefoni e ciò che i “caraqueños”, gettati fuori dal letto, si andavano chiedendo tra l’incredulità e lo sbigottimento trovava drammatica risposta nell’apparizione del Capo dello Stato in televisione.

Con brevi parole, dette con profonda indignazione, il Presidente della Repubblica Carlos Andrés Pérez annunciava al Paese che era in corso un “golpe”, che si stava combattendo per debellarlo, che c’era stato lo sciagurato tentativo, fortunatamente sventato, di eliminarlo fisicamente, di assassinarlo. E, nella sua veste di capo supremo delle Forze Armate, ingiungeva agli insorti di deporre le armi, di arrendersi.

Appena poche ore prima, a Davos in Svizzera, al cospetto di un’assise alla quale erano intervenuti luminari dell’economia e qualificati imprenditori di ogni parte del mondo, il Presidente aveva recato il messaggio di un Venezuela sicuro e promettente, ottenendo da un complesso di importanti imprese straniere l’impegno di massima a investire in questo Paese dieci miliardi di dollari.

Nel mondo era immediata l’eco dell’insurrezione volta a stroncare la democrazia in Venezuela ed altrettanto immediate erano le manifestazioni di solidarietà da un continente all’altro, da Bush a Fidel Castro. Non poteva risultare più ampio e generoso l’appoggio del mondo libero al Presidente Pérez e al suo Governo. Il Presidente Bush ha definito Pérez “un grande leader democratico nell’emisfero occidentale”, opinione largamente condivisa all’estero.

A Roma il Governo, attento agli sviluppi delle drammatiche vicende venezuelane, esprimeva piena solidarietà al Presidente Pérez condannando il “golpe”. Messaggi di Cossiga, Andreotti, De Michelis partivano per Caracas. Bettino Craxi era tra i primi leader dell’Internazionale Socialista a far giungere un messaggio di solidarietà allo statista venezuelano, col quale il Presidente degli Stati Uniti, interrotto il sonno, si metteva in contatto telefonicamente.

E durante ore, durante la sanguinosa battaglia che le forze leali stavano conducendo, dalle sedi di maggiore rilevanza nel mondo continuavano a levarsi proteste contro l’antistorico attentato alla democrazia venezuelana.

Erano unanimi gli auspici per un ritorno alla normalità. L’intera America Latina, attraverso i suoi capi di Stato e figure prominenti di ogni settore; l’Organizzazione degli Stati Americani, la Comunità Economica Europea, esprimevano pieno appoggio al Presidente Carlos Andrés Pérez e severa condanna all’attentato contro la democrazia venezuelana.

A Caracas intanto, mentre si manteneva incerta la situazione a Maracay, a Valencia, a Maracaibo, dove era prigioniero dei sediziosi il governatore Oswaldo Álvarez Paz, esponenti politici e rappresentanti di istituzioni come la “CTV”, “Fedecámaras”, “Facur” assumevano posizione al lato del Presidente Pérez e contro gli insorti.

Era un po’ come rivivere – al di sopra delle fazioni e delle divergenze – lo “spirito del 23 Gennaio”, quello che spianò il cammino, negli anni successivi all’ignominiosa dittatura perezjimenista, al consolidamento della democrazia, al consolidamento di un sistema che, con tutte le sue carenze, gli uomini liberi preferiscono alla migliore delle dittature che, appunto per essere migliore, è ancora più ignominiosa, come ammonisce il ricordo non tanto lontano della tirannide di Pinochet.

Tra i primi ad accorrere a fianco di CAP era il segretario generale del maggior partito di opposizione, il socialcristiano Eduardo Fernández, e si avvicendavano sugli schermi della TV Teodoro Petkoff, Luis Piñerúa Ordaz, Freddy Muñoz, Humberto Celli ed altri.

“Siamo una Nazione civile e ripudiamo coloro che stanno cercando di porre fine all’ordine legale”, erano le parole di Eduardo Fernández.

All’alba di martedì il Presidente Pérez riappariva in televisione per annunciare alla Nazione che il disegno eversivo era fallito. Il Paese, che aveva vissuto le ore della paura, tirava un respiro di sollievo. Si allontanava così l’incubo, l’onta di un assurdo, anacronistico ritorno al passato.

Questa ancora giovane democrazia, tanto tribolata, tanto fragile forse soltanto nell’apparenza, messa a dura prova da crisi e sovvertimento di valori, dalla credibilità sempre più scarsa, purtroppo, nei politici, ha resistito. Ed ha resistito con un popolo che gli errori e gli illeciti, ai quali sempre è stato estraneo, mantengono entro la morsa di sofferenze e privazioni che non trovano alcuna giustificazione in una terra che, come il Venezuela, è provvida di risorse.

È di ciò che l’ex Presidente della Repubblica Caldera – forse in un momento e in una sede che richiedevano un diverso impegno, come ha rilevato il leader socialdemocratico Morales Bello – si è fatto interprete in piena e solenne seduta del Congresso. Il popolo ha fame, è vero, è tragicamente vero. Ma non è con i “golpes” che si riempie lo stomaco. Ben cosciente dell’indigenza imposta alle classi più sprovvedute del Venezuela e dell’America Latina, il Presidente Pérez, dalla solenne tribuna dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite……

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